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Ruba vaporetto e picchia poliziotti. Grazie a svuotacarceri kosovaro già libero
Ruba vaporetto e picchia poliziotti. Grazie a svuotacarceri kosovaro già libero Il Radar.
Ha rubato un vaporetto a Venezia, davanti all’Arsenale, e ubriaco ha sferrato un pugno in faccia a un poliziotto che aveva cercato di fermarlo. Quattro giorni dopo, di nuovo in preda ai fumi dell’alcol, ha dato in escandescenze nel chiostro della basilica di Sant’Antonio, a Padova, in compagnia di tre nordafricani, e anche in questa circostanza ha aggredito le forze dell’ordine che erano intervenute per placare la sua furia. Senza casa – Imer Tosca, kosovaro di 28 anni, – nonostante tutto questo e una bella sfilza di altri precedenti qua e là in Veneto – non ha però passato in prigione che una manciata di ore. Ma è possibile? Sì che è possibile. Siamo in Italia. Il ladro di vaporetti è apolide, quindi per definizione privo di qualunque cittadinanza (e nella maggioranza dei casi si diventa apolidi per annullamento della cittadinanza da parte dello Stato, per ragioni etniche, di sicurezza, o per perdita di privilegi acquisiti in precedenza,per esempio la cittadinanza acquisita per matrimonio) quindi non ha fissa dimora. I reati contestati non prevedevano una pena detentiva superiore ai tre anni, e dunque, in base al decreto «svuota carceri» del governo Renzi, è tornato immediatamente libero. L’avvocato difensore del giovane è riuscito a far passare la tesi secondo cui non si sarebbe trattato di rapina, bensì di furto con successiva resistenza a pubblico ufficiale, reato che non prevede pene superiori ai 36 mesi. Il magistrato avrebbe potuto disporre gli arresti domiciliari ma c’era un evidente ostacolo. Non avendo domicilio, il kosovaro dove li avrebbe scontati? Già, se fosse stato un cittadino regolare, per qualche tempo avrebbe visto il mondo dalla finestra di casa. Quando si dice la fortuna!
Divieto di dimora – Ma diciamo che al ladro di vaporetti non è andata liscia del tutto. Pur essendo senza casa, il tribunale gli ha imposto il divieto di dimora a Venezia. Una pena congrua per chi, dopo aver rubato un traghetto, agli agenti che in piena notte lo avevano acciuffato al termine di un inseguimento degno di un film di 007 – con tanto di arrembaggio e scazzottata sulla nave – aveva candidamente spiegato: «Dovevo tornare al Lido, e a quest’ora (erano da poco passate le 3, ndr) non ci sono più barche. Ho trovato una levetta nera, l’ho girata e si è messo in moto». Un’operazione non tanto complicata, a quanto pare, a meno che il kosovaro ubriaco non avesse già una certa dimestichezza con questo genere di imbarcazioni. Era stato il sistema gps a far sì che la centrale dell’Actv si accorgesse del furto in tempo reale. Nel tentativo di seminare i poliziotti e un altro mezzo del trasporto pubblico (speronato e poi costretto a fermarsi per la presenza di secche) partito con quattro marinai a bordo in soccorso delle forze dell’ordine, il vaporetto – dopo che lo sconsiderato comandante aveva tentato senza molta fortuna un attracco all’imbarcadero di Santa Elisabetta – era finito pure contro altre navi, ammaccandosi e procurando danni alle proprietà altrui, oltre che al traghetto rubato, ovviamente. Ora, non avendo fissa dimora e fisso portafoglio, si dubita che il kosovaro sia in grado di pagare i danni. Intanto, giusto il tempo di riposarsi in una cella del carcere di Santa Maria Maggiore dopo la folle nottata, il pregiudicato è tornato protagonista nella basilica del Santo, a pochi chilometri di distanza. Dal mare si è spostato in città. Con in spalla un zaino colmo di lattine di birra e cartoni di vino, ha cominciato a litigare, in mezzo a decine di fedeli sbigottiti, con due ragazzi marocchini e un tunisino. Sono volati spintoni, mani in faccia, minacce e insulti fino all’arrivo delle volanti della questura.
Minacce e insulti – Per gli agenti non è stato per nulla facile convincerli a cessare le ostilità e a salire in auto per poi essere identificati. La gente se l’è data a gambe per non finire in mezzo alla zuffa. I quattro hanno opposto resistenza per parecchi minuti. Ma alla fine, pure questa volta, all’apolide kosovaro non è andata proprio così male. Arrestato con l’accusa di violenza, resistenza, oltraggio a pubblico ufficiale e concorso in ubriachezza molesta, è stato processato per direttissima. Dopo il divieto di dimora a Venezia, adesso ha l’obbligo di firma a Padova. Ma tra una firma e l’altra dove dimorerà se non ha fissa dimora? Una notizia, siamo sicuri, destinata a far discutere. Ma tant’è: questa è la legge.
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(fonte Libero)
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