Il non finito calabrese è diventato la cifra stilistica di certi luoghi. Sta lì, in mezzo a cose bellissime. Pilastri di ferro svettanti come un anelito al futuro che avrebbe dovuto essere e non è mai stato. Muri che non hanno raggiunto un intonaco. Scheletri di architetture impossibili. Mattoni impilati alla meglio che tanto poi vediamo, non si sa mai, forse la finiremo, sta casa.
E nessuno, mai, che abbia avuto il coraggio di dare un colpo di spugna a tutto questo. O finite o buttate giù.
Qui si condona pure l'imperdonabile figuriamoci se non si è clementi con l'abbandono. Che di questo, si tratta.
Di sogni lasciati incompiuti, come tutto.
Devo essere invecchiata, se quel che un tempo mi faceva rabbia e poi tristezza, oggi mi muove a compassione.
Il non finito è quanto di più simile alla idea di infinito propria di queste parti, che non è una grandezza, è un "chissà".
Un chissà che, piano piano, mette le rughe ed è ancora là...










