[Mia nonna aveva una tazza che non abbandonava mai; l’ho sempre vista accanto a lei ed era una tazza bruttina d’uno strano colore; nulla di ricercato o raffinato ma con una salda impugnatura comoda e sicura.
Nel corso del tempo ho realizzato che è la cosa di nonna che vorrei avere … e con rammarico mi sono accorta alla sua morte, che nessuna l’aveva voluta ne chiesta e quindi nemmeno conservata.
Lei beveva sempre li dentro … il caffèlatte al mattino, l’acqua mescolata con un goccio di vino ai pasti e il tè la sera … era una certezza e non s’era mai rotta perché era salda comoda e sicura la sua impugnatura.
Più volte ho immaginato dove sia stata lasciata a rompersi … più volte l’ho immaginata rotta da qualche parte ora che all’impugnatura salda manca la mano decisa che la completava … credo venga da qui il frammento più formativo della mia vita, su quell’impugnatura che da qualche parte sta, anche se staccata dalla tazza, io potrei ancora costruire una stanza con un tè caldo al centro del tavolo, ritrovandola … perché la poesia comprende l’assurdo, la poesia è l’assurdo sublimato … così nella sera io la ricordo e insieme al tuo frammento con i fiori blu io posso stare in poesia.]
e grazie sempre.











