Io non sono per il doppiaggio.
Io non sono per i sottotitoli.
Io sono per il cinema. Per l’arte cinematografica. Per coloro che lavorano e creano i film (e le serie TV, si intende).
Sono a favore di registi, produttori, sceneggiatori e attori prima ancora che degli spettatori. Tutti gli spettatori, me compreso.
Credo che un’opera artistica di questo tipo, qualsiasi sia il suo valore, debba essere realizzata pensando sempre ad uno spettatore ideale, ma non a come questo spettatore potrà o non potrà usufruire della sua opera.
Se un regista presenta un suo film al mondo ad un festival o ad una premiere in un certo modo, per me quello è il frutto del suo lavoro. E da appassionato di cinema, quello è l’unico risultato che mi interessa.
Se quindi personalmente scelgo il sottotitolo non è per partito preso, per abitudine, per piacere personale o per comodità, ma perché molto semplicemente il vedere il film alterato da altri, fossero anche i più grandi professionisti del mondo, per me semplicemente non ha senso. Per essere ancora più chiari, non mi dà lo stesso piacere come non mi puó dare lo stesso piacere vedere una riproduzione della Gioconda a Roma invece che l’originale al Louvre o ascoltare i Rolling Stones alla radio invece che vederli live al Circo Massimo.
Ecco, quello che secondo me veramente manca in Italia riguardo a questo argomento è una reale e precisa consapevolezza. La consapevolezza che si può scegliere certamente di vedere un film doppiato, ma che si sta vedendo un film diverso da quello voluto dal regista; che le performance degli attori senza la traccia originale sono fondamentalmente snaturate; che i dialoghi o anche i suoni del film sono stati alterati secondo decisioni di persone che quando il film è stato girato nemmeno c’erano. Quando sentiamo che ci sono produttori che mettono mano al lavoro di registi non ci indigniamo forse? Non siamo sempre bramosi di vedere una director’s cut del nostro regista preferito? E come possiamo permettere che questo succeda costantemente, sotto i nostri occhi, solo per tradizione? E come possiamo discutere e fare il tifo agli Oscar per le performance del nostro attore del cuore quando probabilmente non abbiamo sentito una parola di tutto quello che ha detto? Non ci farebbe imbestialire forse un cantante che canta in playback o utilizza la voce di un altro?
Sono quindi contro l’arte del doppiaggio? Assolutamente no, così come non avrei nulla di male da dire su nessuno dei nostri doppiatori, professionisti proprio come tutti gli altri. Ma sono certamente contrario all’utilizzo del doppiaggio a discapito dell’altra arte, quella che mi sta veramente a cuore, il cinema stesso. Sono assolutamente contrario alla violenza fatta a tutto il pubblico italiano per oltre ottant’anni (e che, al netto di clamorose sorprese, ancora continuerà a lungo), privato di qualsiasi tipo di scelta, quando soprattutto adesso basterebbe davvero uno sforzo minimo per creare quel germe di interesse e abitudine che si sta comunque formando da solo grazie all’apertura delle frontiere digitali. E, se proprio vi può interessare, sono invece assolutamente incazzato con distributori e uffici stampa italiani che ancora oggi propongono la versione doppiata e non in lingua originale della gran parte dei film che arrivano da noi. La colpa è anche e soprattutto di molti critici cinematografici nostrani che “pretendono” la versione doppiata per “seguire meglio i film”. Ma, ditemi la verità, cosa pensereste di un commentatore sportivo che segue l’evento dal proprio salotto per stare più comodo o un critico gastronomico che ad un ristorante assaggia solo un piatto alterato e tarato secondo i propri gusti?