"È la vita, dolcezza" - G. Kuruvilla
Mi sono dimenticata di fare una piccola recensione per questo libro, nonostante volessi parlarne tantissimo.
Il motivo per cui volevo parlarne è che questo è un libro che colpisce dritto allo stomaco. Certo, non da subito. Nel primo racconto diciamo che si ha solo la sensazione di essere un po' spaesati, di non riuscire a capire, a comprendere le vere ragioni che portano la protagonista ad urlare per strada "troia di una bambola".
I racconti si susseguono e lo stile di Kuruvilla culla come una vecchia nenia. La conosci? Sì. Ti stanca? No. Lo stile non è ripetitivo, è circolare. I racconti cominciano, si evolvono e si concludono. A volte con la stessa frase.
Sono racconti intimi, sembra quasi di star assistendo ad una realtà che non dovresti vedere, che fa un male cane. Avrei voluto più volte chiudere il libro e far finta di niente. Eppure, il lato flanêuristico ha avuto la meglio ed eccomi qua. A domandarmi, in maniera anche un po' stupida, se avessi diritto a leggere quelle pagine. E, molto tristemente, acquisisco conoscenza che senza esse non avrei potuto vedere un mondo a cui non ho accesso, ma che esiste. Uno spettro di emozioni che, probabilmente, non vivrò mai.
Scego nella prefazione aveva più ragione di quanto mi fossi aspettata: il libro è sincero, diretto. Nessuno è santo, siamo tutti peccatori agli occhi di qualcun altro. Chi più, chi meno, ma nessuno è esente.
Che dire, la mia recensione suona estremamente banale, ma sono ancora un po' scossa da ciò che ho letto. Ho bisogno di processare (e forse di rileggere).