Deceptive Practice - The mysteries and mentors of Ricky Jay
Per chi non ne fosse a conoscenza, Ricky Jay è uno degli showman più carismatici e preparati che esistano sulla piazza.
La sua capacità attoriale è seconda solo alla sua preparazione tecnica, senza considerare l'approfondita conoscenza storica nel campo dell'illusionismo.
Insomma, un monumento vivente che ancora oggi sul palcoscenico riesce a rendere gustosamente interessanti le rivisitazioni di stunt e prestigi prossimi a soffiare seicento candeline.
Il suo film documentario Deceptive Practice è un gioiello di inestimabile valore apprezzabile altresì da un pubblico profano all'arte, che racchiude nei suoi 88 minuti le fonti di ispirazione e lo spirito di sacrificio di un uomo che ha deciso di fare dell'arte magica il più grande amore della sua vita.
Durante la visione del documentario sono stato pervaso da un turbinìo di emozioni.
Vediamo questi uomini sul palcoscenico e sovente non diamo conto di quante ore abbiano passato con la schiena piegata per rendere semplice e godibile qualcosa di estremamente complesso.
Uomini che arrivano da un'epoca in cui esisteva solo la radio, dove la carta stampata era quel martello che forgiava esseri pensanti e potenti.
Come tutti i più meravigliosi giochi di prestigio, anche questo film cela dei segreti... delle chiavi di lettura nascoste, da cui ognuno di noi dovrebbe prendere esempio.
Da qui ho avanzato delle riflessioni personali, che condivido con voi lettori:
In ogni spettacolo il testo è sempre lo stesso, pagine e pagine di copione scandite a ritmi svizzeri, sempre freschi di nuova energia... ed ogni routine eseguita con una naturalezza ed un'eleganza da nobel.
I prestigiatori odierni si dimenticano dell'importanza drammaturgica e della sicurezza che un testo curato è in grado di infondere.
Poi ci chiediamo perché mostri sacri come Robert Houdin ammonivano: "un prestigiatore è un attore che interpreta la parte del prestigiatore."
Esegue gli stessi effetti da 40 anni, e potremmo guardare all'infinito le sue mani eseguire i classici di Max Malini, Dai Vernon o Slydini, senza mai risultarne stanchi.
Il mondo attorno ci obbliga a percepire come desueta un'idea che ci è venuta in mente solo pochi istanti fa.
Jay è considerato come uno fra i più abili rivisitatori dei classici della magia, rendendoli immancabilmente portatori di nuova meraviglia.
Leggo proprio in questi giorni un interessante articolo scritto dall'amico Mariano Tomatis, che in merito alla nuova edizione dell'antologia Divinazioni Mentali di don Salvatore Cimò (di cui ne cura l'introduzione), scrive:
"[...] studiando i suoi effetti si entra a far parte di un club straordinariamente esclusivo, visto che oggi quasi tutti l’hanno dimenticato. Se sottovalutate il valore di queste pagine, lo fate a vostro rischio."
Ai giorni nostri dovremmo attingere esclusivamente dalla nobiltà che il duro lavoro comporta. Tornare alla riscoperta di un mondo "povero" gioverebbe sicuramente alla mente del Prestigiatore Moderno e non solo. La pazienza, la pervicacia e l'incessante fame di sapere sono valori che oggi paiono sostituibili da effimere gratificazioni, con i danni che ciò ne comporta.
Uomini come Jay meritano di essere stimati e riveriti per la costante ricerca e l'infinita passione che quotidianamente menifestano per la loro arte.
Inutile consigliarne la visione, chi è stato toccato dalle parole qui esposte, correrà con eccitazione a visionare il documentario, per ritrovarsi piacevolmente scavato dentro.
Anche se, per ingolosirvi... ecco quella che Jay chiama "la lezione di storia"
Post a cura di Vanni De Luca