I robot ci ruberanno il lavoro?
In questo post parlerò di un problema che secondo molti catastrofisti dovremo affrontare in un futuro non molto lontano, ovvero la perdita di posti di lavoro per mano dei robot e a causa di uno sviluppo sempre maggiore dell’ automatizzazione dei servizi e dell’ intelligenza artificiale.
Infatti secondo molti, studiosi e non, nell’ arco di vent’anni i robot ci ruberanno gran parte dei lavori sia manuali che gestionali. Ci sono però molti fatti concreti in contrasto con questa teoria e proprio su questi si concentrerà questo post .
Un robot cameriere che sta sostituendo gli umani in molti ristoranti in Cina
Fonte:Wikimedia commons
Un primo aspetto che smentisce la teoria è che l’automazione dei processi produttivi porta prima di tutto un risparmio sui costi: questo permette alle aziende di abbassare i prezzi e quindi vendere di più. La maggiore domanda avrà come effetto positivo quello di generare nuovi posti di lavoro. Che in parte saranno ancora destinati ai robot, ma in parte andranno a lavoratori in carne e ossa. I maggiori profitti conseguiti dalle aziende permetteranno di incrementare i salari. I lavoratori, data la maggior capacità di spesa, potranno aumentare i consumi e la maggior domanda innescherà la creazione di nuovi posti di lavoro. Non solo: la diminuzione dei prezzi, a parità di salari, permetterà ai lavoratori di accedere ad una maggiore quantità di beni. Un esempio di questo circolo virtuoso ce lo fornisce Amazon che continua ad automatizzare sempre più le sue produzioni ma nonostante ciò continua ad aumentare regolarmente il numero di posti di lavoro “umano”. Infatti i robot aiutano Amazon a tenere i prezzi bassi: questo permette all’azienda di avere sempre più clienti che richiedono sempre più magazzini e più lavoro.
Un drone simile a quelli brevettati ultimamente da Bezos per le consegne di Amazon negli Stati Uniti
Fonte:Flickr
Un’ altra delle paure più diffuse è quella secondo la quale la progressiva adozione delle macchine andrà a discapito soprattutto dei lavoratori più deboli, che svolgono attività a bassa specializzazione e con salari molto bassi.
Va anche detto però che lo sviluppo non toglie soltanto posti di lavoro ma ne forgia anche di nuovi, infatti negli ultimi anni stanno nascendo delle professioni che fino a 20 anni non si sarebbero mai neanche immaginare, e che comunque non richiedono chissà quale specializzazione, come ad esempio blogger, youtuber e influencer.
Inoltre è anche vero che i robot, comunque, devono essere costruiti da uomini e quindi da una maggiore richiesta di questi ne conseguirà necessariamente un aumento di posti di lavoro.
Quindi si può tranquillizzare i catastrofisti dicendo che in un futuro più o meno prossimo molti di noi, a tutti i livelli, dovranno cambiare il proprio modo di lavorare, probabilmente in meglio, perchè le parti più monotone e noiose o pericolose verranno svolte da macchine o sistemi automatici.
In conclusione possiamo dire che non sappiamo se nei decenni a venire i robot distruggeranno veramente il mercato del lavoro così come siamo abituati a conoscerlo o “semplicemente” lo ridisegneranno. L’unica certezza è che dovremo prepararci a cambiamenti radicali nelle nostre vite, legate proprio alla “invasione” delle intelligenze artificiali
Petraglia Michele












