CORSO DI VOLO PER ANIME IN GABBIA
di Diego Cugia Jack Folla
C’è stato un tempo in cui in Italia potevi piazzare impunemente una bomba in una banca o sopra un treno (quante dannate volte è accaduto con la complicità dei servizi segreti deviati e dei fascisti?) mai però avresti potuto sperare di diventare un leader della folla, un pifferaio, un manipolatore. Quella era ancora l’Italia del 12 dicembre, l’Italia che scendeva in piazza per dire no alla strage di piazza Fontana, l’Italia derubata e colpita al cuore cantata da De Gregori, “l’Italia che resiste, l’Italia che non muore”. Dove siete finiti? Dove si sono smarrite tutte quelle anime libere?
Come mai le stesse folle applaudono oggi quegli stessi che, trenta o quarant’anni fa, non solo avrebbero fischiato ma li avrebbero fatti piegare in due dalle risate per la loro ignoranza, la rozzezza, il loro cieco livore? Com’è potuto precipitare così in basso il tasso d’intelligenza nazionale?
La peste dell’ignoranza contagia tutti e non fa sconti a nessuno. Non esistono migliori e peggiori, il male è sempre collettivo. Perfino impiccare questo o quel pifferaio non servirebbe a nulla (ne salterebbe su un altro e un altro ancora). E dubito che un altro partito o movimento migliorerebbe la nostra vita e ci farebbe fare un salto di coscienza collettivo.
«Ma allora come possiamo tornare a volare?»
Volevo scriverci un libro. Avevo già trovato il titolo: “Corso di volo per anime in gabbia”. Ma non sono il santone della setta dei non allineati o delle anatre zoppe. Potrei soltanto mettere umilmente al vostro servizio migliaia di ore di volo in solitudine libera, cosciente e folle. Perché volare è possibile solo se ti dimostri in grado di poterti salvare con le tue mani, senza smaniare di correre dietro al primo pifferaio che passa, semmai allontanandoti controvento dove i cieli sono più gelidi, tutto tace e non ti segue nessuno. Inizia lì, nel vuoto che ci fa paura, l’addestramento interiore, e ci vuole cuore, autodisciplina, tanta forza di volontà, un amore feroce per le tue sorelle e i tuoi fratelli, per i nostri valori e per la vita.
Siamo noi che abbiamo creato questo mare in tempesta, siamo noi a cui tocca domare queste altissime onde. Anche se il vento di burrasca l’hanno sollevato altri, la cosa non ha ormai la minima importanza. C’eravamo anche noi, tanto basta, assumiamoci la responsabilità di questi anni neri. E con riconoscenza, perché potevamo non esserci e invece, miracolosamente siamo nati, siamo qui.
«Sì, ok, ma in pratica io che dovrei fare?»
Leggi tutto quello che puoi, medita tutto il tempo che puoi, estirpa da te stesso tutte le erbacce che puoi. Sorridi, stai dritto, respira leggero, ama incondizionatamente tutti gli altri, nessuno escluso, e l’Universo che ci ha generato. Il resto te lo dirò a voce, quando mi avrai trovato. Il primo passo devi farlo tu. Così come io sono venuto a cercarti con questo post e te l’ho scritto sul cuore.







