“In teoria non avrebbe dovuto farmi alcun effetto, perché oltre a essere il presidente della Fondazione del Vittoriale, ci vivo pure. Trascorro volentieri il mio tempo in questo maestoso edificio che è stato la casa del Vate, anche da solo, soprattutto di sera, che è il modo migliore per viverlo. Anche se non me l’aspettavo, entrare nelle stanze in cui D’annunzio visse, seppur per un breve periodo della sua vita, mi ha provocato invece un grande effetto, anche in virtù del fatto che sono impegnato attualmente nella stesura di un libro sull’Impresa di Fiume. Sarà un ampio volume sulla Fiume dannunziana, che si baserà su fonti dirette conservate presso l’archivio del Vittoriale. Il Vate, infatti, in qualità di capo della città Stato, al momento del suo abbandono aveva preso con sé l’intera documentazione che lo riguardava. Capirete allora che questa stesura mi ha dato modo d’immergermi completamente nella Fiume di cent’anni fa. È come se stessi ripercorrendo di persona quegli anni, il 1919 e il 1920. Avere avuto pertanto l’opportunità di viverla di persona, visitare il Palazzo del Governo, entrare nell’ufficio del Poeta Soldato, meditare al suo tavolo, vedere con i miei occhi la finestra colpita dalla cannonata dell’Andrea Doria, è stato come uno splendido viaggio nel tempo, che mi ha emozionato profondamente”.