L'ULTIMO RE DELLA MONTAGNA
Pochi giorni fa avrebbe compiuto 103 anni Sirio Corbari detto Silvio, comandante della banda partigiana che portava il suo nome. Su di lui, i suoi compagni e le sue imprese è stato raccontato di tutto, a volte anche con inesattezze. Corbari fa parte di quella rara categoria di persone che entrano nella leggenda ancor prima di morire. Nonostante fosse uno dei pochissimi che firmava le proprie azioni muovendosi a viso scoperto, la sua presenza era segnalata ovunque, sia dalle autorità che dal popolo, anche in più posti contemporaneamente. In tutte le azioni si diceva "È stato Corbari." Apparentemente introvabile e irraggiungibile, si faceva quasi a gara a chi l'avrebbe visto per primo. Chi diceva di averlo addirittura conosciuto riceveva anch'egli una sorta di ammirazione.
Morì a vent'anni a causa di un tradimento e di una serie di circostanze sfortunate, come spesso accadde a molti partigiani e partigiane. Ma il suo nome riecheggia ancora oggi tra i monti e le piazze romagnole, e come scrisse il poeta e partigiano Pino Bartoli:
Quando la prima sfoglia di sole spolvera d’oro tutta la campagna / il partigiano muore / Vicino a lui un popolo di contadini prega e bestemmia a testa bassa / Sopra di lui una banda d’assassini ride con la vergogna in faccia / Il sole che nasce da vita alla brezza / nudo come Cristo inchiodato in una treggia / passa per l’amica campagna / l’ultimo re della montagna.












