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Il potere non cambia le persone, semplicemente toglie loro il bisogno di fingere. Il giusto protegge, l'ambizioso abusa, l'insicuro diventa un tiranno. Non è il potere a corrompere è il vero volto di ciascuno che emerge quando non si ha più paura delle conseguenze.
Anthony Hopkins
Ieri sera, dopo esattamente un anno, sono stata a teatro ad assistere alla commedia dove vi prendeva parte mia zia nel ruolo di Trieste. Si, perché per l'ennesima volta sono andata ad applaudirla, al suo ormai spettacolo cult di Natale “Parenti serpenti”. Mi sono resa conto di quanto mi mancasse entrare in sala e respirare quell’atmosfera che solo in un teatro si percepisce. Quell'odore delle sedie di legno, soprattutto l’odore tipico del legno del palcoscenico, qualcosa di antico e autentico che da sempre mi ha conquistata. So che può suonare un po’ come una frase fatta, ma l’odore del legno del palcoscenico è veramente qualcosa che rimane dentro, come l"odore delle spesse ed enormi tende di velluto, l'odore caratteristico dei palchetti, il fermento prima dell’inizio, l’emozione di quando si spengono le luci e il pubblico in attesa, pronto a pendere dalle labbra degli attori… Ci si prepara a viaggiare con la fantasia, con un biglietto che ci fa restare comodamente seduti in poltrona. Ci invita a rimanere seduti fino alla fine, concentrati su qualcosa di bello che si svolge sotto i nostri occhi, unicamente per il nostro diletto e per farci passare dei bei momenti. Tutto il resto, può tranquillamente aspettare. Ed è un momento unico perché, a differenza del cinema, tutto ciò che si svolge sotto i nostri occhi è considerato "buono alla prima": per quante repliche si possano fare, nessuno spettacolo sarà mai identico ad un altro. Si vive un’opera unica, creata dall’alchimia del cast ma anche, più passivamente, dalle emozioni del pubblico che si riversano sugli attori e su tutto ciò che il teatro rappresenta.
È innegabile il fatto che il teatro sia l’arte del “qui e ora”, dell’attimo presente. Lo spettacolo si mette in moto non appena si accendono i fari e si apre il sipario, ma un attimo dopo, la chiusura dello stesso,lo spettacolo finisce e non esiste più nulla. Tutto si ferma e la macchina si spegne. Si spengono i riflettori e si torna alla vita normale. Eh si.. perché per tutto il tempo dello spettacolo si ha come la sensazione di essere catapultati in quel palco, si vive la storia e la si accompagna emozionalmente, è come se si instaurasse una connessione fatta di un continuo scambio di emozioni e sensazioni tra gli attori sul palco e noi spettatori in platea..e quando termina il tutto, ci si sente anche noi un po' spenti!! Si ritorna a riprendere la vita reale e quel momento di magia, di trasposizione, di sogno quasi, scompare. Da quando si è chiuso il sipario, un senso di malinconia mi ha accompagnata fino a casa. L’emozione che resta dentro, dopo aver assistito a un bello spettacolo teatrale, è immensa e viscerale. Sarà anche il fatto che io direttamente viva e subisca, ormai da sempre, il fascino e l'effetto del teatro, essendo nata in una famiglia di artisti, dove mia nonna stessa era attrice di teatro e di come lo era anche mio padre e dove lo è tutt'ora mia zia, che ancora oggi, porta in alto lo scettro di famiglia e ieri sera, come sempre, è stata impeccabile!!
𝒮𝓌𝑒𝑒𝓉𝒜𝓇𝒶𝓁𝑒 ➰🖋️
Vittorio Gassman
Italian actor- Here as Brancaleone da Norcia in the film “L'armata Brancaleone” (“For Love and Gold”)
Ghitta Carell's Portraits
We all think of ourselves as one single person but it's not true
a cura di Roberto Dulio e Maria Sica
5 Continents Editions, Milano 2024, 128 pagine, 23,5x30,5cm, 50 illustrazioni a colori e in b/n, ISBN 979-12-5460-054-2
euro 35,00
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Il volume (il cui titolo cita il Pirandello dei Sei personaggi in cerca d’autore) approfondisce la figura di Ghitta Carell (1899-1972), fotografa di origini ungheresi naturalizzata italiana. Ghitta nasce in una famiglia ebrea di origini modeste e giovanissima si trasferisce in Italia, dove in breve tempo diviene la ritrattista più ricercata. Nel suo studio romano posano per lei intellettuali, attori, generali e dirigenti politici, ma anche donne di successo e membri delle case regnanti e della borghesia.
I suoi scatti in bianco e nero sono realizzati con il banco ottico: Ghitta lavora le sue fotografie ritoccandole con maestria e delicatezza, e realizza così immagini luminose e morbide, sulle quali agisce per sottrazione, rimuovendone gli strati più esterni e superficiali. È così che realizza una sorta di smascheramento, grazie al quale restituisce ai suoi soggetti non solo il volto ma anzitutto l’anima. Ghitta Carell muore a Haifa, in Israele, lasciando oltre 50 000 lastre, oggi in gran parte disperse.
Roberto Dulio è professore associato di Storia dell’architettura al Politecnico di Milano – DABC. Si occupa della cultura architettonica moderna e contemporanea e dei suoi rapporti con l’arte e la fotografia. Ha curato mostre, tra cui: Tra le due guerre: gli architetti di Ghitta Carell, 2013 e Gli architetti di Ghitta Carell, 2014. Ha pubblicato saggi e libri, tra cui: Un ritratto mondano. Fotografie di Ghitta Carell (2013); Introduzione a Bruno Zevi (2008); Giovanni Michelucci 1891-1990 (con Claudia Conforti e Marzia Marandola, 2006).
Maria Sica è funzionario dell’Area della Promozione Culturale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Ha svolto le funzioni di Addetto presso l’Istituto di Cultura di Mosca dal 2007 al 2013 e di Direttrice presso l’Istituto di Cultura a Zagabria dal 2013 al 2016. Nel 2017 ha lavorato presso la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO. Dal 2018 al 2021 ha diretto l’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma e fino al dicembre 2023 quello di Tel Aviv. Nel 2021 ha curato il volume Enchanting Architecture. The Italian Cultural Institute in Stockholm by Gio Ponti (5 Continents Editions).
16/06/25
" Dopo tre anni di pontificato mediocre papa Carlo rimase vittima di un attentato: dalla pensilina della tettoia di un autobus cadde del marcio che colpì papa Carlo sulla papalina. Carlo era cosciente ma la papalina iniziò a grondare sangue e tutti intorno a Carlo e tutti a preoccuparsi della papalina che veniva ricoverata d’urgenza mentre papa Carlo rimaneva tramortito sotto la pensilina. La papalina respirava a fatica, il cuore batteva fioco fioco, migliaia di medici erano al suo capezzano, annaspavano, sforzavano: all'improvviso un uomo di non più di alcuni anni si diresse, pistola alla mano, verso il letto dove la papalina era ricoverata, sfondò il posto di blocco, e svuotò mezzo caricatore contro la papalina che spirò morta. L’uomo venne arrestato mentre papa Carlo faceva ritorno a piedi in Vaticano. Entrò Carlo e venne bloccato e dai a spiegare che lui era papa, e vai a parlare dell'attentato, di quella cascata di marcio che lo aveva colpito rendendolo in fin di papalina, e dai a mostrare i documenti con scritto “Professione Papa”. Venne cacciato da Roma e si trasferì per un po’ di tempo a Istanbul dove cercò di riunificare le tre chiese. "
Antonio Rezza, Non cogito ergo digito (romanzo a più pretese), La nave di Teseo (collana i Delfini, n° 62), 2019; prima edizione: Bompiani, 1998. [ Libro elettronico ]
'A vita è nu' viaggio ca primme o dopp' fernesce...
Sorridi spesso...
Magnat' 'e sorde quann' 'e tien'...
Fa' sempe chello ca te piace 'e fa'... E nun pensà a nisciuno!
Massimo Troisi
19-2-1953
4-6-1994