Vedere il tuo sorriso
è come vedere l' arcobaleno.
Cos'è quella specie vita che mi travolge
quando sei anche a 10 metri da me?
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Vedere il tuo sorriso
è come vedere l' arcobaleno.
Cos'è quella specie vita che mi travolge
quando sei anche a 10 metri da me?
Io non sono arrabbiata.
Non sono arrabbiata per come le cose siano andate tra di noi. Non sono arrabbiata perché io ho scelto di andare via. Sono arrabbiata perché tu mi hai permesso di farlo.
Circa una volta l’anno, quando le giornate sono più pesanti e i ricordi più offuscati, mi concedo una sera solo per te. Riapro la mia grande scatola piena di ricordi e riassaporo ogni attimo come fosse ieri. Rivivo l’agitazione del vederti quelle poche volte l’anno, del sentirti vicino a me, dello sperare che un tuo bacio non si posi solo su un angolo delle mie labbra.
Rivivo i ricordi di quando ero una ragazzina.
Poi mi ricompongo. Penso: sono una donna ora.
Eppure quella sensazione rimane. Quella sensazione di essere sempre a metà. A metà perchè le uniche volte in cui mi sento intera, è quando tu sei di fronte a me.
Ora ho la mia vita, il mio lavoro, il mio compagno. Ho una vita che mi soddisfa e amo ciò che faccio.
Eppure, è anche ciò che fai tu.
Nel percorso della nostra vita insieme ho sempre pensato che fossero solo coincidenze: che il tuo gatto non si chiamasse come me per un motivo, che non avessimo scelto inconsapevolmente lo stesso indirizzo di laurea per un motivo, che non lavorassimo nello stesso posto per un motivo, che non riniziassimo a fumare o a smettere negli stessi momenti per un motivo, che non trovassi le nostre iniziali scritte in una città sconosciuta per un motivo.
Per me sono sempre state coincidenze.
Per me, ragazzina.
Per me, donna, queste coincidenze cadono e inizio a credere che siano solo modalità con cui il destino beffardo si prende gioco di noi.
Ora, però, io sono una donna e tu sei un uomo.
Ma quanto vorrei poter rivivere quegli attimi in cui, insieme, potremmo tornare ragazzini.
Non so cosa mi tenga ancorata a te, cosa mi porti a ricercarti ovunque e sempre. Ma so, che sarà così per sempre.
So che non ti sbilancerai mai dalla tua posizione, che non proverai a portarmi via dalle braccia di un altro uomo perchè sai cosa è il rispetto, che non proverai ancora a scombussolarmi la vita perché, ora, sai quanto ci ho messo per ricomporla.
So che resteremo sempre in bilico, sempre in equilibrio su una corda fine.
Ma tu, per sempre, mi terrai in vita su questa corda su cui io mi impongo di stare. Mi darai sempre quel battito in più per farmi sentire viva. Mi darai sempre qualcosa per cui restare aggrappata ai ricordi che ho.
E io, immensamente, amerò questa corda su cui tu mi fai ballare.
Anche sapendo che, se dovessi cadere, non sarai più tu a prendermi.
Oh Ade
Che sei salito nei giardini di Demetra per rubarmi al sole d'Apollo
Perché mi conosci meglio di me stessa e, come un fiore, mi hai colto per donarmi quei regni oscuri che non mi permettevo di vedere
Ma ora, nel tuo regno che sento anche mio, io mi conosco
Io mi riconosco
Solo tu potevi guardare le mie rose ed amarne le spine
E ho imparato ad amare ció che, di me stessa, non avevo mai amato
Regina di un regno a cui non anelavo
Ma che mi appartiene, come i miei desideri piú oscuri che tanto temevo
E che invece non temo piú.
Oh Ade
Che mi guardi innamorato e sorridi
E dici che si muore un po' piú felici, quando dall'altra parte é primavera
Chi lo avrebbe mai pensato che, anche nell'oscuritá piú profonda, si potesse sentire il profumo dei fiori.
.
.
.
Tu eri perdere la concezione del tutto e ritrovarsi col tutto dentro
Sono sempre stata innamorara dell'amore e delle emozioni che comporta.
Mi sono innamorata mille volte e mille e una volta ho provato il dolore del risveglio da quel torpore e andavo avanti.
Non rinnego nulla, perché ho vissuto.
Ma c'é un uomo.
Un uomo che frequentai per qualche settimana, ma che mi trasformó in quella donna che volevo diventare, in quella donna a cui sono sempre piú vicina.
Un uomo con cui il tempo era eterno, o semplicemente non esisteva quando eravamo assieme
Un uomo che era me, e io ero lui.
Risvegliava le mie paure, me le mostrava e le baciava come se fossero le parti piú belle della mia anima.
Ogni bacio era "troppo".
Fare l'amore con lui era "troppo".
Capirci come se fossimo cresciuti assieme era "troppo" e al suo tocco ogni parte di me era una zona erogena, anche l'inconscio.
Ci separammo perché quel "troppo" sembrava volerci consumare, e lui temeva di restarne disidratato, mentre io volevo farmi consumare da quella fiamma.
Saremo rinati, come le fenici.
E sai, dopo due anni ancora ti sogno piú di quanto sia umano fare. E io lo so che ti manco, perché quello che avevamo é raro, la fiamma che abbiamo acceso é sacra.
E allora mi ameró un po' di piú ogni giorno, e tu di rimando accetterai le tue ombre.
Torneremo a consumarci, perché avremo capito che stare insieme é sí una fiamma che ci consuma, ma solo per farci rinascere dalle ceneri piú forti di prima.
Preso da "IL BOSCO FEMMINA"
FIAMMA GEMELLA? APOLOGIA DI REATO
Mi manchi come uomo, non come controparte animica, mio “sé superiore”, metà dell’androgino.
Mi manchi proprio come uomo, nel tuo corpo specifico che non esisterà mai più uguale, nei tuoi occhi unici nell’universo, con una lingua propria che non inventerà mai più nessuno in tutti gli eoni di Dio.
Mi manchi proprio nella tua ironia specifica, non nella tua estensione divina, non nello spirito, non nell’esoterismo.
Mi manchi nel ridere insieme, qui, finiti, pieni di difetti e di paure.
Non mi interessa del corpo che sarai e che saremo, mi manca vedere con gli occhi la bellezza che irradi nel mondo ogni giorno.
Mi manchi perché continui a fare cose e dirmi cose nei sogni, oracolo personale, l'assurdità dei miracoli, ti vedo quando non mi vedi e mi vedi quando non ti vedo, come i lupi, nessuno potrà capire, non certo l’uomo che non sa di essere Dio, l’uomo che sei, non certo la donna che non sa di essere Dea, la donna che sono.
Mi manca l'enigma dei tuoi occhi. Mi manca come mi facevi ridere.
www.ilboscofemmina.com
Stavamo facendo l'amore.
Ci conoscevamo da poche settimane, invece mi sembrava un'eternità.
In quel momento, iniziammo a baciarci.
Io non so cosa fosse, non so cosa successe, ma ad un tratto smettemmo la nostra rincorsa al piacere, completamente assorti in quel bacio che sembrava volesse entrarci nell'anima. Mi sentivo persa e ritrovata, stavo andando a fondo ma non vedevo la fine, lui dove iniziava? Perché sembrava non fossimo lí, eppure non ero mai stata cosí tanto presente? Dov'erano i nostri confini, dove finivamo noi e dove iniziava il resto del mondo?
E cadevo. Ed era troppo.
Appoggiai una mano sul suo cuore, mi concentrai sul mio battito, potevano due cuori pulsare insieme? Stavo impazzendo?
Mi staccai da quel bacio, prima di perdermi del tutto.
Chissà se, quando ti dicono che devi essere un tutt'uno con l'Universo, sanno di cosa parlano.
Era suo lo sguardo? O erano i miei occhi che vedevo? E ancora, dove inziavo io, dove lui? Sto impazzendo? Lui lo sente?
Perché a me sembrava di sbriciolarmi e ricostruirmi e perdermi e non sapevo se sarei sopravvissuta a tutto quello.
Restammo a guardarci, una domanda che non osavamo farci: "cosa sta succedendo?".
Pensai "ti amo", lui mi diede un bacio sulla fronte.
E forse é stato lí, in quel momento, che la paura ha piantato il suo seme. Che i nostri traumi sono tornati alla superficie.
Come se qualcuno ci avesse fatto assaggiare il paradiso, per poi togliercelo e dirci "se ne vuoi ancora, sistema te stesso, poi ne riparliamo.
Sempre sempre...