anch'io anch'io senza paura senza indugio mai!
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anch'io anch'io senza paura senza indugio mai!
L'ULTIMO RE DELLA MONTAGNA
Pochi giorni fa avrebbe compiuto 103 anni Sirio Corbari detto Silvio, comandante della banda partigiana che portava il suo nome. Su di lui, i suoi compagni e le sue imprese è stato raccontato di tutto, a volte anche con inesattezze. Corbari fa parte di quella rara categoria di persone che entrano nella leggenda ancor prima di morire. Nonostante fosse uno dei pochissimi che firmava le proprie azioni muovendosi a viso scoperto, la sua presenza era segnalata ovunque, sia dalle autorità che dal popolo, anche in più posti contemporaneamente. In tutte le azioni si diceva "È stato Corbari." Apparentemente introvabile e irraggiungibile, si faceva quasi a gara a chi l'avrebbe visto per primo. Chi diceva di averlo addirittura conosciuto riceveva anch'egli una sorta di ammirazione.
Morì a vent'anni a causa di un tradimento e di una serie di circostanze sfortunate, come spesso accadde a molti partigiani e partigiane. Ma il suo nome riecheggia ancora oggi tra i monti e le piazze romagnole, e come scrisse il poeta e partigiano Pino Bartoli:
Quando la prima sfoglia di sole spolvera d’oro tutta la campagna / il partigiano muore / Vicino a lui un popolo di contadini prega e bestemmia a testa bassa / Sopra di lui una banda d’assassini ride con la vergogna in faccia / Il sole che nasce da vita alla brezza / nudo come Cristo inchiodato in una treggia / passa per l’amica campagna / l’ultimo re della montagna.
Viva la libertà, viva la democrazia, viva la Costituzione Italiana! ❤️🤍💚
repetita iuvant
desdemdemocraticididestra
" La politica era, dalle nostre parti, un sentimento popolare. Non solo per i comunisti. Io parlo di questo, perché è questo che ho vissuto. Un democristiano emiliano potrebbe raccontare altrettanto dal suo punto di vista. E come tutte le cose sentimentali veniva vissuta con naturalezza e fino in fondo, contaminando vita, lavoro, amori e amicizie. Facevi parte non solo di un partito, ma anche di una comunità. Con proprie abitudini, consuetudini, ricorrenze e superstizioni. Con risultati anche confusi e un poco naif. Confesso che per me vendere l’Unità la domenica mattina era un modo per continuare la storia della Resistenza e delle lotte che mi avevano raccontato. Una storia che non si doveva mai fermare. Se poi incontravi la figlia di Laura, tanto meglio. Però anche un faccia a faccia con quelli di Lotta Comunista non era male in quell’ultimo scorcio degli anni Ottanta. Non male nemmeno oggi, quando me li ritrovo per strada ancora sorridenti e incravattati con il loro giornale in bianco e nero pieno di numeri. E di pensieri semplici e chiari. "
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Brano tratto dal racconto di Arturo Bertoldi Ho venduto anche l'Unità, raccolto in:
Storie di antifascismo senza retorica, a cura di Arturo Bertoldi e Max Collini, prefazione di Francesco Filippi, People editore, Busto Arsizio (VA), 2024¹, pp. 83-84.
La retorica resistenziale in Pompeo Colajanni ed Enrico Mattei
Dalla retorica di “Este” a quella di “Barbato” <490: due partigiani a confronto“«L’isola povera» degli apologeti dell’emigrazione, l’isola verso la quale la classe dirigente italiana ha appuntato [sic] l’indice accusatorio dei suoi «antropologi» e indirizzato i consigli filistei dei suoi «teorici neomaltusiani», è sfuggita, ormai definitivamente, alla rete di queste meschine definizioni. Da sotto…
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