Into the chat.
C'era una volta, in un luogo non molto distante da qui, uno splendido castello fatato, fatto di mille stanze e finestre, in cui vivevano felicemente tanti personaggi dai nick strani. Tra i più strani di tutti c'era Lelio, un simpatico nano da giardino parlante, che dall'alto dei suoi 165cm di ignoranza e capelli piastrati, trascorreva le sue serate narrando aneddoti sulla sua moto (bruuum-bruuuum) e le sue notti passate a scavare buche in spiaggia. C'era poi Naly, una dolcissima fanciulla che si dilettava nel rallegrare la corte con improbabili giochi musicali ed astrologiche intuizioni, insultando privatamente chiunque avesse osato offenderla pubblicamente. E c'era ancora Altin, il saggio del villaggio, che dubitava di Naly, credendo piuttosto che lei fosse Gino, un famoso fabbro del beneventano. Ma in ogni caso, la vita trascorreva felicemente tra quelle quattro mura invisibili, tanto che ogni sera, nella stanza più gratuita di tutte, si banchettava e ci si divertiva a ritmo di sconclusionate conversazioni. Come quella volta in cui, il prode Federico10 raccontava di quanto fosse importante che la sua futura-nonché-improbabile-amata non avesse mai ricevuto alcun bacio d'amore se non il suo, pena la disattivazione, come una Biancaneve qualsiasi, che però somigliasse ad una minorenne Giorgia Surina. Sembrava che nulla potesse intaccare quel celestiale luogo, finché, durante una tempestosa notte, non fece ingresso un losco figuro nascosto da un mantello di pelle di cobra ed arachidi ricoperte con cioccolato a latte: era l'infido Mister Taco, il custode del castello. Mister Taco sedeva nel luogo più freddo della fortezza, in alto a destra, lì dove in genere ci sono i bagni, ed evitava qualsivoglia contatto con tutti gli altri abitanti, un po' a causa dell'ostilità che traspariva dai suoi piccoli occhi gialli e un po' a causa della sua incapacità di socializzare. Ad ogni modo, la sua sola presenza nel castello aveva portato via quasi tutta la spensieratezza, tanto che buona parte degli utenti preferiva rifugiarsi in privato, se non addirittura nelle stanze dedicate ai single o agli anziani, pur di non farsi scacciare dal gelido guardiano. E fu per questa ragione che una giovane donzella dall'ordinaria follia intraprese un lungo viaggio, alla ricerca dell'eroe che avrebbe potuto mettere fine a tutto questo. La giovine, accompagnata dalla sua psicopatica aiutante DangerousFiRe, vagò per quattro giorni e quattro notti finché non raggiunse l'Isola di Trollandia. Lì, e solo lì, tra un inutile Hollow, che giocava a testacoda da solo, ed un profetico Uruk, messia del dio Bacco, viveva il più coraggioso di tutti i cavalieri, l'unico capace di trollare sia a trotto che a galoppo: Sir Marvel. Non appena la giovane-voi-sapete-chi vide il cavaliere, il suo cuore si riempì di gioia e battute sconce da fare al più presto in pubblica corte, mentre la sua aiutante decise di gettare in un pericoloso fuoco tutte le sue frasi fatte da zitella acida vagamente vecchia. E così Sir Marvel, in groppa al suo cavalluccio marino AriEl, raggiunse il castello per sconfiggere Mister Taco. Il duello tra i due fu epico, ma ancor più epica fu la neomelodica colonna sonora cantata da Indiscipline, Mongola e SplendidaSplendente: Non mollare mai di Gigi D'Alessio. La musica partenopea accompagnava i due sfidanti, mentre uno schivava i colpi l'altro schifava il cantante. La tensione era alle stelle e proprio nel momento in cui Sir Marvel stava per averla vinta su Mister Taco, una figura misteriosa spuntò da lontano, bassa e spaventosa al contempo. Gigi D'Alessio smise di riecheggiare nell'aria, ed il suo posto fu presto preso da Frank Sinatra con la sua My Way. I due duellanti (se fossero stati tre si sarebbero chiamati trellanti?) si fermarono all'istante, l'uno con in volto l'espressione della paura, l'altro felice come se avesse finalmente visto una donna nuda. La musica cambiò ancora e stavolta era Nancy Sinatra a cantare: Ban Ban, My Way shot me down, e così il fiero Sir Marvel fu definitivamente sconfitto e venne per sempre bandito dal castello. La cacciata del cavaliere aveva sconvolto gli animi degli utenti: ognuno di loro era finalmente pronto ad alzarsi e a combattere per la libertà di espressione, parola e parolaccia. Nessuno avrebbe più subito le angherie del perfido Mister Taco, tant'è che uno dopo l’altro, gli abitanti del castello, o perlomeno quelli in grado di comporre frasi di senso compiuto, iniziarono ad infrangere le regole, dapprima timidamente e poi sempre più spavaldamente. Il freddo guardiano notturno non era più in grado di tenere a bada la rivolta e si sentì costretto ad invocare l'aiuto di colui che era giunto in suo soccorso già nel precedente duello: MyWay. MyWay era una figura mitologica, con la faccia da topo ed il corpo da gnomo, dotato di superpoteri inutili, come quello di sembrare più viscido di Alvaro Vitali e ^DaemonGood^ messi insieme, ma dotato anche delle chiavi del castello. Per questo motivo era lui a determinare chi avesse il diritto di restare all'interno delle mura della fortezza, e chi invece fosse destinato ad un destino ben peggiore: crearsi una vita all'infuori della chat. Le prime ad essere bandite furono Mongola e DangerousFire, seguite poi da SplendidaSplendente ed OrdinariaFollia; ma la sua inarrestabile corsa non si fermò, finché non decise di bandire per sempre anche la punteggiatura. Sono oscuri i motivi che l'abbiano portato a prendere una decisione così drastica, nel villaggio accanto alcune vecchie megere dicevano che l'avesse fatto a causa della sua incapacità di trovare il punto G, e che per questo avesse sviluppato un profondo odio verso qualsiasi punto in generale. Sta di fatto che da quel momento in poi l'italiano corretto venne per sempre bandito dal castello, e così questa favola non può avere alcun lieto fine.
E vissero per sempre ignorati e ignoranti.
"In chat la punteggiatura non serve, ma l'ignoranza sì!"
Sii una capra, vai in chat gratis.
THE END.
Muschi& +1














