“I poeti amano la notte in cui tutto sparisce, che tutto cancella. Alla notte Novalis dedica inni. Ma la notte cantata dai poeti non è la vera notte. Non è la vera notte che ci largisce l’ intimità del sonno. Il sonno è morte apparente, è fuga dalla morte, è l’ astuzia grazie a cui il giorno può difendersi dalla vera notte. La notte conosciuta e cercata come riposo protegge dall’ altra notte che è destinata a restare per noi assolutamente e irriducibilmente altra.
L’ altra notte non ci accoglie, non si apre, resta al di fuori della nostra portata: da essa si è sempre fuori. Essa è il Castello inaccessibilie. La prima notte ci difende dalla seconda, dall’ altra (...) ma il sogno consente all’ altra notte di avvicinarsi a noi. Il sogno è simile all’ immagine, ha due lati, due versanti, di cui quello oscuro è il tramite grazie al quale l’ altra notte può entrare nella notte. L’ avvicinarsi della notte può venir presagito come l’ avvicinamento a quell’ essenziale che senza tregua viene ricercato. Non c’è mai un momento esatto in cui si passa da una notte all’ altra. In quell’ istante (vagheggiato, presagito, ma mai vissuto) il soggetto non può non perdere completamente se stesso.
«È a Mezzanotte che devono essere gettati i dadi? Ma Mezzanotte è precisamente l'ora che non suona se non dopo che si sono gettati i dadi, l'ora che non è mai venuta ancora, che non viene mai, il puro futuro irraggiungibile, l'ora eternamente passata»
La prima notte è una regione insidiosa, può essere una trappola” (introduzione a Lautréamont e Sade di Maurice Blanchot)
“Questo marchio di imperfezione, la castrazione reale, si allaccia alla mancanza originaria del fallo materno, il cui problema eluso o rimosso si pone di nuovo bruscamente. Per quanto travestito e trans-vestito fosse, Zambinella doveva nascondere (a differenza delle donne) molto di più di quello che non aveva: non potendo fare in modo di non averlo avuto e perduto, ma avendolo perduto realmente, proclamava dunque che tutti correvano il rischio di perderlo, diventando così essere-per-la-castrazione, vale a dire essere-per-la-morte” (da Sarrasine ovvero la castrazione personificata di Jean Reboul)
“Quando Vitagliani stappò la prima bottiglia di vino di Champagne, Sarrasine lesse negli occhi della sua vicina un non lieve timore per la piccola detonazione prodotta dallo sprigionamento del gas. L’ involontario trasalimento di quell’ organismo femminile fu interpretato dall’ artista innamorato come sintomo di una sensibilità eccessiva. Quella debolezza incantò il francese. La protezione ha tanta parte nell’amore di un uomo! “Disponete della mia forza come di uno scudo!”. Questa frase non è forse scritta in fondo a ogni dichiarazione d’amore?”
“Il momento è tetro, l’ odore del letto spaventoso, il tempo trascorre lentamente accanto a qualcuno che sta per morire. Benché giovane, il dottor Ramon ha visto molte agonie, si è sforzato di farci il callo, pensa di esserci riuscito. Non sapeva che si sarebbe commosso durante l’ agonia di Sade. Lo ha conosciuto da appena tre settimane, ma quelle tre settimane gli sembreranno più tardi come le più dense della sua vita. Ramon è sfibrato dall’ insonnia, ciondola la testa, il taccuino rosso gli cade dalle mani”