Riascolto in audio libri già letti. È la mia presunta grande scoperta di questi giorni, o settimane - il tempo spianato di questo evanescente lockdown. Riprendo con Storytel, scoperto in quel sabato mattina di supposta socialità da evento semisportivo, in effetti in nulla o quasi sportivo, e in cui credo di non aver proferito parola, pur guardandomi in giro tutto il tempo. Mi era rimasto addosso A Perdifiato di Covacich, l’unico interessante nel pacchetto del mese di promo. Bella la paranoia lucida tranquilla di Dario Rensich, i piccoli intarsi pornografici con Agota, le maglie emotive sentimentali erotiche con la moglie, la fatica tecnica della corsa. Poi altre cose spiluccate, poi Sapiens di Harari. Poi ho cominciato con M. di Scurati. Scorro il catalogo di Storytel. La vista di una copertina mi mette una specie di minuta allegria. Ascolto. La voce narrante si sdoppia per i pezzi più brevi alla fine o all’inizio dei capitoli. Alcuni nel racconto pigliano forma più viva - Dumini per dirne una. Aspetto che escano i Vagabondi della Tokarczuk. come fosse una novità assoluta. Prendo a seguirla appena la pubblicano. Il dettaglio ossessivo osceno delle camere delle meraviglie, dei piccoli musei, l’aria vitrea delle sue descrizioni: ogni piega delle parole esce con maggiore e nuovo risalto. Ma nessuno ascolta o riascolta i libri letti? Non abbiamo un verbo adatto?