Con la fine dell'età degli eroi, inizia quella degli uomini. L'essere umano, nel periodo Rinascimentale, viene considerato l'unica creatura dotata di libertà e quindi capace di tendere verso gli dei o degenerarsi e raggiungere il livello delle bestie. Tale fenomeno viene, poi, rafforzato nel mondo moderno: l'uomo non è solo in grado di scegliere dove dirigere la propria libertà; ma è il vero costruttore della propria fortuna. È in grado di costruire strumenti ed arnesi e di reinterpretare tutte le credenze precedenti, prima riportate in forma di mito, grazie all'utilizzo del proprio intelletto. Non è un caso che, la poesia epica venga sostituita dalla prosa: l'unica in grado di spiegare efficacemente il mondo circostante. Emerge la volontà di condividere le proprie conoscenze e di riprodurle in forma di esperimento (ricordiamo che l'uomo è l'unico animale in grado di trasmettere i propri ricordi e le proprie esperienze alle future generazioni). Tale età corrisponde, per Vico, alla maturità dell'uomo e della civiltà ed è rappresentata dalla forma di governo della Repubblica. Nella Repubblica gli uomini discutono, litigano e si schierano; lo scopo principale è il raggiungimento di un accordo. Non serve che tutti la pensino allo stesso modo: basta solo raggiungere una certa maggioranza ed è per questo che la comunicazione diventa, da questo momento in poi, un elemento fondamentale. Lo studio delle tecniche e dei modi in cui si riproduce permette di migliorare le proprie doti oratorie e le proprie capacità di convincere gli altri; ma non basta solo partecipare alle discussioni; bisogna anche permette agli altri di comprendere. Ed è proprio questo l'obiettivo che si poneva un movimento che, proprio in quel periodo nasceva in Europa e, aveva come scopo quello di liberare l'uomo dall'ignoranza; ossia l'Illuminismo.












