La maggior parte delle volte che intervistano qualcuno per chiedere un'opinione sulla persona che ha commesso un omicidio, usano descriverla genericamente in modo positivo. Gli aggettivi sono un coacervo di blablabla sulla maschera sociale, cosa peraltro plausibile. Tuttavia non manca mai una qualità, quasi a sigillare la differenza tra puri e criminali: "il gran lavoratore". Lo chiamano all'appello quasi sempre, come se avere un'occupazione fosse garanzia di maturità, di onestà e di stabilità mentale.
Io non so cosa vi fumate, ma sarebbe il caso di osservare e capire che il fatto che una persona lavori, non comporta che quella persona sia psicologicamente sana.
Questa è un'associazione tipica degli emotivi, che vivono secondo etichette sociali e correlano la serietà, il rispetto e le "brave persone" a comportamenti distorti di massa e alla capacità salariale.
La psiche non ha niente a che vedere con la maschera che porti, mentre la maschera che porti è spesso lo strumento con cui la nascondi.
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