Adesso riesco a percepirlo: il lento cedimento di tutte queste pareti. Alte, per carità, signore, non ero in grado più di vederci oltre o attraverso. Il graduale passivo assorbimento delle abitudini, della anormalità che diviene quotidianità e si infiltra nelle crepe di quei muri come sabbia nelle scarpe, terribilmente fastidiosa. La si prova a strofinare via, inutilmente. Nulla. Resta lì dov'è, tra le dita dei piedi, tanto poi ci si abitua e non la si sente più. Si fermi. Solo un attimo, le assicuro, giusto il tempo di guardare un po' qui, un po' lì, non troppo lontano. Per carità, stia tranquillo, non è quel che volevo, signore. Non mi spingo più oltre, solo in superficie. Si sta bene qui, aveva ragione. Solo, le ho detto, sento che qualcosa verrà giù presto. Le confesso, mi deve comprendere, provo di nuovo un forte desiderio di vivere quello che c'è dall'altra parte.