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'Til Death Do Us Part.
«Sposiamoci. Domani. Io e te. Senza dire nulla. Mio padre non si aspetterà un gesto simile e poi rimandiamo l'altra... Versione in grande stile con tutti i tuoi amici a dopo la metà di giugno.» propone Murphy, stirando un angolo delle labbra in un lieve sorriso «Non voglio sprecare più un istante. Non voglio che sia troppo tardi. Non stavolta. Non con te.»
Palpami il culo, recupera il telefono dalla tasca destra posteriore e chiama W.E.N.D.Y....» sfuma, si umetta il labbro inferiore e ultima: «Non domani. Adesso.» iaconico, sobrio, epigrafico.
È uno di quei momenti così: improvvisi. Con lui è sempre tutto improvviso. Un minuto prima sei sotto la pioggia, a cercare di pensare a come proteggere l’unica persona cara della tua vita e l’attimo dopo decidi di sposarla. Non c’è mai stato troppo tempo per le lunghe riflessioni, per pensare al modo migliore in cui agire: non c’è mai stato un programma. Proprio come adesso.
È alle 3 del mattino che decidono, che è quello il momento giusto per sposarsi. Niente cerimonie in grande stile, niente parenti o amici da invitare: solo loro, il povero Prete obbligatoriamente svegliato per celebrare questa assurda funzione e una chiesa.
È bagnata dalla testa ai piedi. Si è scordata di portare l’ombrello e di ricordarlo anche ad Arthur, ma non importa. Esattamente come non le importa di essere vestita con quei soliti abiti sportivi e anonimi e con quei capelli dalle tinte multicolor che solamente così, bagnati e gocciolanti, sembrano restare in ordine.
Sta in piedi davanti a quell’altare spoglio, illuminato solamente da qualche candela tremolante, fronteggiando l’uomo che tra pochi istanti diventerà suo marito. Gli stringe con forza le mani, tanto da arrivare a far sbiancare le nocche. È agitata: l’agitazione tipica di chi sta per compiere un passo importante, decisivo, carico di così tante speranze ma anche paure.
«Ehy...» lui se ne accorge sempre quando la sua testa viaggia alla velocità della luce, per chissà quanti e quali pensieri, ad un ritmo quasi insostenibile. «Non pensare. Aggrotti la fronte quando pensi. Non farlo adesso o non ci sposiamo più.»
La conosce bene, più di chiunque altro e forse anche più di se stessa. Le rivolge un sorriso morbido, rassicurante ma macchiato della stessa “ansia” tipica di chi sta compiendo un passo determinante nella vita.
Deglutisce a vuoto e rilassa la presa sulle mani del compagno, a cui resta aggrappata. Non lo lascia, simboleggiando così, tramite quel semplice gesto, l’impegno delle proprie intenzioni.
«Possiamo cominciare? Gli anelli?» incalza il Prete in un tono di voce alquanto sbrigativo, determinato a mettere fine a quel matrimonio improvvisato il più presto possibile, vista l’ora tarda. Annuisce silenziosamente, concedendosi un profondo respiro dalle narici, incamerando aria ma anche una buona dose di coraggio mentre da una tasca della felpa estrae gli anelli... O almeno: quelli che saranno i loro anelli, gli oggetti che suggelleranno la loro promessa.
Non hanno avuto tempo per le fedi. Non alle 3 del mattino. Non quando decidi, di punto in bianco, di sposarti. Li hanno recuperati da uno di quei distributori che vendono sorprese ai bambini, con una spesa di soli due dollari e cinquanta. Un dettaglio che porta il Parroco a sospirare e mentre alza gli occhi al cielo, si ritrova a fare il segno della croce, a chiedere indirettamente ed eloquentemente, il perdono alla Divinità di cui, quest’oggi, sono ospiti in Casa sua. Nella Chiesa.
«Prima di iniziare, vuole dire qualcosa?» la incalza il Parroco, concedendole del tempo per dire qualcosa, prima dei voti nuziali. Sbatte le palpebre un paio di volte, colta visibilmente alla sprovvista, spiazzata, ma approfitta comunque di quel momento: torna a guardare Arthur, le labbra si schiudono un paio di volte, senza riuscire a pronunciare nulla nel concreto. Esita, temporeggia, cercando probabilmente il modo giusto per cominciare:
«Io non avevo pensato di dire qualcosa, ma ci provo...»
Ammette con voce flebile, strozzata da un po’ di sana agitazione, che tuttavia non le impedisce di continuare.
«Direi che un “Grazie di essere qui” è un buon punto da cui cominciare, perciò... Grazie.»
Comincia dalle basi, impacciata, cercando di trovare ordine in quel fiume di pensieri che corrono veloci nella sua testa. Murphy non è mai stata brava con le parole, men che meno con le persone o l’esternazione dei propri sentimenti. E si vede.
«E non è un ringraziamento rivolto solamente alla tua presenza, qui, in questo istante: è un ringraziamento a trecentosessanta gradi, a tutto tondo. Grazie di essere qui, con me, nella mia Vita.»
Lentamente ma con maggior scioltezza, quei pensieri si trasformano in un discorso tutt’altro che scontato. Profondo. Sincero. Vivo.
«Grazie per esserci stato, quando nessun altro voleva farlo. Per avermi vista, quando nessun altro voleva vedermi. Per essermi stato vicino, quando tutti hanno scelto di allontanarsi o quando ti ho dato mille motivi per farlo, ma sei rimasto. Grazie per non aver esitato, nemmeno una volta; per essere stato ostinato, anche al mio posto. Per non esserti arreso ancora prima di cominciare, ma soprattutto: ti ringrazio per avermi mostrato, che in questo mondo, vale la pena lottare e rischiare per qualcosa di bello. Perché le cose belle esistono.»
Si concede una breve pausa, in cui arriva a stringere le mani del compagno con una certa forza, per sentire, percepire quel contatto e dare maggiore enfasi a quelle parole. Piange. Sembra accorgersene solamente ora ma è evidente come quelle non siano affatto lacrime tristi o amare: al contrario sono lacrime di contentezza, di sollievo. Come se finalmente, dopo tanti sforzi, si fosse liberata di un gigantesco peso, che non la faceva Vivere. Tira su con il naso, deglutisce un paio di volte, si dà un contegno e con un sorriso sulle labbra, riprende:
«And you, you can be mean. And I, I'll drink all the time. 'Cause we're Lovers, and that is a fact. Yes we're Lovers, and that is that. Though nothing will keep us together. We could steal Time, just for one day. We can be Heroes, for ever and ever. What'd you say?»
Cita, testualmente e volutamente, Heroes di David Bowie, per rendere singolari quelle promesse che vengono pronunciate in maniera sincera, profonda, sentita, cariche di Amore. Sorride. È un sorriso macchiato di una leggera nota furba, come se fosse perfettamente consapevole che il compagno, il futuro Marito, abbia colto quel testo, nonostante sia stato estrapolato, diviso da quella base musicale che l’ha resa famosissima. Per fortuna o con la voce da gabbiano che possiede, l’avrebbe sicuramente rovinata. Non aggiunge altro, visto che riporta lo sguardo verso il Parroco con cui va a ripetere consequenzialmente quelli che sono i veri e propri voti nuziali:
Io, Murphy Steen, prendo Te, Arthur Lowell, come mio legittimo Sposo e prometto di esserti Fedele sempre. Nella Gioia e nel Dolore, in Ricchezza e in Povertà, in Salute e in Malattia. Prometto di Amarti, Onorarti e Rispettarti tutti i giorni della mia vita, finché Morte non ci separi.
Pronuncia con attenzione ed estrema lentezza, dando peso ed importanza ad ogni singola parola, leggermente strozzata dalla commozione. Gli occhi, visibilmente lucidi, non smettono di focalizzarsi in quelli del compagno per tutto il tempo, prima di abbassarlo verso l’intreccio di quelle mani: in particolare sulla mano sinistra di Arthur. Recupera quel buffo anello, quello a forma di confezione di patatine fritte e lentamente lo fa scorrere lungo tutta la lunghezza del suo anulare, arrivando fino alla base dell’ultima falange. Sbuffa un sorriso, disteso, uno dei pochi e rari che riesce a mostrare con naturalezza, mescolato ad una nota di sincero divertimento per la scelta di quella singolare Fede, che non hanno scelto ma che è stato il regalo del Destino. Dell’Improvvisazione.
Si umetta le labbra e torna a guardarlo con la stessa attenzione e lo stesso sguardo di chi contempla un’opera meravigliosa, di cui è davvero impossibile stancarsi. È proprio istintivamente che dopo quel momento così intenso, si sbilancia in avanti, si muove, come se fosse spinta da una forza incontrollabile: gli lascia andare le mani e le allunga verso il suo viso, lo tiene fermo ed in parte lo trascina verso di sé, per catturare le sue labbra in un bacio, che viene interrotto da dei colpi sonori di tosse da parte del Prete: «Non ho ancora finito...» dice, ammonendo così l’impulso della donna, dettato dalle emozioni più pure: l’Amore, la Passione, il Desiderio ma soprattutto l’Impazienza dell’Attesa.
Si stacca subito da Arthur, seppure gli rimanga vicina, tenendo ancora il viso tra i palmi delle sue mani, in un gesto delicato.
«Nemmeno io. Ho appena cominciato.»
Lo incalza con una nota scontata nella voce, macchiata di quella sua solita sincerità disarmante, che non lascia spazio ad altro se non ad un silenzio spiazzato. Non arriva a farne un dramma, comunque, tant’è che dopo aver recuperato le distanze, lentamente, torna di nuovo a fronteggiare il compagno, a cingergli nuovamente le mani, restando in attesa di sentire i suoi voti e di suggellare, una volta per tutte, quella Promessa.
Oh we can beat Them, for ever and ever. Then we could be Heroes, just for one day.
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