30 aprile 2026, ore 22:00
Da qualche parte in Vietnam verso Hoi An
Non so quando riuscirò a pubblicare quello che sto scrivendo. Attualmente sono su uno sleeping bus diretta verso Hoi An. Sono circa 16h di viaggio e sono l'unica cogliona (o intelligente, a seconda delle opinioni) a non avere una SIM tramite cui usare internet e il bus dice di averlo ma in realtà non c'è. (In realtà ce l'ho una eSIM ma non mi funziona... poco male perché riesco sempre a campare come sempre benissimo solo con i wifi degli alloggi + quelli pubblici che trovo in giro + Google Maps.)
Durante questo lungo viaggio mi sarebbe stato sicuramente utile per ammazzare il tempo, ma devo dire che 3/4h sono passate semplicemente facendo pulizia foto sul cellulare e facendo scorrere i pensieri.
Uno di questi riguarda appunto a quanto ci siamo disabituati a non fare letteralmente nulla. Tutti noi qui in questo bus non siamo i primi a viaggiare in questo paese così remoto, anzi, chissà quanti prima di noi negli anni 70/80/90 sono venuti qui quando non esisteva internet e hanno viaggiato come stiamo facendo noi, in un bus per 16h. Come ammazzava il tempo la gente a quei tempi? Leggeva, scriveva, pensava. Tutto qui. Eppure oggi se non abbiamo la connessione internet ci sentiamo letteralmente amputati.
Infatti questa è un'ottima occasione per me per scrivere un po' di quello che sto pensando in questi giorni di viaggio, dato che viaggiare per me significa visitare senza sprecare tempo prezioso, finendo per essere più impegnata che durante la mia quotidianità e quindi senza tempo materiale per buttare giù i pensieri mettendoli in ordine.
Prima cosa: Hanoi è come Napoli. Letteralmente. Lo stesso caos, le stesse non-regole stradali, lo stesso stare costantemente per strada: vendere, comprare, viverla.
Quando sono uscita fuori mi sono sentita parzialmente a casa e ho pensato:"Io ho bisogno di questo caos nella mia vita". Il Giappone in questo senso è noia, piattume, morte di vita allo stato puro. Sono consapevole che è parzialmente idealizzazione perché nel caos non ci vivo più, ma mi manca lo stesso.
Per il resto mi ha ricordato molto l'India e i miei amici indiani hanno confermato.
Hanoi è piena di turisti da tutto il mondo. Cinesi, americani, russi, francesi, italiani... molti di loro li ho visti in giro in gruppi con delle guide. Se sono tour organizzati già prima della partenza con tutto incluso nel prezzo riesco parzialmente a comprendere, ma onestamente pagare una guida privata la trovo per certi versi una scelta classista, capitalista e da pignoni. Ho fatto un tour guidato di 1 giorno a Ninh Binh, quindi so quello che dico.
Innanzitutto, se è pur vero che una guida può spiegarti cose di cui difficilmente verresti a sapere, la verità è anche che: 1. La gente non legge più nessuno dei pannelli esplicativi che si trovano in tutti i siti archeologici 2. Nessuno ha la curiosità di andarsi a cercare la storia dei posti che visita (nel 2026 basterebbe solo chiedere a ChatGPT per avere un riassunto) 3. Il turismo di massa ha reso il lavoro delle guide un altro di quei lavori di merda dalla bassissima qualità nella maggioranza dei casi per cui: spesso non parlano bene la lingua che dovrebbero saper parlare (la mia guida in inglese aveva purtroppo una pronuncia orrenda e ho capito 3/4 di quello che diceva + ho origliato una guida che parlava italiano e a tratti pareva non sapere manco lui che era/anno era successo un fatto) + spesso non sanno alcun aneddoto aggiuntivo (quindi ti spiegano semplicemente quello che è scritto sui pannelli) e ti fanno semplicemente da accompagnatore (ho dovuto ascoltare altre guide per saperne di più dei posti che stavo visitando).
In sintesi, la solita storia del turismo di massa capitalista: la gente si sente ricca, servita e riverita per avere un servizio "ad personam" e invece non si rende conto che, se se lo può permettere, vuol dire che il servizio è scarso nel 99% dei casi e che si potrebbe fare benissimo a meno.
Pensando a quelli che vengono in Giappone e che vivono la stessa sensazione che provo io adesso, non metto in dubbio che assumere un guida potrebbe anche essere un modo per sentirsi "sicuri" e "guidati" in un posto dove non si conosce la lingua, il sistema dei trasporti ecc, oppure che potrebbe tornare utile per tipi come me che amano mangiare cose tipiche nella maniera più local possibile e così via... però personalmente la trovo una spesa abbastanza inutile.
Anzi, anche se in Giappone un po' non li capivo questo tipo di turisti, adesso penso che in fondo ci sia una sorta di magia anche nel viaggiare senza capire un cazzo del posto in cui ci si trova.
Perdi pezzi, è vero, ma che ci puoi fare?
Infatti una cosa che ho pensato è che se io avessi una guida, non vorrei mi portasse solo in giro a raccontarmi cose storiche, ma vorrei che mi parlasse anche e soprattutto di cose scomode, cose di cui una guida forse non avrebbe così tanta voglia di parlare. Ad esempio: cosa pensano i vietnamiti del governo? Come vivono i vietnamiti? Qual è il salario medio? È facile o difficile vivere?
Insomma, domande che si fanno a un amico, più che a una guida...
A quanto pare il destino mi ha origliato.
Oggi mentre ero a zonzo per Hanoi per far passare la giornata, vedo un tizio che cammina su un ponte dove pensavo che i pedoni non potessero andare. Poiché volevo vedere meglio il fiume Rosso che attraversa Hanoi ho provato a capire da dove cavolo si potesse raggiungere l'entrata su questo ponte. Arrivo e ci sono continui cartelli che non fanno altro che dire chiaramente "VIETATO ENTRARE", in più c'era una sorta di cancello che non permetteva l'accesso. Davanti a me c'era una persona che evidentemente voleva andare sul ponte come me e al cancello che fa? Si sdraia a terra e passa per sotto. Mi dico:"Che me ne fotte, allora lo faccio pure io" e mi trovo questa ragazzina dall'altra parte che mi aveva sorriso prima di passare.
Ha 18 anni, è di Hanoi, parla benissimo inglese ed era la seconda vota che veniva su quel ponte, costruito per volere dei francesi durante l'occupazione e ora in stato di abbandono, con lavori di manutenzione bloccati.
Scendiamo dal ponte e arriviamo sotto sotto alle sponde del fiume Rosso. Mi dice che in realtà in vietnamita si chiama "fiume Rosa" e non si capisce perché è a causa dei francesi che ora è chiamato nelle altre lingue "rosso". Vicino a un pilastro del ponte ci sono tutta una serie di porcellane messe in ordine, come se fosse una collezione. Si avvicina un vecchietto dall'aria un po' nervosa, mentre lo dico anche alla ragazza, se ne va. Però quando stiamo per tornare sul ponte lo incrociamo di nuovo e lei gli fa delle domande. Quando finiscono mi dice:"Praticamente ha raccolto lui quelle porcellane. Dice che poiché la gente che viene qui sul fiume può tagliarsi, lui le raccoglie e le mette lì".
Arriviamo poi fino all'altra parte di Hanoi, quella nuova, e gironzoliamo un pochino finché non legge uno striscione e mi dice:"A quanto pare la gente di qui non si considera parte di Hanoi... c'è scritto di non chiamarli cittadini di Hanoi".
Mi racconta che è all'ultimo anno di scuole superiori e che dopo vorrebbe continuare con l'università, anche se vorrebbe studiare qualcosa che sa non le offrirà grandi opportunità lavorative. Le chiedo di che si tratta e mi dice "Vorrei studiare filosofia". Batto le mani facendole un applauso. Le dico che io invece mi pento di non aver studiato filosofia all'università e che per questo motivo mi sono promessa che un giorno, non so quando, la studierò come seconda laurea. Ho fatto il suo stesso errore: ho studiato lingue straniere per avere una maggiore possibilità in ambito lavorativo, ma la verità è che ormai il lavoro non c'è da nessuna parte, quindi tanto vale studiare quello che piace. Anche perché sicuramente filosofia le darà la giusta elasticità mentale.
Mi dice che un suo amico che pure studia filosofia attualmente si è preso un anno sabbatico. Dice che la filosofia antica si studia abbastanza bene ma che l'insegnamento della filosofia moderna ha delle mancanze importanti. Probabilmente, dice, è perché il governo non vuole che si espandino troppo certe idee però non capiscono che più ci privano, più noi vogliamo uscire fuori.
Poiché mi ha menzionato che in Italia spesso le università forniscono delle borse di studio per stranieri, le ho consigliato anche magari di fare un anno all'estero in un paese a caso, così da poter in qualche modo allargare ancora di più la prospettiva.
Torniamo indietro con un bus pubblico che a quanto pare oggi 30 Aprile è gratis perché è festa nazionale, ovvero il giorno dell'unificazione del Vietnam e la ritirata degli USA dal paese. Mentre passeggiamo, mi racconta che la società del bus che abbiamo preso produce anche motorini elettrici e che tutti gli impiegati sono obbligati a comprare solo i loro prodotti. In più, in alcune aree della città, i motorini normali non possono circolare per cui il governo vuole incentivare l'acquisto di quelli elettrici. In parole povere pare che il governo cerchi di indirizzare tutti all'acquisto dei prodotti di questo colosso perché evidentemente ci sono degli interessi dietro.
Mi dice anche che gli affitti ad Hanoi stanno diventando molto cari e che i ragazzi giovani non possono permettersi di vivere da soli per questo motivo. La rincuoro dicendole che su questo il Vietnam non è solo perché da italiana che vive in Giappone le posso assicurare che è così praticamente ovunque nel mondo ormai.
Mi porta a mangiare in una viuzza dimenticata dal mondo ma piena di bancarelle/ristoranti ambulanti. Come sempre non so cosa ho mangiato ma era talmente buono che ho fatto bis.
Dopo che sono andata a recuperare i bagagli che ho lasciato in ostello, ci dirigiamo in un cafè vicino all'agenzia di viaggi dove prenderò il bus. Prendiamo entrambe un coconut coffee (nuova dipendenza made in Vietnam dopo l'egg coffee) e le spiego che il cocco nel resto del mondo è caro (Giappone merda) oppure non è così fresco e saporito come quello di qui, quindi quando lascerò il Vietnam bevande come quelle mi mancheranno da morire. Lei mi ascolta quasi come non mi credesse e mi dice:"Come si fa a vivere senza coconut coffee?!?" Eh come darle torto...
Le chiedo del salario medio vietnamita e mi dice che è molto basso; una cameriera prende di media 3mln di don, mentre un affitto di solito è sui 5mln. Gli straordinari non sono pagati, anzi, se magari arrivi in ritardo sul posto di lavoro ti decurtano lo stipendio. I genitori vorrebbero che i figli non solo si sposassero, ma che andassero a vivere anche vicino (cosa impossibile per loro in queste condizioni). In più, ci sono sempre beghe sull'eredità e come spartirla tra figli, il trattamento migliore sempre riservato ai figli maschi... insomma, come sempre, tutto il mondo è paese.
Alla fine ci salutiamo nella speranza di poterci rivedere di nuovo da qualche parte nel mondo. Spero riesca a realizzare i suoi obiettivi perché mi sembra una ragazzina veramente in gamba.
Alla fine il post doveva essere sulle varie riflessioni di questo viaggio e invece è diventato un post su una riflessione più la giornata di oggi. Però ci ho messo più di 2h a scriverlo quindi ora col cazzo che lo modifico tutto. Però sono sicura mi perdonerete. 😁













