«Una donna che pensa dorme coi mostri.»
Adrienne Rich
seen from United States
seen from United States

seen from United States

seen from Nigeria

seen from United States

seen from United States
seen from United States
seen from Germany

seen from United States

seen from United States
seen from United Kingdom
seen from United States
seen from United States

seen from Australia

seen from Malaysia

seen from France

seen from Malaysia

seen from Germany

seen from Germany

seen from Paraguay
«Una donna che pensa dorme coi mostri.»
Adrienne Rich
L'AMOUR TOUJOURS A Giuseppe Ungaretti e a Henry Miller Amare sempre amare tutto l’alba e il tramonto il seme e il frutto le onde quando infuriano la geometria delle stelle le api dentro i calici gli sciami delle farfalle le nuvole che volano e si addensano in cielo il vento e la siccità la grandine ed il gelo il vino dentro la botte lo sperma della notte amare sempre amare tutto la rovina e la crescita la gioia e il lutto la carne che ti scardina l’angelo che ti sfiora la giovinezza torbida l’esitante vecchiaia il dio dell’invisibile dovunque egli ti appaia amare nei suoi contrasti la vita tutta intera e amarla sino alla fine cercando la primavera.
GIUSEPPE CONTE, Poesie 1983-2015, Mondadori, Milano 2015
Mi annoio: mi annoio della festa, della gente, di me stessa. Oppure ho usato la parola paura perché ho paura. Sono spaventata. Non dalla sedia; dall'insieme della festa, che trasforma occhi in sedia... una sedia così priva di senso che alla fine devo mangiare la musica. Sono distaccata, ordinaria come una sedia, immobile, insignificante. Non mi guardare, dice la sedia, non sono niente. Resto me stessa, dice la sedia, siediti su di me, spezzami le gambe, appoggiati sui braccioli, io non mi muoverò. Sì, è proprio questo che mi piace di una sedia, dell'essere una sedia. Ma non funziona. Il contrario di una sedia è ballare la giga.
Stasera quando sono diventata una sedia, pensavo, nessuno lo noterà. Nessuno lo vedrà. Parlo con qualcuno. Sorrido. Bevo e guardo altro. Infilo la sinistra nella borsetta per pescare una sigaretta. Non ho bisogno di guardare le mani. Conosco la strada, oltre il portafogli, le matite, i tre rossetti, per una sigaretta sciolta. Ritiro la mano, noto che è pesante e torpida. Mi ficco in bocca il morbido bianco stecco. Chiedo a uno se ha da accendere. Ce l'ha. Il fiammifero struscia, mi sporgo verso il suo rossore. Ancora vedo doppio. Sono molto distante, ma nessuno se ne accorge. Continuo a ingannarli. Forse pensano che sono ubriaca. Forse loro sono ubriachi. Parlano tutti lentamente e da molto lontano. Riesco a distinguere quattro conversazioni diverse fra le coppie che sono sedute accanto a me sul pavimento. Senza guardarli so esattamente che aspetto hanno e che non mi notano. Prendo un altro drink. Lo assaporo. Una sedia può sentire un sapore?
ANNE SEXTON, Il libro della follia, La nave di Teseo
Nel mio mondo dei sogni, fra le cose più imprescindibili ci sono solamente: un foglio, una penna, un corpo di uomo. E finito di fare l'amore, gli posso senz'altro concedere il permesso di cambiarmi la cartuccia d'inchiostro alla penna.
AUÐUR AVA ÓLAFSDÓTTIR, Miss Islanda, Einaudi, Torino 2019, p. 79
et semper causa est, cur ego semper amem,
sive ita nascenti legem dixere sorores
nec data sunt vitae fila severa meae,
sive abeunt studia in mores artisque, magistra
ingenium nobis molle Thalia facìt.
OVIDIUS, Heroides, Epistula XV, Sappho Phaoni, 80-84
e c’è sempre un motivo per cui io sia sempre innamorata: o lo hanno stabilito alla mia nascita le Parche e non hanno assegnato alla mia vita fili austeri, o la mia attività artistica influenza il mio modo di vivere e Talia, maestra della mia arte, mi rende l’animo sensibile.
OVIDIO, Eroidi, Epistola XV, Saffo a Faone, Garzanti, Milano 2006, pp. 142-143
Porto il prurito come carne viva,
cieca a quello che sarà e a quello che è stato.
Sogno d’essere Edipo.
Quello che voglio indietro è ciò che ero
prima che il letto, prima che il coltello,
prima che la spilla e l’unguento
mi inchiodassero in questa parentesi;
cavalli trascorrenti nel vento,
un luogo, un tempo ormai lontano dalla mente.
SYLVIA PLATH, Tutte le poesie, Mondadori, Milano 2019, pp. 298-301
Si lasciava sempre da amica. Non c'era un solo uomo incontrato di cui avesse cancellato il numero di telefono. Ogni volta che ci si rompeva qualcosa in casa, non ci mandava un vero muratore o un idraulico, ma uno dei suoi vecchi amanti. Per anni ho preparato tazze di tè agli uomini sempre uguali che venivano a sistemare i danni: avevano tutti una band e un divorzio alle spalle. La mia proprietaria di casa è la quintessenza di quella che io e la mia amica Sara definiamo la vera gattara: una donna che ha avuto molti corteggiatori ma ne ha amato davvero solo uno, e da quel momento non ha più aperto il suo cuore. Mantiene solo relazioni di letto che finiscono con reciproca stima; a pranzo riceve gli ex fidanzati preparando loro il caffè e ascoltando i loro patemi d'animo, poi li liquida con la sua saggezza spiccia e torna a dare da mangiare ai gatti. Per noi la gattara è un'eroina; a volte facciamo morire il suo vero amore in motocicletta.
CLAUDIA DURASTANTI, La straniera, La nave di Teseo, Milano 2019, pp. 158-159
Mi dispiace che una giovane sola come lei debba lottare per farsi strada. Ogni uomo dovrebbe rendersi conto che è fatta per il lusso, per essere amata e per condurre una vita affascinante e meravigliosa, i cui agi le permettano di sviluppare il suo talento. Nei suoi occhi scuri si intravede un animo gentile e coraggioso, ma anche qualcosa di forte come l’acciaio, di ribelle. È una donna che non fa e non dà nulla alla leggera.
KRESSMAN TAYLOR, Destinatario sconosciuto, BUR, Milano 2000, p. 16