Articolo 10 della Costituzione italiana.
« [...] L’articolo 10 dice: lo straniero al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Pensate che bella norma che è questa.
Noi, come Repubblica, non solo affermiamo che nel nostro Stato, per noi cittadini, ci siano tutte le libertà democratiche, ma addirittura andiamo oltre: nel nostro Stato ha diritto d’asilo chiunque del mondo non è in grado di godere delle nostre libertà. Nessuno che non può godere di queste libertà può essere perseguito nel nostro Stato, perché siamo uno Stato bello, aperto, aperto alla liberà e alla difesa della libertà.
Quindi, chiunque non gode delle libertà democratiche, nel suo Paese, può venire qui, [...] perché siamo uno Stato aperto alla comunità internazionale e soprattutto alla difesa delle libertà, paladini delle libertà; sono pochissime le costituzioni nel mondo che hanno questo comma.
I costituenti la misero in un periodo in cui (stiamo parlando del 1947, quando ne discutevano) certamente non c’erano le migrazioni di oggi, non arrivava il 60% di chi partiva con i barconi. Il 40% muore in mare, da 0 a 60 anni, muoiono in mare, affogano; decine, centinaia, numeri, numeri al telegiornale, in realtà sono vite umane: bambini, donne incinta, uomini. E affogano, non si sa: ci vanno le navi militari, “ma quelli fanno l’accordo con gli scafisti, e allora mettiamo le barche davanti e impediamo che escano...che facciamo? Gli bombardiamo proprio, cioè gli uccidiamo prima. Vabbé non li possiamo bombardare, però possiamo fare l’accordo con Gheddafi, no?! Non li fare arrivare”
E infatti non arrivavano più, no?!
Dopo l’accordo con Gheddafi, in Italia non arrivavano più barche. Che fine facevano questi? Che ne so...morivano nel deserto...evitavano che arrivassero.
Quindi, se non si fa un minimo di esperimento mentale, se non ci si immedesima in uno di questi, sono numeri al telegiornale.
E invece no! Invece no, noi dovremmo essere aperti. [...]
Ecco dove volevo arrivare riguardante il comma 10: i costituenti non scrivono quando ci sono questi flussi migratori.
Sapete perché scrivono questa norma? [...] Perché i migranti, quando viene scritta questa norma, eravamo noi. Quelli brutti, sporchi e cattivi, che andavano all'estero, eravamo noi.
E quando viene scritta la Costituzione, prima del ventennio Fascista (ma anche durante, diciamo tra la I e la II Guerra Mondiale), quelli brutti, sporchi e cattivi eravamo noi, NOI. Abbiamo colonizzato il mondo, ovunque. Eravamo noi, con le valigie di cartone e le scarpe rotte. Eravamo noi che morivamo nell'Oceano Atlantico. Eravamo noi che ci dovevamo fermare e stare nell’Ellis Island, negli Stati Uniti d’America, su un’isola prima di New York, per 4 mesi. E morire lì, nei campi di accoglienza. Eravamo noi.
Qualcuno forse dimentica la nostra storia.
E andavamo lì senza una lira; eravamo noi che andavamo a creare le mafie, eravamo noi che andavamo a delinquere. Negli Stati Uniti non esistevano le mafie, arrivano gli italiani ed esiste la mafia. Negli Stati Uniti tutti gli irlandesi facevano i poliziotti, gli italiani facevano i mafiosi, eppure, periodo necessario per l’integrazione e poi abbiamo avuto il sindaco di New York italiano. Gli italiani rivestono oggi negli Stati Uniti d’America ruoli apicali: presidente della banca centrale d’America, un originario italiano
Se negli Stati Uniti avessero fatto il ragionamento che fanno oggi in Italia, noi saremmo tornati indietro.
Quindi nel ‘47, quando viene scritta questa norma, non è che i costituenti potevano avere la lungimiranza di immaginare che 70 anni dopo ci sarebbero stati flussi immigratori di portata epocale quali quelli odierni. No, l’hanno fatta perché hanno detto “ma noi eravamo così, e allora scriviamo. Noi eravamo stranieri, adesso scriviamo quello che ci è stato riconosciuto fuori, scriviamolo nella Costituzione. Non si sa mai, succeda un domani che qualcuno sia come noi, trattiamolo come gli altri hanno trattato noi” »
Tratto da una lezione di diritto pubblico, in una università di Bari.











