EPIMETEO DRESS by KaTPurpura
D O W N L O A D
seen from United States
seen from Germany
seen from United States
seen from United States

seen from United States
seen from United States

seen from United States

seen from Germany
seen from Colombia
seen from Indonesia
seen from United Kingdom
seen from Australia
seen from Belarus

seen from United States
seen from United Kingdom
seen from United States
seen from China

seen from Russia

seen from United Kingdom

seen from Germany
EPIMETEO DRESS by KaTPurpura
D O W N L O A D
Epimeteo y Prometeo: La Dualidad de la Imprudencia y la Sabiduría
Quando la donna scoperchiò tutti i mali di Zeus
Perché si dice “aprire il vaso di Pandora”? Il significato deriva da un mito greco. "Aprire il vaso di Pandora" è un'espressione che trae origine dal mito di Pandora, prima donna mortale, che per curiosità scoperchiò il vaso contenente tutti i mali affidatole da Zeus. Per questo l'espressione è usata per indicare le gravi e impreviste conseguenze di un'azione apparentemente innocua. Avete mai sentito dire l'espressione "aprire il vaso di Pandora" per descrivere un'azione che sembra innocua, ma che in realtà scatena una serie di mali imprevisti e inarrestabili? Ecco, e vi siete mai chiesti chi è Pandora e cosa significa esattamente aprire questo vaso? In sintesi il detto deriva da un antico mito greco, cantato nelle opere di Esiodo. Approfondiamo la questione. Il mito di Pandora e l'apertura del vaso Secondo il mito narrato da Esiodo, Pandora sarebbe stata la prima donna mortale a comparire sulla Terra: fu creata per ordine di Zeus, il signore degli dei, come parte di una punizione per l’umanità (costituita da soli uomini di genere maschile), dopo che Prometeo rubò il fuoco agli dei per darlo ai mortali.
Pandora fu inviata sulla Terra con un vaso che conteneva tutti i mali del mondo, allora sconosciuti, come la malattia, il vizio, la follia e la fatica. Aveva l’assoluto divieto di aprirlo. Il gesto di Zeus non bastò però a danneggiare l'umanità: per ottenere questo risultato Pandora venne mandata da Epimeteo, fratello di Prometeo. Questa figura incarna svariate qualità negative, prettamente umane: emergono già dal suo nome, che significa “colui che pensa dopo”, cioè senza badare alle conseguenze delle proprie azioni. Il suo nome è quindi in contrapposizione con quello del fratello Prometeo, che significa invece “colui che pensa prima”. Presso Epimeteo, per pura curiosità, Pandora alzò il coperchio del vaso così che il suo contenuto si sparse sulla Terra, condannando l'umanità a una vita con sofferenze, mali e afflizioni: ciò completò la punizione di Zeus. Per volere del signore degli dei, inoltre, Pandora richiuse il vaso prima che da esso potesse uscire anche Elpis, la speranza. Il fatto che la speranza sia rimasta nel vaso, d'altro canto, ha un valore positivo: significa che gli uomini possono conservare la speranza e ne possano disporre, contrariamente a quanto succederebbe se fosse uscita nel mondo insieme agli innumerevoli dolori. Interpretazione e significato del mito Il mito greco però ha anche risvolti positivi. L'apertura del vaso non è infatti solo un gesto di disobbedienza, ma simboleggia il momento in cui l'innocenza umana viene persa a fronte della conoscenza e della verità dolorosa, all’inevitabile presenza del male nel mondo. Il vaso simboleggia ciò che è nascosto, occulto perché chiuso.
Il mito di Prometeo, colui che avrebbe rubato il fuoco agli dei per darlo agli uomini Pandora è diventata anche sinonimo di curiosità incosciente: proprio la sua curiosità da un lato riflette l’incessante ricerca di conoscenza dell’uomo, la voglia di andare oltre quello che non si conosce; dall’altro indaga le conseguenze imprevedibili che possono scaturire da un singolo atto impulsivo. È interessante notare che anche nella mitologia greca, come in quella cristiana (pensate alla mela di Eva), l'origine dei mali del mondo deriverebbe dalla curiosità femminile. Ma il mito greco ha anche un'interpretazione positiva, secondo cui il gesto di Pandora non è una condanna per l'umanità ma la possibilità di acquisire consapevolezza. Come spesso accade quando si scoprono i lati bui delle cose, infatti, l’uomo ne rimane in qualche modo vittima, perdendo la sua innocenza. La perdita dell’innocenza lascia però sempre posto a una più profonda conoscenza, a una vera e propria catarsi, se l’uomo accetta la sfida e non si lascia sopraffare dal lato oscuro. Fonti: Treccani - Libero arbitrio - mydbook Read the full article
Pandora rising from the earth
Ashmolean Museum at Oxford
http://www.ashmolean.org/education/resources/resources2011/resource/index.php?id=171
J.E. Harrison, Prolegomena:
The design in fig. 72 is from a red-figured amphora of the finest period, in the Ashmolean Museum at Oxford. At a first glance, when we see the splendid figure rising from the ground with outstretched arms, the man with the hammer and Hermes attendant, we think that we have the familiar scene of the rising of Kore or Ge. As such, had no inscriptions existed, the design would certainly have been interpreted. But, as it happens, each figure is carefully inscribed.
To the left Zeus, next to him Hermes, next Epimetheus, and last, not Ge or Kore, but Pandora. Over Pandora, to greet her uprising, hovers a Love-god with a fillet in his outstretched hands.
Pandora rises from the earth; she is the Earth, giver of all gifts.
This is made doubly sure by another representation of her birth or rather her making. On the well-known Bale-cylix of the British Museum Pandora, half statue half woman, has just been modelled by Hephaistos, and Athene is in the act of decking her. Pandora she certainly is, but against her is written her other name Anesidora, 'she who sends up gifts.' Pandora is a form or title of the Earth-goddess in the Kore form, entirely humanized and vividly personified by mythology.
http://www.britishmuseum.org/research/collection_online/collection_object_details.aspx?objectId=461511&partId=1&searchText=pandora&page=1
Nueva noticia publicada en LaFlecha
New Post has been published on https://laflecha.net/haciendo-zoom-en-epimeteo/
Haciendo zoom en Epimeteo
Esta visión ampliada de Epimeteo, con una de las resoluciones más altas jamás tomadas, muestra una superficie cubierta de cráteres, recordatorios vivos de los peligros del espacio.
Epimeteo (de 113 kilómetros de diámetro) es demasiado pequeño como para que su gravedad sostenga una atmósfera. También es demasiado pequeño para ser geológicamente activo. Por lo tanto, no hay manera de borrar las cicatrices de los impactos de meteoros, excepto si ocurre un nuevo impacto sobre un cráter anterior.
Esta visión mira hacia el lado anti-Saturno de Epimeteo. El norte de Epimetheus está hacia arriba y girado 32 grados hacia la derecha. La imagen fue tomada con la cámara de ángulo estrecho de la nave espacial Cassini el 21 de febrero de 2017 usando un filtro espectral que admite preferentemente longitudes de onda de luz infrarroja cercana centrada a 939 nanómetros.
La vista fue adquirida a una distancia de aproximadamente 15.000 kilómetros de Epimeteo. La escala de la imagen es de 89 metros por píxel.
Para más información sobre la misión Cassini-Huygens visitad
https://saturn.jpl.nasa.gov y https://www.nasa.gov/cassini.
Fuente:NASA /
Astrofisicayfisica.com
Epimeteo en el pasado
¿En algún punto me imaginé donde me encuentro ahora? Es sincera la cuestión. Nadie parece recordar sus expectativas del presente, pues hay subrepticias situaciones que nos llevan a lugares que no sabíamos existían. Eso no exime mi status quo de Epimeteo curioso. Prefiero, pues, en aras de evitar el presente vivir en un pasado fatuo y equidistante, muerto, casi apocalíptico. Hay, en muchos casos, cariño y resguardo en el momento ya pasado. El miedo desaparece, el pasado queda en un fresco que a ratos nos ocupa recordar. Sin embargo, ¿Qué ocurre en el presente cuando el amor hace añicos al pasado?
El presente es una moneda lanzada en el espacio: jamás cae. El presente es un dibujo de nuestra verdad personal y la verdad personal no es sino un conjunto de ideas o situaciones que experimentamos subjetivamente. Entonces ocurre que el presente no es más que un cúmulo de sensaciones que procesamos en nuestra mente para, como orquesta, interpretar una sinfonía única e irrepetible que, si es demasiado buena y compleja, quedará en la memoria por mucho tiempo. Sin embargo, como músico de cuarta que es nuestra mente, poco a poco el presente que pasa a ser pasado perderá detalles, quedará siendo una verdad personal a medias y se desvanecerá, la orquesta perfecta se disipará continuamente hasta ser suplida por algunas otras orquestas, más hermosas, más épicas, más perfectas.
Edelman, en su libro The Mindful Brain, nos propone el Darwinismo Neural, una teoría sobre el funcionamiento del cerebro [ que honestamente explica mejor Oliver Sacks en su autobiografía ], donde evoca una suerte de método cerebral. Es complejo explicarlo sin caer en algún error por mi parte, pero, grosso modo, Edelman nos otorga una aproximación (pues por supuesto hay detractores que tienen una opinión acertada sobre su método) de cómo el cerebro se comporta de manifiesto a las experiencias del mundo real desde la etapa prenatal hasta día a día en la vida de cualquier persona. Para Edelman la experiencia es lo más importante en todo este vacuo sistema, propone que lo único que en verdad importa es la supervivencia de neuronas. Hay una lucha constante entre neuronas, por ende entre recuerdos, sentidos, muchas de ellas mueren o mutan, son sustituidas o cambian su funcionamiento. Y es verdad que la teoría es un casco vacío, dibuja sólo el esqueleto, no es por completo la maquinaria de nuestra mente y por tanto no se puede hablar de cómo ocurren los sentimientos, algunas otras enfermedades mentales o ciertas situaciones en específico. En cambio propone una forma de reconocer cosas, de saber qué es precisamente y acercándonos a eso, puedo teorizar que nuestra orquesta se mantiene siempre comparando, luchando, viviendo en la mente como recuerdo, siendo sustituido constantemente y siendo obsoleto cada cierto tiempo. Los detractores y hasta los que apoyan a Edelman me considerarían un idiota al escribir esto y probablemente lo sea, pero el punto al que quiero o quisiera llegar es que el pasado no es sino química del recuerdo, verdad subjetiva que está a la espera de ser olvidada o sobrevivir a otros recuerdos. El Darwinismo Neural nos otorga el poder para entender esa lucha entre neuronas y aceptar que en algún punto el pasado sí existe y el pasado a veces nos hace daño y el pasado a veces nos hace feliz.
Ahora bien, soliloquio después, ¿Qué carajo tiene que ver el amor en el pasado? Es simple: el pasado nos condena a tener miedos. Yo soy el resultado de un pasado que me obliga a ser no menos que temeroso a lo que ocurre en mi presente. Mis neuronas están en constante recuerdo y temor por volver a cometer o, mejor dicho, sentir lo mismo que en mis orquestas melancólicas o tristes habita; pues, como Stephen King ha dicho, el miedo es un sentimiento que abarca e impide el cambio. No quiero ni recordar aquellas notas insulsas que me hirieron en algún insano punto de mi pasado, y en cambio quisiera convertir a mi presente en un pasado excelso que luche contra mis miedos y que tome su lugar, que me haga crecer neuronal y personalmente (y no, no es autoayuda barata). Y el amor, aunque suene a romántico medievo, a comparación del miedo, nos hace cambiar, nos evolucionan y convierte nuestros sentidos en un sólo mecanismo que evocan la mejor orquesta y que luchan contra el pesar del pasado. Y sin embargo parece que me contradigo al principio de este texto, pero no. El pasado nos confiere un cariño, es cierto, ya el pasado ha ocurrido y no volverán, si nos convertimos en Epimeteo, a ocurrir. El daño está en el pasado y eso es algo tranquilizante y una falsa capa de miedo por luchar en por el presente nos cubre, nos atormenta. Entonces esa es la cuestión final: ¿Luchamos por el miedo de convertir el presente en algo mejor, arriesgándonos a sufrir o sufrimos por el pasado por miedo al presente?
Yo elijo, pues, ser Prometeo: vivir en el presente y aceptar el pasado.
-Leonardo Velarde
Cassini invia nuove incredibili foto degli anelli di Saturno
Cassini invia nuove incredibili foto degli anelli di Saturno
Quest’immagine mostra una regione esterna dell’anello B di Saturno, fotografata da Cassini il 18 dicembre 2016 da una distanza di 52.000 km dagli anelli, ad un livello di dettaglio mai visto prima. Il bordo dell’anello B è perturbato dal più forte effetto di risonanza che interessa gli anelli, in relazione al satellite Mimas. In genere se si ha un sistema di molti corpi legati gravitazionalmente,…
View On WordPress
Epimeteo, il piccolo ‘titano’ di Saturno
Epimeteo, il piccolo ‘titano’ di Saturno
Sotto gli occhi della sonda Cassini una delle lune ‘formato mignon’ tra quelle che affollano il sistema del pianeta. Aspetto irregolare e aspro sono il tratto distintivo di questo satellite naturale. Si arricchisce di una nuova immagine l’album della grande famiglia di Saturno. L’obiettivo di Cassini, la sonda NASA–ESA–ASI giunta nel sistema del ‘gigante ad anelli’ nel 2004, ha immortalato questa…
View On WordPress