A proposito di enigmi ed enigmisti
Dopo l’episodio della Sfinge, Edipo divenne noto come risolutore di enigmi, eccelso ragionatore, e, in quanto tale, degno di regnare su Tebe. Ma ciò che Edipo non poteva immaginare - e qui sta la grandiosità del mito - era che la sua stessa vita si era trasformata nel più intricato dei rompicapi, uno che nemmeno il suo grande acume poteva risolvere.
Quando la peste si abbatté sulla sua città, Edipo inviò suo cognato Creonte ad interrogare l’oracolo di Delfi su come debellare il flagello. L’oracolo rispose che la peste non avrebbe lasciato il suo regno se prima non fosse stata fatta giustizia per la morte di Laio, il vecchio Re: a Tebe c’era un assassino a piede libero.
Edipo dunque vestì i panni dell’investigatore, si mise sulle tracce dell’assassino, interrogò nemici e conoscenti, cercò prove e indizi, senza però venire a capo del mistero. Decise infine di rivolgersi a Tiresia, il veggente cieco, il quale tentò in tutti i modi di evitare la risposta, conscio del dolore che la verità avrebbe provocato. Il Re di Tebe venne portato a credere allora che fosse Tiresia il responsabile, in combutta con Creonte. Questo evento dimostra come sia più difficile risolvere gli enigmi da una prospettiva troppo ravvicinata.
“Questo Tiresia non è poi un granché come veggente”, dovettero pensare i tebani. “Non avevi forse predetto che Laio sarebbe stato ucciso dal suo stesso figlio?”, disse la regina Giocasta “e invece tutti sanno che il Re è stato assassinato da un gruppo di briganti in un trivio”. La parola “trivio*” smosse qualcosa nel cuore di Edipo, come una tenda che increspandosi comincia a far filtrare qualche raggio di luce. “Che strano, questa faccenda mi ricorda qualcosa”.
Tutto procedeva come stabilito, gli assassini stavano per essere condannati, un altro indovinello risolto dal genio di Edipo.
Non fosse che da Corinto giunse un araldo ad annunciare la morte di Polibo, l’uomo che fino a quel momento Edipo aveva creduto suo padre. “È fatta, dunque, non ci sono più dubbi, il caso è chiuso”. Ma l’araldo aggiunse “In realtà, sire, Polibo non era tuo padre”. E fu in quel momento che il velo si sollevò, mostrando la verità in tutta la sua chiarezza: una luce così forte che gli occhi non potevano sopportarla e infatti Edipo se li strappò via (mentre Giocasta, sua madre e moglie, si impiccò).
*della simbologia di trivi, snodi e incroci, e di quali forze vi risiedano sin dall’alba dei tempi sarebbe bello parlarne in maniera più approfondita in futuro - o dedicarle almeno una serie di “reblog”. Per ora basti ricordare la loro valenza di intersezioni tanto di strade quanto di umani destini.