"La fragilità del ventunesimo secolo"
La fragilità, al giorno d'oggi viene vista come debolezza, come un difetto che ti porta a chiuderti con te stesso senza neanche provare a chiedere aiuto. Lo facciamo ogni volta che non riusciamo a gestire le nostre emozioni, quando esse prendono il controllo del nostro corpo. Viviamo in un era in cui le nostre paure e i nostri limiti vengono sfruttati da coloro che ne vedono un vantaggio, spogliandoci della nostra armatura, della nostra anima. Fin da giovani ci viene insegnato che il rispetto è alla base di tutti per poter condurre una vita serena, cresciamo senza affrontare le nostre debolezze perché ci è stato insegnato che è più facile non pensarci. Coloro che invece hanno affrontato le proprie paure, cercano di trarre vantaggi, sfruttando e procurando male, a tutti coloro che dimostrano fragilità e insicurezze.
Una società dove il più forte domina sul più debole, dove la convenienza viene messa prima dell'umiltà, chi combatte resta dentro e chi chiede aiuto viene allontanato perché ritenuto scomodo e debole.
Usiamo maschere invisibili quando non vogliamo apparire diversi, diversi dal contesto sociale. Queste vengono indossate per modificare il nostro carattere, per poterci integrare con gli altri, perché partiamo dal presupposto che se ci mostriamo per quello che siamo realmente, la persona che abbiamo davanti ci guarderebbe con occhi diversi e la paura che nostre insicurezze vengono percepite e usate per indurci preoccupazioni, ci fa diventare sempre più come le nostre maschere, perdendo poco a poco la nostra personalità.
Ho sempre trovato interessante osservare le emozioni e come esse vengono gestite in modo diverso da ognuno di noi. La mia infanzia l'ho passata a cercare un modo per descrivere le mie emozioni. Ogni giorno vivevo con il bisogno di una persona che mi guidasse sulle mie scelte, perché compiuti i 16 anni mi sono ritrovato senza una madre e con un padre assente. Ho passato gli anni seguenti a sbagliare e sbattendo la testa cercando di tenere lontane le mie fragilità, ma capitavano giornate in cui la voglia di lasciare tutto era tanta. Ho chiesto aiuto in silenzio e ho capito che se volevo ricominciare a sorridere dovevo prima sconfiggere la mia maschera. Oggi, quando vedo un amico in difficoltà, lo prendo da parte e gli chiedo se vuole essere aiutato raccontandogli la mia storia e di come ho sconfitto la mia insicurezza e mia paura.














