"− Dal punto di vista della vita privata?
Io ho deciso di vivere come figlia, non ho mai pensato di avere un'altra famiglia. Questo come donna mi ha reso più libera di impiegare tempo e tenacia per ciò che volevo fare. Mi stava a cuore l'amore inteso come conquista, il piacere di piacere. Come con il pubblico: piacevo agli spettatori, conquistavo gli uomini.
− Una volta conquistati non le interessavano più?
Purtroppo questo era un mio difetto. È una cosa che oggi non farei, mettere via tutti quegli uomini che ho messo via. Probabilmente anche il marito serve, col tempo diventa un compagno, un complice, una persona di fiducia. Questo io non ce l'ho perché non ho mai voluto sposarmi. Ho una struttura da dongiovanna. E me ne sono pentita, di mariti se ne sono proposti diversi e io ero fuggitiva, ma è stato sbagliato perché adesso mi farebbe piacere.
− Ha tanti amici?
Sì, ma non è proprio lo stesso. Da piccola volevo scrivere i nomi di tutti quelli che avevo conquistato, era una lunga fila. E si è allungata per tanti anni. Finché il mio ultimo compagno, molto più giovane di me, è morto in un incidente d'auto. Da allora penso: potrei fare un elenco di tutti gli amici e le amiche che ho. Sono elenchi allegri. Io sono innamorata dell'amore.
− Non rimpiange la mancanza di figli?
No, non avevo nessun interesse per i figli. Pensavo solo al mio nome e all'amore, che è un grande antidoto contro la morte. E anche se adesso non ho un innamorato, penso che potrei averlo benissimo nonostante io sia grande. Mi servirebbe, contro la malattia, la morte.
− La morte le fa paura?
Non riesco ad accettarla, perché amo molto la vita. Prima di andare via, spero di trovare un modo per godermi tutto il tempo che sto qua, in maniera piena.
− Diceva che si è sempre sentita «diversa»: fin da bambina?
Abbastanza. Credo di essere una persona un po' originale, ho dentro una forza canterina. Questo, unito a una visione tragica, fa di me una persona singolare. Poi, siccome non sono andata a scuola e ho sempre vissuto di fantasia, è facile che nel bisogno io chieda aiuto a me stess a anziché ai libri.
− Se non andava a scuola, non aveva compagni. Si sentiva sola?
Sì. Da una parte vedevo i ragazzi che andavano a scuola e pensavo: poveretti devo alzarsi, prendere paura del maestro... sa, io temevo molto i rimproveri. Dall'altra avevo molto tempo a disposizione, le ore diventavano lunghe, anche quando stavo a lavorare in sartoria. Questo procedeva di pari passo con i traumi: portare la mamma (che era bipolare, ndr) al manicomio, vedere mio padre criticato. Ma io li ho affrontati anche con aria canterina, e non ho mai voluto abbandonare i miei genitori.