Il crowdfunding territoriale secondo GINGER
Nell’era del web 2.0 l’auspicato coinvolgimento degli individui si concretizza nella nascita del crowdfunding, inteso non come semplice meccanismo di dazione, ma come scambio reciproco tra chi dona e chi riceve, complice lo sviluppo di piattaforme ad hoc che incoraggiano la formazione di community online che condividono interessi e obiettivi. Vista la possibilità che fornisce la rete di annullare le barriere geografiche e accorciare le distanze, il più delle volte queste comunità sono formate da individui provenienti da tutto il mondo, il cui rapporto è destinato a svilupparsi prevalentemente sul web. La situazione cambia quando invece il crowdfunding diventa uno strumento di coinvolgimento di una comunità ben definita geograficamente, gli abitanti di una città per esempio, figure in grado di codificare i bisogni più urgenti e reali del luogo in cui vivono.
Ma quali vantaggi comporta l’adozione di questo innovativo strumento di accesso al credito rispetto ad altri metodi più ‘tradizionali’ di finanziamento? Per schiarirci un po’ le idee abbiamo lasciato parlare chi del crowdfunding civico ne ha fatto una professione.
Loro sono un gruppo di cinque ragazze che da anni lavorano nell’ambito della cultura e della creatività in Italia e all’estero, e nel 2013 hanno dato vita a ideaginger, la piattaforma di riferimento per la Gestione di Idee Nuove e Geniali in Emilia-Romagna, nonché una delle piattaforme di local crowdfunding più note in Italia. Sono state loro a lanciare “Un passo per San Luca”, una delle prime campagne di crowdfunding civico in Italia, di cui abbiamo parlato anche noi di ICN.
1- Qual è il surplus prodotto da una campagna di crowdfunding territoriale?
Il crowdfunding territoriale è una forma di crowdfunding che ben si adatta alle caratteristiche della società italiana. Lo stretto legame con il territorio permette infatti di far leva sulla coesione sociale di una comunità definita per coinvolgerne i membri nel raggiungimento di un obiettivo condiviso. Il crowdfunding territoriale permette inoltre di seguire in modo ravvicinato i progettisti nel corso di una campagna di finanziamento, aiutandoli a raggiungere il loro traguardo. E’ proprio grazie alla stretta collaborazione che abbiamo con i nostri progettisti che tutte le campagne di crowdfunding che seguiamo raggiungono il loro goal.
2- Le crowd si differenziano, tra gli altri, per interessi, priorità e affinità culturali, venendo quindi a costituire gruppi di persone complessi. La provenienza geografica sicuramente può essere un fattore capace di individuare specifiche crowd. Quali sono le caratteristiche principali che differenziano, ad esempio, la crowd italiana da quella americana?
La crowd italiana soffre ancora molto dell’ormai famigerato digital divide. Noi abbiamo riscontrato il permanere di una certa diffidenza nell’utilizzo delle carte di credito online. Proprio per far fronte a tale diffidenza, GINGER permette ai sostenitori di un progetto di donare anche tramite bonifico bancario, un’opzione che sta riscontrando un grande successo. Di tutte le donazioni che transitano sulla nostra piattaforma, circa il 60% è eseguita tramite bonifico bancario.
3- L'Italia è un paese di donatori?
Assolutamente sì, gli italiani sono propensi a prendere a cuore un progetto. Occorre però saperli coinvolgere nel giusto modo; bisogna incontrarli anche di persona, offline potremmo dire, e spiegar loro perché dovrebbero sostenere un determinato progetto. Come GINGER ci sentiamo responsabili in prima persona della divulgazione del crowdfunding; più il crowdfunding sarà spiegato con le parole giuste alle persone, più aumenterà il numero dei donatori italiani.
4- Quali sono le criticità che riscontrate nelle fasi di avviamento e di sviluppo di una campagna di crowdfunding?
Spesso i progetti di crowdfunding difettano di una strategia e di una pianificazione dettagliata. Questo è un vulnus che genera effetti negativi sia nella fase di avviamento che in quella di sviluppo di una campagna. Su questo punto insistiamo molto con i nostri progettisti, assistendoli nella pianificazione della loro campagna.
5- Nel vostro caso quanto è determinante la presenza sul web e in particolare sui social?
La presenza sul web e sui social è fondamentale ed è perfettamente compatibile con una forte presenza sul territorio. Essere sul web e sui social garantisce infatti la disponibilità di una vetrina sempre aperta, raggiungibile da ogni parte del globo.
6- Al termine della campagna come portate avanti il rapporto con i donatori?
Il legame di fiducia che un progettista instaura con ognuno dei suoi sostenitori ha un enorme valore, al pari dei fondi raccolti, ed è fondamentale che ci sia piena consapevolezza al riguardo. La circostanza di conoscere bene i progettisti che ospitiamo sulla nostra piattaforma è poi un elemento di garanzia in più per i donatori.
7- Qual è il valore aggiunto di una campagna di crowdfunding rispetto a una semplice attività di fundraising?
Direi piuttosto che fundraising e crowdfunding siano complementari tra loro. Affiancare un’iniziativa di crowdfunding all’attività di fundraising garantisce, infatti, una maggior trasparenza e una migliore comunicazione dell’intera attività di raccolta fondi.
8- Qual è, a vostro avviso, il futuro del crowdfunding in Italia?
Molto del futuro del crowdfunding è nelle mani dei progettisti. Spetta a loro, nel momento in cui si rivolgono alla crowd per far conoscere il proprio progetto, spiegare cosa sia il crowdfunding e quale sia il suo funzionamento. Per esempio, grazie al lavoro che abbiamo svolto con l’iniziativa “Un passo per San Luca”, attualmente il progetto di crowdfunding civico di maggior rilievo in Italia, a Bologna la parola crowdfunding non è più sconosciuta.
Il crowdfunding territoriale risponde dunque a una precisa necessità di sollecitazione culturale del territorio, in cui ognuno di noi si possa riscoprire attore protagonista e non più solo consumatore finale. Questo strumento innovativo di finanziamento unisce in un rapporto sinergico di contaminazione e scambio reciproci pubblica amministrazione e cittadini, creando una ‘piazza virtuale’ che sia fucina di idee sempre nuove, creative e ‘geniali’. Un luogo che incoraggi e stimoli il dialogo tra tutte le parti che compongono il ricco tessuto sociale.
Il fine è solo uno: coinvolgere i cittadini in un processo di crescita collettiva in cui finalmente essi si possano riscoprire protagonisti del luogo che abitano.
Il civic crowdfunding va inteso dunque come un ponte tra il mondo online e quello offline, al fine di sviluppare, tra i diversi attori, una collaborazione prolungata nel tempo e non limitata a una singola occasione sul web. I nuovi strumenti di comunicazione vanno quindi sfruttati e integrati nella pianificazione strategica di una campagna che voglia assicurarsi il più ampio consenso possibile, per creare una comunità consapevole e coordinata che possa davvero fare la differenza sul territorio.
Riscoprendo la bellezza di un territorio culturalmente vivace si riscoprono anche i vantaggi economici connessi a queste specifiche attività, le quali producono non solo esternalità positive sul piano sociale, ma esercitano anche un effetto leva sulla crescita economica del territorio, stimolando la creatività e la produttività del tessuto sociale e incrementando il livello di attrattiva del luogo, con ricadute anche sull’incremento delle attività para-culturali.
Vittoria Cirulli














