Non ne ho mai parlato perché è un argomento spinoso, oltre che caldissimo e altamente divisivo.
Come penso tutti quelli che siano sani di mente, sono a favore della liberazione della Palestina, anche se -nota a margine-, non ne sapevo assolutamente nulla da quando Hamas ha attaccato Israele il 7 Ottobre (nonostante tutto quello che ne è conseguito, proprio per questo motivo, forse ha fatto pure bene - per quanto semplicistico il ragionamento possa sembrare, ha riacceso il dibattito e a permesso a persone ignoranti come me quanto meno di saperne qualcosa).
Essere a favore della Palestina però non deve necessariamente significare odiare a morte gli ebrei come molti fanno, secondo me. Ritengo che sia giusto che anche gli israeliani abbiano diritto ad avere una terra. Ma a dire una cosa del genere, nella società fazionistica in cui si vive oggigiorno, vuol dire automaticamente essere dalla parte del nemico. Se non sei A, sei B. Se non sei totalmente dei nostri, sei totalmente degli altri.
Non capisco questo rifiuto dei grigi, figlio anche probabilmente del mondo dei social che ha reso tutto un giorno a squadre.
Il fatto che io creda che anche gli israeliani abbiano diritto ad avere un posto in cui stare, non vuol dire che io giustifichi il fatto che la rubino agli altri. Il problema, infatti (come tutti sappiamo, sto dicendo ovvietà, me ne rendo conto), è il sogno sionista di avere quella terra TUTTA PER SÉ.
Giuro che è un concetto che non capisco. Esce proprio dalle mie orbite di comprensione. Sarebbe tutto così facile se solo gli israeliani si fossero infiltrati nelle loro amate terre senza alterare nulla di quello che già c'era, mescolandosi alla popolazione locale e vivendo pacificamente con gli altri - questo sia dopo la seconda guerra mondiale, sia oggi.
Invece no. C'è questa cosa umana del marchiare a fuoco le cose: questo è MIO, questo è TUO, che rende tutto difficile quando sarebbe semplice. Padre di questa mentalità materialista, è, secondo me, essere abbienti economicamente. Non a caso, i materialisti israeliani la prima cosa che hanno fatto per insediarsi è stata: comprare. Se compri è tuo e nessuno te lo può negare. Così i palestinesi, relativamente più poveri, sono stati fregati e hanno finito col perdere in uno schiocco di dita più di quanto immaginassero.
Il sogno sionista è egoista, miope e infantile: vuole tutto senza considerare l'Altro.
Ci sta che vogliate avere la terra dei vostri sogni, non ci sta voler radere al suolo tutto solo per averlo come proprietà privata.
Data l'insistenza così ottusa degli israeliani, dall'altra parte verrebbe quasi da pensare come si farebbe quando si è persi la pazienza con dei bambini viziati:"E dategliela, così stanno zitti".
In fondo, è solo terra e non è quella terra a rendervi palestinesi. Siete palestinesi perché condividete lingua, storia, abitudini, tradizioni e cultura e lo sarete dovunque voi siate. "Ma io prima vivevo qui e ora non ci posso vivere più perché questo posto mi è stato rubato"... come si risponde a un'affermazione del genere? Come si può giustificare la cosa? È ovvio che, se ti viene tolto qualcosa senza apparente motivo logico e non condivisibile, salga la stizza e diventi una questione di principio:"Non sarà la terra a farmi palestinese, ma nemmeno a rendere loro israeliani. Io ero qui prima di loro e ora non posso esserci più liberamente". Impossibile replicare e non solidarizzare. Si rimane inermi.
Tuttavia, la legge umana, nonostante secoli per la costruzione di un diritto, si fonda sempre e solo su 2 principi: denaro e forza. Se li hai, sovrasti e vinci. Se non li hai, soccombi e perdi.
La questione della terra porta ad altre considerazioni sui confini, sull'identità e sulla cittadinanza. Mescolarsi ad altri popoli significherebbe non avere una nazione entro determinati confini, e per la percezione dell'essere umano moderno, non avere una nazione equivale a non esistere. Anche sul piano formale, non avere una nazione equivale a non avere una cittadinanza e quindi a non avere un passaporto e senza passaporto non puoi spostarti liberamente in maniera legale.
Siamo arrivati ormai a un piano di complessità troppo alto per poter immaginare un pianeta simile eppure io, nella mia banale infantilità, brucerei tutti i passaporti del mondo per avere uno, unico, mondiale: Passaporto dell'Essere Umano.
Perché nella realtà dei fatti nessuno possiede realmente il mondo, perché il mondo è di tutti. Almeno, così dovrebbe essere.