Un crocevia. Orte è un crocevia. Ci passano strade, autostrade, ferrovie: il Nord e il Sud Italia passano per Orte e si scambiano merci, informazioni, documenti, contratti, appuntamenti, e con ciò stesso tutti i desideri, le attese, il lavoro, la fatica, i destini che soggiacciono a queste cose. Movimenti in ogni direzione. Sempre movimenti: potete star certi che a Orte qualcosa, a ogni ora del giorno e della notte, si muove e passa, e talvolta si ferma anche, più o meno a lungo. Ci resta perfino, perché non c’è dubbio che Orte sia una bella tana in cui rifugiarsi e vivere. E comunque, qualcosa resta sempre anche di tutta quell’enorme miriade di cose e di persone che quotidianamente passa di qui senza fermarsi. Magari solo una scia, un’impressione, un euro di mancia al barista con sopra l’effige di qualche monumento o di qualche personalità di qualche altro Paese. A Orte, ciò che immancabilmente resta è il passare stesso, una costante movimentata e paradossale.
Cosa accade di solito nei crocevia? Cosa accade a Orte? Accadono anzitutto scelte: qualcuno ha scelto di andare da A a B per fare X, dove il centro grafico della X è Orte. A Orte ci trovi persone che hanno immaginato un viaggio, che si sono proposte delle mete, che hanno un bisogno da soddisfare altrove, che cercano qualcuno, che hanno un pacco da recapitare, che vanno a lavoro in altre città, che hanno finito di lavorare in altre città, che hanno un sacco di cose da fare assolutamente entro la giornata. I crocevia sono posti operosi. Dunque, a Orte ci trovi anche tante valige con dentro gli oggetti più disparati: il mondo è un posto da ridisporre continuamente, le tessere del mosaico vanno sempre spostate da qui a lì, e da lì a qui. A Orte il quadro non è mai finito e lo vedi cambiare a ogni istante.
Nei crocevia la cosa che accade di più è incontrarsi. Un viavai di gente, un sincretismo esistenziale. Nella strettoia dell’incrocio, dove un po’ si passa e un po’ si sosta, dove comunque si rallenta abbastanza per guardarsi e afferrare qualche parola, i destini si toccano, si annusano, si intuiscono e si immaginano. Un attimo dopo possono anche tornare a separarsi per sempre, ma è uno spettacolo così grandioso osservarne le traiettorie, vederle allontanarsi dal centro della X a velocità sempre maggiore, disperdersi nel mondo, che è tutto ciò che si assume ci sia oltre l’ultima curva dietro cui le possibilità si espandono alla stessa velocità dell’universo.