seen from Russia
seen from China
seen from France

seen from Australia
seen from United States
seen from China
seen from United States
seen from United States

seen from United Kingdom
seen from Germany

seen from United States
seen from United States

seen from United States

seen from Germany

seen from Türkiye

seen from United States

seen from United States

seen from United States
seen from United States
seen from Bangladesh
Guido diceva «Ci dev’essere altra gente che ha voglia di vivere al di fuori di tutte le scelte obbligate, e se lo "sogna" ma non sa come arrivarci, e magari per frustrazione entra in una setta religiosa o cerca disperatamente di diventare ricca o ci "rinuncia" e si ammazza. Mi fa impazzire pensare alle persone sensibili e piene di qualità che odiano il denaro e le industrie e le macchine e il potere, e perché sono sole pensano di essere "malate", si sforzano di adattarsi alla realtà e se ne fanno schiacciare. Dobbiamo aggiungerle, mettere annunci sui giornali di tutto il mondo e parlarne con tutti i mezzi possibili, stabilire contatti. Dobbiamo cominciare a rimettere a posto la seconda casa e poi costruirne altre con gli stessi materiali, e costruire spazi comuni, un "teatro", e un atelier di pittura, forse una stamperia e uno studio di registrazione. Potremmo produrre "libri", e dischi, e quadri, e tutto quello che vogliamo e mandarlo in giro per il mondo, far venire voglia ad altra gente di creare luoghi come il nostro. Potremmo abolire completamente il denaro e fare scambi in natura, prendere in considerazione solo chi produce delle "cose", tagliare tutti i contatti con i centri finanziari e la burocrazia e gli amministratori». «Ma non ce lo lascerebbero mai fare. Ti immagini cosa succederebbe solo con i permessi di lavoro e i controlli fiscali e le autorizzazioni e tutto il resto?» ha chiesto Chiara, la più realistica tra noi, preoccupata come se già vedesse macchine dei carabinieri che salivano per la strada sterrata in basso. «Allora potremmo fare "resistenza"» ha detto Guido. «Potremmo costruire trappole e sbarramenti tutto intorno alla nostra valle e avanzare all’Onu una richiesta di secessione dallo stato italiano e incoraggiare tutte le altre comunità a fare come noi, formare una federazione anarchica sparsa per il mondo e rifiutare tutti gli stati e i governanti e gli eserciti e le banche. E anche farci "ammazzare", se non ci sono alternative, creare un caso che sconvolga la gente e rovini gli orrendi equilibri che ci sono».
Andrea De Carlo, Due di due, Bompiani, 2006⁸ [1ª ed.ne 1989]; pp. 272-73.
Sono rimasto a oscillare su un bilico di irrealtà, e poi ho allungato la mano, e non c'erano ostacoli; lei ha sospirato e sono precipitato nel suo sospiro.
Due di due.
De Carlo
Urs Fisher. Milan, 2016.
«Ho acceso la televisione, e i gemelli sono rimasti così sconvolti che hanno smesso di giocare, si sono bloccati a qualche metro dallo schermo. Martina l'ha spenta quasi subito, perché le loro espressioni la spaventavano. Non era una donna settaria nelle sue idee: cinque minuti dopo è venuta a chiedermi se avevamo ragione a farli crescere così fuori dal mondo. Le ho detto che non lo sapevo ma mi ricordavo bene il silenzio sterilizzato di questo appartamento quando ero io bambino, l'ordine triste e freddo della mia esistenza nel cuore della città».
Andrea De Carlo, Due di due, Bompiani, 2006; p. 290; 1ª ed.ne 1989
«La cosa strana è che questo paese non ha "mai" creduto nei politici. Ci sono stati periodi di grandi simulazioni collettive, ma nessuno è mai stato davvero convinto che un governo stesse facendo qualcosa di buono. Tutti hanno sempre saputo che qui i politici erano falsi e disonesti, che facevano solo i propri interessi ed erano uguali qualunque il loro partito. Tutti hanno sempre avuto questo atteggiamento cinico e disincantato. Un ministro veniva accusato di corruzione, o un sindaco di essere mafioso, e la gente diceva e allora? Cosa c’è di nuovo? Nessuno si è mai scandalizzato veramente.» «Ma erano "tutti" così?» dice Liza guardandosi attorno nella piazza. «Quelli che si esprimevano, almeno, - dice Macno. - Quelli che sapevano che il loro paese era da sempre solo un terreno di saccheggio per clan e corporazioni e piccoli eserciti personali dediti a soprusi e vendette e minacce e rivalse, alleanze improvvise e voltafaccia, cambiamenti di campo e di idea, tradimenti e imboscate ai propri amici.» Si guarda la punta delle scarpe; dice «Poi c’era il lago immenso degli inespressi. I milioni di persone che non dicevano niente di preciso ma non erano d’accordo con nessun governo e nessuna delle alternative che fascisti e comunisti venivano a offrire nei momenti di crisi, e semplicemente avrebbero desiderato altro ma non sapevano bene cosa.» Si alza in piedi, porge la mano a Liza. Dice «I milioni di gente inespressa e triste e noiosa e onesta, che vive in famiglie che non le piacciono in case che non le piacciono in città che non le piacciono facendo lavori che non le piacciono, senza nemmeno riuscire a definire le proprie immagini mentali.»
Andrea De Carlo, Macno, Einaudi, 2000 [1ª pubblicazione Bompiani, 1984]; pp. 131-32.
Almeno una targa per valorizzare il Villaggio Matteotti, opera di Giancarlo De Carlo
Almeno una targa per valorizzare il Villaggio Matteotti, opera di Giancarlo De Carlo
Gli incontri partecipativi nella fase di pre-progettazione del Matteotti Almeno una targa, un qualcosa che ufficialmente ricordi ed indichi che quel quartiere, il quartiere Matteotti a Terni, è stato progettato da Giancarlo De Carlo, “architetto, urbanista, teorico dell’architettura e accademico italiano”, come si legge nelle biografie “ufficiali”. Chi la chiede, vale a dire i condomini del…
View On WordPress