Merope: "Le avversità hanno preteso da me, come compenso, ciò che io amavo di più, ma mi hanno reso saggia."
-Euripide
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Merope: "Le avversità hanno preteso da me, come compenso, ciò che io amavo di più, ma mi hanno reso saggia."
-Euripide
Oblio e memoria sono i due strumenti del dissetamento. Se si beve dalla corrente dell'oblio si dimentica tutto e si rinasce a una nuova vita, cioè la sete è soltanto ingannata, e l'arsura non tarda a ripresentarsi in una nuova individuazione. Ma se si beve dalla fonte di Mnemosine, come testimoniano queste laminette, la memoria fa recuperare la conoscenza del passato e dell'immutabile, l'uomo riconosce la sua origine divina e si identifica in Dioniso, e l'arsura non viene spenta, ma dissetata, da una gelida, divina, prorompente conoscenza.
Creonte: “E tu non ti vergogni di pensare diversamente da costoro?”
Sofocle, Antigone
Così contro Alessandro i due figli di Atreo spedisce Zeus, il potente iddio protettore degli ospiti. E intorno alla donna adultera suscita una dopo l’altra battaglie: e si vedranno guerrieri che piegano le membra, e ginocchia puntate nella polvere, e lance spezzate, di Troiani e di Danai insieme. Dovunque sia ora il destino, per tutti è segnato [...]
Apparve il re degli uccelli ai re delle navi.
Le vie della saggezza Zeus aprì ai mortali, facendo valere la legge che sapere è soffrire.
E immerse il collo nel collare della necessità.
Silenzioso, umiliato, dolente, senza parole di sdegno, sta Menelao in disparte. Nel suo desiderio di amore, gli sembra ancora di scorgere, in fantasma, regina della casa, la donna oltremarina. Statue belle di lei non hanno più grazia; dagli occhi vuoti l’amore è fuggito.
È Ares che i vivi scambia coi morti, che nella battaglia regge la bilancia, che da Ilio rimanda ai famigliari, tolta dal rogo, una polvere greve di amari compianti, che di una cenere di uomini riempie i lebèti, peso leggero.
Eschilo, Agamennone
[Eschilo, amore a prima vista]
Ieri sono stata al teatro a vedere una messa in scena delle Baccanti di Euripide.
La violenza sublime del teatro classico ha riscattato settimane e settimane di astenia. Una messa in scena così potente, curata in ogni dettaglio, torna a farmi credere nella forza del mito e dell’intuizione artistica.
Sento di potermi salvare, in un frammento del mio sogno. Ricordo come di aver portato con me dal passato quei canti, quei momenti di dramma. È una scoperta e al contempo un ricordo antichissimo disseppellito.
“Mi sento maledetto Sento il male dentro Non c'è cura è la paura di non fare centro E stare certo di nulla Restare fermo al centro di un cerchio di gente che urla Un passato che turba E un presente random Hai presente quando tutto crolla e ti piglia male Veramente tanto Tipo che non vuoi gente accanto”
-Jesto
Prendi tua figlia, portala a Siracusa, siediti sui gradoni del teatro greco e insegnale lo splendore della disubbidienza. È rischioso ma è più rischioso non farlo mai.
Sofocle - Antigone
John William Waterhouse, Medea "Ti vidi e fu la mia rovina, e arsi di un fuoco sconosciuto, come le torce di pino ardono presso gli dei." Ovidio