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CHE CAVOLO COMBINI? “Uno, nessuno, e centomila modi di cucinare le crucifere” Nei giorni passati vi ho chiesto se avevate familiarità con le #crucifere o #brassicaceae , ovvero la famiglia “floristica” di cui fanno parte i vari tipi di cavoli (bianco, rosso, viola, arancio ), la verza, i broccoli (baresi, romani) insomma tutti quelli che solo a guardarli crudi molti di voi scappano a gambe levate! In questo periodo io, invece mi diverto a trovare ricette sul webbe, a sperimentare ed unire sapori! Quanto fanno bene questi “vegetali” è ormai risaputo, il contenuto di #vitaminaC si può dire che è superiore alle stesse arance di cui siamo fanatici spremitori nel periodo invernale, e grazie alla stessa permette una facile assimilazione del ferro, altamente contenuto in queste verdure! Proprio l’altro giorno mi è capitata tra le mani la ricetta di Riccardo e Stefano ( @gnambox ) della #spiraltart , ovvero una torta salata composta da verdure messe a forma di spirale, appunto! La ricetta originale la trovate sul loro fantastico sito, alla sezione antipasti, io ho modificato qualcosina, ma perché il #kale proprio non sono riuscita a trovarlo, e perché avevo della #crescenza in scadenza, e quindi ho utilizzato questa ricetta come #svuotafrigo ! 🔺1 sfoglia integrale 🔺300 g crescenza 🔺5 cucchiai di @parmigianoreggiano 🔺2 carote 🔺5 foglie di cavolo viola 🔺sale, pepe e noce moscata 🔺olio evo Il mio invito è sempre quello di guardare oltre la #dieta , anche quando avete ospiti a casa e volete fare bella figura ma mangiando in modo sano, ma con gusto! #lanutrizioneèunacosaseria #tizianapersiconutrizionista #dottoressatizianapersico https://www.instagram.com/p/BpwnBjrgljJ/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=3g92qwe0wq40
Ipotiroidismo: limitare di molto le crucifere
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Ipotiroidismo: limitare di molto le crucifere
IN CASO DI IPOTIROIDISMO SI POSSONO MANGIARE LE CRUCIFERE?
L’ipotiroidismo è una condizione che si verifica quando la nostra tiroide non è in grado di sintetizzare gli ormoni tiroidei, t3 e t4 per cause differenti; infatti, si può parlare di ipotiroidismo sia quando le cause si ritrovano nell’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide non attivo o poco funzionante, oppure quando si soffre di tiroidite autoimmune, per cui le cellule della tiroide sono distrutte dal sistema immunitario, infine, quando la ghiandola tiroidea ha a disposizione un’inadeguata concentrazione di iodio da usare, per cui non riesce a sintetizzare gli ormoni tiroidei.
Fra gli alimenti di uso comune esistono anche delle sostanze, definite gozzigene, che non consentono la sintesi degli ormoni tiroidei, in quanto chelano lo iodio e non ne consentono l’utilizzo da parte dei tireociti; fra questi, le crucifere occupano un posto importante. A questa famiglia appartengono per lo più ortaggi invernali come il crescione, il ravanello, la rucola, i broccoli, il cavolfiore, il cavolo nero, il cavolo cappuccio, i cavoletti di Bruxelles e le verze.
I responsabili di questa azione chelante sono i glucosinolati, come la goitrina, i nitrili organici e gli ioni tiocianato; i glucosinolati sono attivati dall’enzima mirosinasi, enzima presente sia nelle cellule vegetali sia nei batteri che compongono la flora batterica dell’intestino umano, che li degrada e li trasforma nei suoi metaboliti gozzigeni, i più importanti dei quali sono quelli derivati dai glucosinolati progolina e indolilici.
Per questo motivo, nonostante gli apporti benefici di sulforafano che questi ortaggi riescono a fornirci, le crucifere nei pazienti affetti da ipotiroidismo dovrebbero essere limitate.
Magnesio e Potassio per combattere la tiroidite di Hashimoto
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Salute dei polmoni: scegliamo i cibi giusti I polmoni sono uno degli organi più importanti del nostro corpo. Lavorano 24 ore al giorno e ci consentono di respirare ossigeno, indispensabile per la nostra sopravvivenza.
Il mùgnolo: un ortaggio antico che ritorna attuale
Pubblichiamo oggi l’articolo della dottoressa Eugenia Capuano, Biologa Nutrizionista, sul mugnolo
Il mùgnolo (Brassica oleracea L.) è un ortaggio il cui consumo è circoscritto a limitate zone del Sud Italia e in Salento, mentre risulta quasi del tutto sconosciuto in altre zone della Puglia stessa. La motivazione di questa scarsa diffusione è principalmente imputabile alle caratteristiche commerciali delle infiorescenze eduli, che risultano di dimensioni ridotte rispetto ad altri ortaggi affini. Pertanto le scarse rese produttive, a fronte dei costi di gestione della coltura, hanno confinato l’uso di questo prodotto della tradizione secolare salentina principalmente al fabbisogno familiare.
In uno studio del 2005 è stata avanzata l’ipotesi che il mùgnulo possa essere in rapporti di parentela ancestrale con molte Brassicaceae oggi diffuse e largamente consumate. Questa ipotesi si basa sull'individuazione dell’Italia come centro di diversità genetica per diverse varietà di Brassica coltivate. Sempre nello stesso studio si è cercato di definire una posizione tassonomica del mùgnulo, posizionandolo nel sub-taxon B. oleracea var. italica.
Negli ultimi anni, tuttavia, un certo interesse nei confronti di questa coltura negletta pare essersi risvegliato, tanto che alcuni progetti di recupero e caratterizzazione di accessioni di mùgnulo sono stati finanziati dalla Regione Puglia.
Il mùgnolo condivide con altri ortaggi appartenenti al genere Brassica (come la rapa, il cavolo, il cavolfiore, il cavolo broccolo) numerose proprietà nutrizionali per via dell’apporto di vitamina C, amminoacidi essenziali, acido folico e sali minerali. Diversi studi indicano che tra i diversi prodotti di idrolisi di glucosinolati presenti nelle Brassicaceae — glucorafanina, gluconasturtiina e glucobrassicina — derivano molecole dall’attività anticarcinogenica e chemiopreventiva, tra cui anche l’indolo-3-carbinolo. Questo metabolita della glucobrassicina, di cui il mùgnulo sembra essere ricco, ha evidenziato effetti inibitori nei confronti del cancro al seno, all’ovario e al colon. Espleta la sua potente attività antitumorale intercettando le sostanze cancerogene prima che raggiungano il loro target. Inoltre l’indolo diminuisce l’attività dell’estradiolo, precursore degli estrogeni, il cui eccesso invece è implicato nei diversi tipi di tumore ormone-dipendente.
Più prosaicamente, il pregio che contraddistingue il mùgnolo è l’assenza, o comunque la contenuta emissione, di odori sgradevoli durante la cottura. Ciò lo rende forse anche più appetibile dei suoi consimili quando proposto ai bambini, notoriamente e atavicamente refrattari all’assunzione di ortaggi in genere. In attesa di ulteriori evidenze scientifiche si può ipotizzare nel mùgnulo una presenza maggiore di glucosinolati indolici, quali la glucobrassicina, rispetto ad altre forme glucosinolate dalla cui idrolisi si formano isotiocinati, veri responsabili del cattivo odore emesso in cottura.
Il consumo di Brassicaceae, e quindi anche del mùgnulo, è da preferirsi crudo o al massimo dopo pochi istanti di cottura. Notoriamente le alte temperature degradano soprattutto le molecole aromatiche e abbattono diverse proprietà nutrizionali dei prodotti.
A seguire si riporta una ricetta tipica del Salento, semplice, povera, ma molto gustosa e nutriente.
Tria con mùgnuli
La tria è una tipica tagliatella casereccia salentina, meglio nota per il suo impiego con i ceci.
Ingredienti per 4 persone
200 g di semola di grano duro
100 g di farina d’orzo
500 g di mùgnoli
1 spicchio d'aglio
pepe q.b.
olio extravergine di oliva q.b.
2 acciughe dissalate
Preparazione
La cottura del mùgnulo è fondamentale, sia per preservarne le caratteristiche nutrizionali sia per incontrare le esigenze culinarie del piatto. Vanno mondate esclusivamente le parti eccessivamente fibrose della base del corimbo e qualche fiore già sbocciato. Le foglie vanno assolutamente impiegate, sia per il loro sapore sia perché l’infiorescenza del mùgnulo è piccola e pertanto si cerca di recuperare il massimo possibile.
Normalmente, se si intende lessare un vegetale per estrarne elementi nutritivi e aromatici in soluzione, allora è preferibile disporre nella casseruola le verdure con acqua fredda e portare a ebollizione. Basti pensare al brodo vegetale. In questo caso, invece, dato che la lessatura ha il principale obiettivo di intenerire appena le verdure e abbattere eventuali cariche batteriche, queste vanno immerse in abbondante acqua salata già in ebollizione. Lessare per 3-4 minuti e scolare.
Nel frattempo si può preparare l’impasto, per il quale è spesso previsto l’impiego di farina di orzo per le sue proprietà igroscopiche, soprattutto nei periodi in cui c’è molta umidità atmosferica. Pertanto, la percentuale di farina d’orzo può anche aumentare o diminuire a piacere, a seconda delle condizioni climatiche. Se fare la pasta in casa non è possibile, in alternativa si possono acquistare in molti negozi le cosiddette «sagne ‘ncannulate leccesi» che sostituiscono egregiamente le trie.
Intanto, in una padella mettere due cucchiai di olio, uno spicchio d’aglio e un paio di acciughe. Quando queste saranno sciolte rimuovere l’aglio e saltare nell’olio aromatizzato i mùgnoli precedentemente lessati e ben scolati. Un paio di minuti saranno sufficienti. Non è possibile lessare insieme verdure e pasta, come spesso avviene in altre ricette, perché i tempi di cottura sono differenti e per quanto già detto sopra sulla cottura prolungata delle Brassicaceae.
Dopo aver lessato la pasta saltare il tutto insieme ai mùgnoli, impiattare e condire con un filo d’olio crudo e una spolverata di pepe macinato fresco.
Dottoressa Eugenia Capuano
Fonti:
Laghetti G, et al. — “Mugnoli”: a Neglected Race of Brassica oleracea L. from Salento (Italy) — Gen Res Crop Evol 52: 635–639
Mùgnuli, BiodiverSO
Stoewsand GS, — Bioactive organosulfur phytochemicals in Brassica oleracea vegetables--a review — Food Chem Toxicol Jun;33(6):537-43
Brandi G, et al. — Mechanisms of action and antiproliferative properties of Brassica oleracea juice in human breast cancer Cell Lines — J Nutr 135 (6):1503-1509
Faust D, et al. — The Brassica-derived phytochemical indolo[3,2-b]carbazole protects against oxidative DNA damage by aryl hydrocarbon receptor activation — Arch Toxicol. 10.1007/s00204-016-1672-4
Il sulforafano e le sue proprietà
Pubblichiamo oggi l’articolo della dottoressa Mariagrazia Apice, Biologo Nutrizionista, sulle proprietà del sulforafano
I numerosi studi sperimentali che abbiamo oggi a disposizione dimostrano ampiamente che la nutrizione gioca un ruolo importante nella comparsa di molti tumori: gli alimenti, oltre a contenere numerose sostanze ad azione cancerogena, ne possiedono altrettante in grado di svolgere un ruolo protettivo contro l'insorgenza del cancro. Il sulforafano si è dimostrato essere una delle più valide sostanze ad azione chemiopreventiva.
Il sulforafano è un isotiocianato (molecola con un atomo di zolfo nella sua struttura) costituente la forma attiva della glucorafanina, un glucosinolato presente in elevate concentrazioni in alcune piante erbacee appartenenti alla famiglia delle Cruciferae o Brassicaceae comprendenti broccoli, cavoli, cavolfiori e cavoletti di Bruxelles.
Quando le foglie della pianta vengono masticate, la parete cellulare si rompe e l’enzima mirosinasi (ß-tioglucosidasi presente nella pianta ma anche prodotto dalla flora batterica intestinale dell'uomo) viene liberato, catalizzando la reazione d'idrolisi della glucorafanina in sulforafano.
In seguito al processo digestivo, il sulforafano è assorbito nel sangue, si accumula velocemente nei tessuti raggiungendo picchi plasmatici molto elevati (fino a 2,27 µmol/L) fino a un'ora dopo la digestione. In seguito è eliminato attraverso le vie urinarie.
È bene tenere presente che nei soggetti la cui flora intestinale è danneggiata — a causa di abuso di farmaci, presenza di patologie croniche del tratto gastrointestinale o per il protrarsi di una dieta scorretta — la produzione della mirosinasi potrebbe non essere sufficiente e quindi il sulforafano potrebbe non esercitare gli stessi effetti sistemici che ha nei soggetti sani.
La scoperta del sulforafano è avvenuta nel 1992 ad opera di Zhang Y. et al, i quali dimostrarono che gli isotiocianati (in particolar modo il sulforafano contenuto in elevata quantità soprattutto nei broccoli — Brassica oleracea italica) sono in grado, su modelli murini, di bloccare la carcinogenesi chimica indotta attraverso due meccanismi:
l'inibizione degli enzimi di fase I (attivazione delle molecole pro-carcerogene);
l'induzione delle reazioni di fase II e cioè di tutti quei meccanismi endogeni enzimatici mediante i quali le cellule si proteggono dai danni ossidativi, affinché i radicali liberi (Specie Reattive dell'Ossigeno, ROS) siano eliminati prima che causino danni cellulari che possano condurre alla comparsa di mutazioni e, conseguentemente, di tumori.
Inoltre il sulforafano media una serie di percorsi antitumorali, compresi l'attivazione della morte cellulare programmata (apoptosi), l'induzione dell'arresto del ciclo cellulare e l'inibizione del fattore di trascrizione NF-κB. Inoltre è in grado di inibire l’angiogenesi e la diffusione metastatica, attraverso la riduzione della formazione microcapillare.
Oltre a valutare le indiscusse proprietà antitumorali è stata studiata la potenziale attività del sulforafano in presenza di altre condizioni patologiche.
Uno studio del 2015 ha messo in relazione il sulforafano e le sue proprietà antiossidanti in presenza di infezione da Helicobacter pylori a livello della mucosa gastrica. È ormai accertato che l'infezione causata dal batterio gram negativo provoca, a livello dello stomaco, una reazione infiammatoria cellulare con conseguente rilascio da parte delle cellule infiammatorie di ROS, attivazione del processo di perossidazione lipidica ed inevitabile danno tissutale. Il sulforafano ha mostrato una forte attività battericida in vitro contro H. pylori.
Inoltre si è dimostrato essere altamente attivo in numerosi isolati clinici risultati resistenti ad alcuni antibiotici (claritromicina e metronidazolo).
I risultati ottenuti suggeriscono che l'assunzione quotidiana di germogli di broccoli potrebbe svolgere un ruolo citoprotettivo nei confronti della mucosa gastrica in presenza di infezione da H. pylori.
Un altro ambito dove sono state studiate le potenziali proprietà del sulforafano è il diabete, in particolar modo per quanto riguarda le complicanze vascolari provocate dalla malattia stessa.
Modelli murini con diabete di tipo I indotto mediante streptozocina a basso dosaggio (oltre al relativo gruppo di controllo) in seguito alla regolare assunzione di sulforafano per tre mesi hanno mostrato un miglioramento delle condizioni cardiovascolari, soprattutto a livello dell'arteria aorta.
Le molteplici proprietà di questa molecola permettono di considerarla una sostanza ad azione chemiopreventiva potenzialmente utile sia da sola sia in combinazione con la chemioterapia clinica nei confronti di molte forme tumorali. I numerosi studi sperimentali presenti e futuri contribuiranno a metterne in evidenza le ulteriori potenziali proprietà benefiche sulla salute dell'uomo.
Dottoressa Mariagrazia Apice
Bibliografia:
Zhang Y, et al. — A major inducer of anticarcinogenic protective enzymes from broccoli: isolation and elucidation of structure — Proc Natl Acad Sci U S A. 1992 Mar 15;89(6):2399-403
Sestili P, Fimognari C — Cytotoxic and Antitumor Activity of Sulforaphane: The Role of Reactive Oxygen Species — Biomed Res Int. 2015;2015:402386. doi: 10.1155/2015/402386
Chang YW, et al. — The Effects of Broccoli Sprout Extract Containing Sulforaphane on Lipid Peroxidation and Helicobacter pylori Infection in the Gastric Mucosa — Gut Liver. 2015 Jul;9(4):486-93. doi: 10.5009/gnl14040
Miao X, et al. — Sulforaphane prevention of diabetes-induced aortic damage was associated with the up-regulation of Nrf2 and its down-stream antioxidants — Nutr Metab (Lond). 2012 Sep 15;9(1):84. doi: 10.1186/1743-7075-9-84
Tortorella SM, et al. — Dietary Sulforaphane in Cancer Chemoprevention: The Role of Epigenetic Regulation and HDAC Inhibition — Antioxid Redox Signal. 2015 Jun 1;22(16):1382-424. doi: 10.1089/ars.2014.6097
Eths interview at Hellfest 2014
Eths interview at Hellfest 2014
I spoke to Staif and Rachel from Eths at this year’s Helllfest. We discuss their previous Youtube hit single ‘Crucifere’, the metal scene, the band and what their plans are.
Eths: Staif – Guitar & Vocals (1999) Yom – Drums (1999-2006, since 2011) Damien – Low (since 2011) Rachel – Vocals (since 2013)
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