Negli anni ’60 – ’80 l’interesse degli italiani per la fotografia era certo superiore ad oggi. Non intendo riferirmi alla quantità ed alla qualità delle foto scattate: attualmente i numeri sono assai maggiori e la qualità è mediamente, superiore rispetto al passato. Mi riferisco alla passione con la quale ci si accostava a questo mondo pieno di incertezze, di variabili per un risultato finale da verificare solo al termine di tutti i procedimenti. Un elenco di tali variabili sarebbe infinito e, spesso, un fattore trascurato decideva l’insuccesso di un’intera spedizione fotografica domenicale.
A dimostrazione di quando appena detto basta ricordare che in quegli anni si pubblicavano in Italia ben tredici riviste mensili di fotografia. L’ultima nata si era scelto il titolo “Foto 13“ ma non le portò troppa fortuna. La più nota era Fotografare dell’amico Cesco Ciapanna, nata da una costola del Progresso Fotografico che, per qualche tempo, divenne addirittura quindicinale. Per la maggior parte l’impostazione non era dissimile dalle riviste attuali: test, confronti, colloqui con i lettori, concorsi, ecc. Alcune riviste, specie quelle pubblicate in altri paesi e stampate in Italia su concessione, avevano un’impronta totalmente diversa. Basti pensare a Camera dove ogni foto, stampata a pagina intera in una qualità insuperabile, era un’opera d’arte. La sua diffusione fu abbastanza limitata in ragione dell’alto costo, ma le copie che ancora possiedo sono perfette dopo mezzo secolo e oltre. Un’altra pubblicazione mensile, curata dal caro Lanfranco Colombo, fu Popular Photography Italiana che, per contenuti, si poneva una spanna sopra le altre. Vi trovavi fotografie di Mario de Biasi, Federico Patellani, Giorgio Lotti, Gianfranco Moroldo ecc. Non tutti conosceranno oggi i loro lavori ed è un vero peccato. Ma non c’erano solo fotografi Italiani, anche Eisenstaedt, D.Duncan, Cartier Bresson, Eugene Smith, Jean Loup Sieff e via di questo passo magari con commenti del giovane Giorgio Bocca o di Paolo Monti, altro grandissimo fotografo. E’ una gioia riprendere in mano queste pubblicazioni, che ho tutte rilegate in tela o in cuoio, e che cominciano a diventare un po’ pesanti per me, ma una volta aperte mi regalano momenti indimenticabili. Ebbi anche io qualche piccola collaborazione con Popular Photography limitatamente alla chimica fotografica. Nelle riviste più evolute, attraverso i servizi pubblicati, non si parlava solo di fotografia ma anche di cinema, vita, musica, arte… Gli stessi nomi di Lanfranco Colombo e dei suoi collaboratori che appaiono qui sotto incutono rispetto.
Nel 1961 Wladimiro Settimelli e Ando Gilardi organizzano la più grande mostra sulle origini della fotografia in Italia. Una fotografia esposta e riguardante il Risorgimento italiano fu scattata con lastre di 40x50 cm: 12 scatti uniti assieme formavano il negativo più lungo del mondo, quasi 5 metri! Per il cinema è presente la critica del film Il segno della legge con Henry Fonda mentre Giuseppe Pino, in un ampio servizio di 30 foto, ci offre bellissime immagini dei Rolling Stones con ragazzini nei quali si fatica a riconoscere Mick Jagger e compagni. Ad Amsterdam Massimo Vitali fotografa i Provos, i primi giovani ribelli in attesa del ’68. Per concludere le rubriche: La grammatica dell’immagine, lezioni, tavole rotonde su specifici argomenti che stavolta riguardano Nikon F e Nikkormat. Niente male per un solo numero, vi pare? I profondi cambiamenti nel contenuto delle Riviste di Fotografia, iniziati già a partire dagli anni ’70, si sono conclusi nell’ultimo decennio del secolo scorso. La Fotografia vera e propria non rappresenta l’argomento più importante nella pubblicazione, il suo posto, parlando di spazio dedicato, è stato preso dalle attrezzature. Apparecchi, obiettivi, test a volontà, magari anche scopiazzati o controversi, tutto quanto si riferisce al mezzo con le implicazioni di pubblicità immaginabili, costituisce pressocchè la totalità del contenuto. Sotto un certo aspetto, la spinta all’acquisto dell’ultimo modello e la mancanza di immagini di alto livello come riferimento, può rendere la pubblicazione diseducativa.
Sono, naturalmente, pareri personali che, tuttavia, mi sento di confermare mettendo a confronto due copertine della stessa vista. La prima risale al 1989 e contiene immagini di Ansel Adams, Alvarez Bravo, Carrese, Guidolotti ecc., la seconda immagine, più recente, riporta in copertina un contenuto ben diverso limitandosi, per lo più, alle prove comparative.
En su primer día, el Festival de Imagen organizado por el grupo de artistas de “Foto13” ha resultado todo un éxito, a juzgar por las reacciones del público que en su tránsito por el Portal Grande no deja de sorprenderse con la innovadora exposición libre…