Come tantissime altre cose nella vita.

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Come tantissime altre cose nella vita.
QUALUNQUISMO DIGITALE
Il predominio dell'urlo sui toni pacati del ragionamento e della discussione;
l'incapacità di ascolto;
la circolazione di contenuti semplici o banali che pretendono di affrontare temi complessi attraverso gli scarsi mezzi della ipersemplificazione...;
la spasmodica ricerca di conferme alle proprie opinioni (confuse con le proprie "ragioni");
l'altrettanto spasmodica ricerca di dati che confutino le opinioni dell'altro per schiacciarle e schiacciarlo;
la difficoltà di concentrarsi e di fermarsi a leggere un testo che superi le tre o quattro righe;
il desiderio di arrivare primi;
la tifoseria;
il rifiuto dei grovigli, dei sentieri intricati e degli gliommeri;
i tutorial su come si fanno i tutorial fatti da persone che non hanno mai fatto un tutorial;
il copia e incolla acritico;
il copia e incolla fatto senza citare le fonti;
il copia e incolla compulsivo e la condivisione priva di lettura previa;
il clickbaiting e il sensazionalismo;
la bulimia e il narcisismo;
l'oltraggio e l'offesa volgare e grossolana contro coloro che espongono argomenti che non si è in grado di controbattere;
la proliferazione rizomatica di bufale e fake news;
la smania di ottenere, moltiplicare e conteggiare consensi;
insomma,
questa fuga di massa
dal senso critico,
dalla problematicità
e dall'empatia;
questo volersi presentare
altri da ciò che si è
per perdere nella folla
il proprio senso
di responsabilità
e autonomia
mi fanno ogni giorno vacillare
e continuare a chiedere
cosa ci faccio qua
in tempi in cui è obiettivamente
difficile incontrarvi altrove
e nel frattempo ricado nel paradosso
di postare sul social par excellence
la critica al social par excellence
e mi confondo con questo
imperversante e crescente
qualunquismo digitale
tanto incosciente
da farmi stare male
...
_______________________
P.s. Aggiungo a questa lista di doglianze digitali la ricerca di frasi ad effetto che è di certo anche un mio difetto e il vizio dell'autoreferenzialità e della autocitazione:
https://aitanblog.wordpress.com/2020/11/11/qualunquismo-digitale/
📜VOCI DI ROMA 📜
LA BATTAGLIA DELLA SELVA ARSIA
"[...] Tarquinio, convinto che bisognava ricorrere alla guerra aperta, cominciò a girare per le città dell'Etruria implorando aiuto, rivolgendosi soprattutto ai Veienti e ai Tarquiniesi, pregandoli di non permettere che un compatriota, un consanguineo, ramingo, ridotto in miseria dopo aver posseduto un regno sì grande, perisse sotto i loro occhi coi suoi giovani figli.
[...] E così i due eserciti delle due città seguirono Tarquinio al fine di riconquistare il regno e di muovere guerra ai Romani. Giunti che furono all'agro romano, i consoli marciarono contro il nemico. Valerio guidava la fanteria disposta in quadrato; Bruto era andato innanzi in esplorazione con la cavalleria. Similmente in testa ai nemici avanzava la cavalleria; ne aveva il comando Arrunte Tarquinio, figlio del re; il re stesso seguiva con le schiere dei fanti. Quando Arrunte, grazie ai littori, ebbe individuato il console, riconoscendo Bruto, infiammato d'ira gridò: «Ecco l'uomo che ci ha banditi dalla patria. Eccolo che avanza tutto tronfio, fregiandosi delle nostre insegne. O dèi vendicatori dei re, assistetemi!». Spronato il cavallo si lanciò all'attacco proprio contro il console e Bruto s'accorse che l'attacco era diretto contro di lui; a quel tempo era un onore per i comandanti ingaggiare personalmente la battaglia; egli si espose quindi con ardore al combattimento e i due si affrontarono con tanta furia, l'uno e l'altro incuranti di coprire la propria persona pur di ferire il nemico, che, trafitti entrambi attraverso lo scudo dal colpo dell'avversario, stramazzarono morenti da cavallo rimanendo attaccati per le due aste.
Iniziò contemporaneamente da parte di tutti gli altri la battaglia equestre e poco dopo sopraggiunse anche la fanteria. Si combatté in quell'occasione con alterne vittorie e con quasi ugual successo; l'ala destra fu da entrambe le parti vittoriosa, la sinistra fu sconfitta. I Veienti, soliti ad essere battuti dai soldati romani, furono sbaragliati e messi in fuga; i Tarquiniesi, nemico nuovo, non soltanto resistettero, ma nel loro settore respinsero i Romani.
Dopo tale battaglia, sì grande terrore colse Tarquinio e gli Etruschi, che entrambi gli eserciti, il veiente e il tarquiniese, senza aspettare l'esito finale, di notte, si ritirarono ciascuno nella propria terra.
Nel silenzio della notte seguente una forte voce sarebbe risuonata dalla selva Arsia: fu creduta la voce di Silvano ed essa avrebbe detto questo: che nella battaglia gli Etruschi avevano avuto un morto in più, che la guerra era stata vinta dai Romani".
✍️ Tito Livio, Storia di Roma, II, 6-7 (traduzione a cura di Mario Scandola), BUR 2013.
(Nell'immagine: lastra ritrovata vicino a Perugia in una tomba etrusca, raffigurante due cavalieri e un uomo caduto).
La Giornata della Memoria come punto di partenza per un percorso di ricerca storica
«È più difficile onorare la memoria dei senza nome che non quella delle grandi personalità. Alla memoria dei senza nome è consacrata la costruzione storica»
Walter Benjamin
Ci piace pensare che “La giornata della Memoria” sia un sasso lanciato in uno specchio d’acqua. Come dal punto di caduta si propagano cerchi concentrici sempre più grandi che vanno a toccare tutte le sponde, nello stesso modo le riflessioni legate alla ricorrenza, portano non solo a comprendere meglio fatti ed eventi noti, ma anche alla nascita di domande inedite che generano nuovi percorsi di analisi ed esplorazioni di ambiti poco o per nulla conosciuti.
Molti sono i progetti che indagano questi aspetti, oggi vogliamo segnalarne un paio che tra i tanti emergono per complessità e completezza di ricerca.
Il primo è: “I luoghi del lavoro forzato e della deportazione durante la Seconda guerra mondiale”.
Lo studio si propone di fornire materiali e informazioni su un aspetto ancora troppo poco conosciuto delle vicende belliche durante l’occupazione nazista: luoghi e struttura organizzativa del lavoro forzato europeo. Imprescindibile tassello per comprendere la realtà se è vero, come è stato calcolato, che alla fine della guerra nel territorio del Reich si contavano oltre 8,5 milioni di lavoratori coatti.
Naturalmente viene posta particolare attenzione al fenomeno italiano, con le interessanti schede dell’area “Temi”, che restituiscono un quadro specifico del fenomeno del “lavoro coatto” nel periodo 1943-1945.
Il secondo suggerimento riguarda: "I campi fascisti: dalle guerre in Africa alla Repubblica di Salò" che approfondisce la ricerca sui centri d’internamento e di prigionia, utilizzati come pratica di repressione dallo Stato italiano nel periodo che va dalla presa del potere da parte di Benito Mussolini fino alla fine della seconda guerra mondiale.
In particolare ci si concentra sulla mappatura delle località di “prigionia” istituite in tutti i territori controllati dall’Italia, sia prima che dopo la nascita della Repubblica Sociale, arrivando a contarne ad oggi oltre 1100.
Sono stati individuati diverse tipologie di siti :
Campi di concentramento
Campi di lavoro coatto
Campi di transito
Località di confino
Località di internamento
Località di soggiorno obbligatorio
Carceri
Carceri militari
Campi per prigionieri di guerra P.G.
Campi P.G. Distaccamenti di lavoro
Campi provinciali RSI (Repubblica sociale italiana)
Istituto di Rieducazione per Minori
Manicomio Giudiziario
I diversi luoghi così identificati vengono documentati attraverso varie tipologie di fonti: documentazione originale, letteratura scientifica, testimonianze dirette, fotografie.
Se le nostre proposte vi hanno incuriosito, vi invitiamo come naturale completamento del percorso, a visitare il meta-portale “La Guerra in Italia 1943-1945. Guerra civile, occupazione, Resistenza”, progetto dell’Istituto Storico Germanico di Roma e dell’istituto Nazionale Ferruccio Parri, che unifica le possibilità di interrogazione su buona parte delle basi dati della Rete degli istituti per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea (ex INSMLI).
Prima di lasciarvi due consigli di lettura.
Il primo riguarda tre titoli interessanti: ”Il secolo dei campi” di Kotek Joël e Rigoulot Pierreche un’analisi del Novecento come secolo che ha conosciuto il male radicale dei campi di concentramento, di volta in volta strumenti di sterminio o di detenzione, utilizzati da regimi totalitari e tollerati da governi democratici. “Ragazzi nella Shoah” racconti, lettere e testimonianze di ragazzi che vanno dal 1938, anno delle leggi razziali, al 1945, curati per le edizioni Paoline da Luciana Tedesco. ” Auschwitz prima di Auschwitz” di Costantino Di Sante interessante disamina dell’evoluzione dei metodi di ricerca sugli ebrei deportati in Italia.
Il secondo è un invito digitale. Abbiamo preparato per voi sulla piattaforma MLOL Biblioteche Milano una piccola raccolta di e-book sull’argomento.
Che dire oltre? Buona lettura.
Eric Wesley at Fonti
Tre portali enciclopedici gratuiti (e sottoposti al vaglio di professionisti) per continuare a fare citazioni non richieste in queste ore senza Wikipedia: - https://t.co/SKJYA7JF45 - https://t.co/5fcP2efu49 - https://t.co/4zS75Kpeyc
— Useppe (@Useppe00) March 25, 2019
Onestà intellettuale
Io credo in una cosa chiamata “Onestà intellettuale”. Questo sintagma nominale può avere tantissime definizioni e sfumature differenti. L’onestà intellettuale può essere la coerenza tra ciò che si pensa e ciò che si fa, può significare non essere voltagabbana, può riferirsi al fatto di accettare le opinioni altrui benché differenti dalle proprie e, rispettarle, può avvenire quando dopo un film al cinema si resti seduto a leggere i titoli di coda rispettando il lavoro altrui... Tuttavia, il significato a me più caro è quello del rispetto delle fonti. Per me, onestà intellettuale è quando condivido una frase di qualcun altro e non la spaccio per mia, quando posto lo stralcio di un libro e ne riporto titolo ed autore o, quando, seppur non ne conosco l’autore, trovo una poesia su internet che mi piace e decido di metterla sul mio blog tra virgolette per far capire a chi dovesse leggerla che quella frase non è mia. Per me non ha alcun senso appropriarsi di qualcosa che ha scritto qualcun altro. Non vi è alcun merito se ti fanno i complimenti per qualcosa che non è farina del tuo sacco. A parer mio è come rubare. Ho deciso di condividere questo mio pensiero perché credo che quella di essere rispettosi delle fonti è una cosa molto importante. E’ la mia prof di letteratura inglese del terzo anno di università che mi ha fatto il dono di portarmi a riflettere su questo tema così delicato. Spero vivamente, che anch’io, come lei, trovi qualcuno che si fermi due minuti a leggere queste mie poche righe e, ci rifletta un po’. Per me sarebbe una vittoria se anche una sola persona, dopo aver letto quanto ho scritto, la prossima volta, prima di condividere qualcosa di qualcun altro, abbia questo tarlo in testa e si ricordi di me.
- Effe.
Tutto ciò che è intervenuto nella creazione della specie umana, non ha istituito alcuna "regalità" sulla terra, bensì dei culti manipolativi e illusori, delle tradizioni degenerative e violente. Non c'è niente di regale in specie superiori che ne creano un'altra per tenerla in catene a loro uso e consumo. Rettiliani, Annunaki solo tra le più citate, esseri con sapienza e tecnologia a noi inimmaginabile, totalmente privi di emozioni e di empatia.
L'uomo è il frutto di DNA generati da varie specie, la maggioranza purtroppo da specie di merda.
--- Testo originale dal sito di unoeditori:
Di fronte ad alcuni fatti o reperti della storia antica che non sembrano avere una spiegazione, in molti si sono convinti che nelle epoche passate sia avvenuto un contatto tra i nostri antenati e popolazioni extraterrestri. I sostenitori della teoria degli antichi astronauti – detta anche teoria del paleocontatto o paleoastronautica – stanno da tempo ricercando delle prove concrete attraverso i numerosi manufatti e le fonti letterarie di Sumeri, Egizi, civiltà precolombiane e amerindie e dall’India. Tra questi vi è Zecharia Sitchin, autore di numerosi libri che trattano la mitologia Sumera, la loro cosmologia e l’origine dell’essere umano come frutto di esperimenti di ibridazione genetica condotti dagli Annunaki.
Zecharia Sitchin nacque a Baku il 9 ottobre 1920. Conseguita la laurea in Storia dell’Economia presso l’Università di Londra, fece ritorno in Israele dove lavorò come giornalista e poi come editore. Fu allora che intraprese gli studi sulla scrittura cuneiforme.
Nei suoi libri, scritti in oltre quarant’anni di ricerca, Sitchin pone all’attenzione dei suoi lettori sulle incredibili somiglianze tra il testo della tradizione ebraica e i testi sumeri, e tra questi e la mitologia presente presso altre culture del mondo (da quella dell’Antico Egitto a quella greca, da quella cristiana sino a quella indiana e sudamericana).
L’intuizione del ricercatore è semplice ma sconvolgente al contempo: i racconti mitologici delle antiche popolazioni non sarebbero il frutto di una spiccata fantasia, ma una confusa e frammentaria memoria collettiva di fatti realmente accaduti.
Gli scritti di Sitchin rappresentano ancora oggi un benchmark per chiunque intenda trattare con un approccio “non accademico” aspetti relativi al tema delle antiche civiltà e delle loro divinità che «dal cielo portarono la regalità sulla terra», le divinità che il popolo dei Sumeri fece coincidere con il nome collettivo di Anunna.
Secondo l’autore, circa 445.000 anni fa gli Anunna sarebbero giunti sul nostro pianeta dai cieli e la loro storia sulla Terra sarebbe stata scandita per millenni secondo il loro conto del tempo. Prima che si abbattesse sul pianeta l’evento che oggi è a tutti noto come il Diluvio universale, queste divinità avrebbero istituito il loro potere regale sulla Terra. Poi, in seguito a diatribe interne causate da una condizione di sudditanza degli uni rispetto agli altri, avrebbero dato inizio, intorno al 300.000 a.C., a un processo di ibridazione per “creare l’essere umano” che li avrebbe sollevati definitivamente dalle fatiche del lavoro.
Dopo altre migliaia di anni, le divinità si sarebbero nuovamente e più volte scontrate tra loro e avrebbero generato figli e figlie con gli esseri, “gli uomini”, da loro stessi creati.
Se vuoi approfondire c'è l'articolo completo QUI.