Until recently we had no real clue regarding scientific illustrations. But that all changed when we came across this one depicting a bass.
Dicentrarchus labrax is present in society in a lot of different ways. Even in the crossover between science and arts, as the print above clearly demonstrates. It’s a so-called scientific illustration. In this field art and science come together, recording and communicating the wonders of nature. The use of illustration allows for a focus on details that convey the essential attributes of a subject with accuracy and aesthetics. In biomedical sciences traditionally illustrations are used to enable communication between scientist and author, teacher and student, or physician and patient. Unfortunately we couldn’t track the history and specific background details of this particular bass print, but Karin Spijker did a real good job on this one.
La pesca alla spigola all’inglese nel tratto di foce. Spot, maree, montature e considerazioni generali.
In un articolo precedente abbiamo introdotto le basi per la pesca all’inglese in corrente. In questa sede prendiamo in considerazione la stessa tecnica ma con un lenza un po’ diversa, non perché le precedenti non siano valide ma per il fatto che di approcci ve ne sono un’infinità (relativa) e pian piano è utile osservali tutti (o comunque quelli principali).
Lo spot è ancora il tratto cittadino dell’Arno Pisano, luogo ideale per delle sessioni di street fishing con la pesca al colpo come protagonista.
In autunno, prima della stagione delle piogge che ingrossano il fiume e generano correnti più marcate, la pesca all’inglese trova qui le condizioni ideali per la sua applicazione e l’assenza di vento ci consente di mettere in campo lenze leggermente più elaborate, come sono ad esempio le spallinate a scalare.
Le ore migliori per insidiare gli amati moronidi, neanche a parlarne, sono quelle a cavallo dell’alba e del tramonto, possibilmente durante la fase di marea crescente. Esca principe è il bigattino. Ottimi risultati si ottengono anche con il verme francese ma l’approccio è molto diverso dato il peso dell’esca e la generale assenza di pasturazione quindi ci riserviamo di parlarne più avanti.
Lo spot
Vi sono alcune considerazioni da fare. La giusta distanza di pesca in questo tratto di foce è entro una ventina di metri circa da riva o, per utilizzare una misura pratica, entro le “quattro canne” (prendendo come riferimento la match rod che utilizzeremo). In questo periodo di inizio autunno la corrente del fiume è molto lenta e risente in maniera notevole del flusso di marea tanto che nella fase di massima spinta (in salita) il galleggiante procede a velocità molto bassa verso valle e subito sotto riva addirittura inverte la sua corsa potendo a tratti dirigersi a monte.
Non è peraltro raro trovarsi in momenti in cui l’acqua risulti apparentemente ferma o che vi sia una doppia corrente, con gli strati superficiali dell’acqua che scendono a foce e quelli più profondi che sotto la spinta della marea invece risalgono.
Setup generale della lenza
In queste condizioni le lenze sono ancora molto semplici, com’è nello spirito della pesca all’inglese, ma un numero di pallini leggermente superiore permette variazioni di distribuzione che aumentano la capacità di adattamento alle variabili correnti che possiamo incontrare. A questo proposito consiglio di stringere delicatamente i pallini (comunque di tipo morbido), in modo da poterli spostare e adattare così la montatura prontamente e senza particolare stress per il filo.
La profondità, nella zona di pesca è indicativamente sui 2.5-3 mt. Non si può pescare appoggiati sul fondo in quanto è assai irregolare, pieno di ostacoli e formazioni calcaree. Occorre stare quindi sollevati quel tanto che basta per evitare incagli.
La lenza madre come sempre è dello 0.18 in filo affondante o fluorocoated. La spallinata viene invece realizzata su uno spezzone dello 0.16 che può essere collegato alla lenza madre tramite un nodo di sangue o una microgirella. Benché io preferisca il nylon, per il terminale in casi come questo conviene valutare l’uso di un fluorine oppure di un fluorocarbon morbido: il fondale nel tratto di fiume preso in considerazione è ad alto rischio di abrasione (fondo a pietre non di rado cosparse di tubi calcarei).
La misura media per il finale è lo 0.12 potendo però salire allo 0.14 o scendere anche allo 0.10. Dipende dal livello di torbidità dell’acqua, dalla corrente, dalla taglia dei pesci (che comunque qui si attesta generalmente sotto il chilo e mezzo), ecc.
I galleggianti sono i classici straight wagglers da acque lente o comunque di corrente moderata. Si utilizzano quelli già piombati e dotati di porta starlight.
Relativamente alla distribuzione dei pallini si opta per una spallinata aperta del tipo 3x3 (tre pallini del numero 8, tre del 7 e tre del 6). Si pone il primo pallino del numero 8 subito sopra la giunzione con il finale e poi si scala di due centimetri alla volta (quindi secondo pallino a 20 cm dal primo, terzo pallino a 18 cm dal secondo e così via fino all’ultimo pallino per una lunghezza globale di più o meno un metro). Il peso totale della distribuzione è, a seconda della marca dei pallini, di circa 0.8 gr, così possiamo utilizzare uno straight waggler come un classico 3 o 4+1. Riservatevi ovviamente di aggiungere qualche pallino di taratura se necessario.
Le distanze tra i pallini sono indicative, non prendetele come un vangelo.
Questa è una classica lenza a scalare in distanza e peso che deve essere modificata al variare della corrente.
Nove (o più) pallini possono essere distribuiti in tanti modi diversi quindi non abbiate il timore di sperimentare. A seconda delle necessità la lenza si può aprire ulteriormente, si può accorciare, si può invertire (chiudere verso il basso), ecc. Ovviamente il consiglio è di non operare cambiamenti a casaccio ma secondo una logica dettata dalle condizioni del momento che sono sia fisiche (marea, correnti) quanto legate all'abitudine momentanea delle prede (pesci che preferiscono talora mangiare più in prossimità del fondo, talora più a mezz’acqua).
Azione di pesca
L’azione di pesca è quella classica. Lo scopo è ovviamente quello di presentare l’esca “in pastura” che questa cali lentamente verso il fondo in modo abbastanza verticale (acque lentissime, quasi ferme) oppure scenda in diagonale (presenza di corrente). Nel primo caso pescheremo più o meno in un punto abbastanza preciso, nel secondo opereremo una passata.
Intuire la corretta discesa delle larve (tempo e direzione) è fondamentale e la lenza dovrà assicurare la massima naturalezza della presentazione. Occorre fare attenzione ad una possibile doppia corrente che dopo un percorso diagonale verso valle (strati più superficiali dell’acqua) potrebbe spingere le larve indietro (strati più profondi). Questo può verificarsi in maniera incostante in certi momenti (e in certi punti) durante la salita della marea.
Nonostante le maree vengano rappresentate per approssimazione con una curva continua di tipo simil-sinusoidale, le variazioni dei livelli idrometrici avvengono in realtà a “zig-zag”. Infatti osservando l’acqua entro i primi metri da riva si può notare come in una stessa fase di marea vi siano momenti in cui la corrente può mutare anche con un certa evidenza. Osservare questo comportamento, qualora si verifichi, può essere di aiuto e può spiegare perché talvolta il punto in cui si registra il maggior numero di mangiate possa variare.
Quanto alla pasturazione questa non deve essere mai esagerata e vale la regola d’oro delle piccole quantità a ritmo costante. Particolare attenzione va fatta circa il rapporto tra punto di ingresso in acqua delle larve sfuse e collocazione della lenza ricercando, come detto prima, la massima corrispondenza tra la discesa dei bigattini e il movimento dell’esca.
Un po’ di esperienza, un goccio di intuito e una manciata di “trial and error” sono gli ingredienti base della ricetta. Il resto è variabile e non sempre, e necessariamente, nelle mani del pescatore.
Testo e foto: Franco Checchi
2017. Articolo aggiornato il 4 marzo 2020
Branzino, loup de mer, lavraki, white salmon, king of the mullets: the European sea bass is known by a multitude of names. These not only vary between the different countries where Dicentrarchus labrax is present. Bass sometimes also has more than one name in the very same country.
In Dutch it is plain and simple: zeebaars. But move along to Germany and you’ll find the names wolfsbarsch, meerbarsch and salmbarsch that all refer to Dicentrarchus labrax. In France the fish is called bar (commun) along the Atlantic coast and loup (de mer) on the Mediterranean – among other more regional names like louvine and gutgareo.
The Italian moniker is branzino (alternatively spelled bronzino) in northern Italy, whereas spigola is used in peninsular Italy, ragno in Tuscany, and pesce lupo elsewhere in the country. In some countries of the former Yugoslavia – Croatia, Slovenia – they use a name similar to the one of their Italian neighbors across the Adriatic: brancin.
In Spain bass can be listed as lubina or róbalo, while it is referred to as llobarro in Catalonia. The Portuguese call them robalo (or robalo-legítimo) and chalico. The Turks refer to the fish as levrek, which is close to the Albanian levreku, the Greek lavraki – a name which also refers to Dicentrarchus punctatus, spotted sea bass – and the Hebrew lavrak.
Where the most common and frequently used name in the UK is bass, there also exist various local names. For example in Kent they are called sea dace, the white salmon, or salmon dace. In Scotland they are sometimes termed gape-mouths. And around Belfast so few bass were taken along with the mullet that the locals there would call them white mullet, or king of the mullets.
Click here for an overview of the common names of Dicentrarchus labrax.