Elena Burani ci racconta il suo periodo di residenza in Corte Ospitale a lavoro su Piume (domenica 5 maggio a Reggio Emilia per EXTRA - una giornata in Fonderia - Dinamico Festival).
"[...] avere un luogo dove tutto è dedicato a questo momento (la creazione dello spettacolo, ndr), delle persone che stanno in ufficio che organizzano, che cercano i soldi, che fanno in modo che tu possa chiuderti in sala e starci dentro tutto il giorno per far venire fuori qualcosa... ti senti un privilegiato o forse ti senti normale. Ecco per una volta tanto ti senti nel posto giusto."
L'arboreto - Teatro Dimora | La Corte Ospitale - Teatro Herberia
::: Centro di Residenza Emilia-Romagna
IDIOT SAVANT | Circeo, il massacro | Residenze Artistiche
Idiot Savant in residenza artistica a La Corte Ospitale, a lavoro sul loro prossimo spettacolo Circeo, il massacro.
"Quando si sceglie di fare un progetto di drammaturgia contemporanea e quindi chiaramente soprattutto su un argomento del genere si ha bisogno di calibrare i segni, i significati, i sensi, il livello di comunicazione […] la cosa che bisogna concedersi è il tempo, il lusso del tempo soprattutto in creazione cosa che adesso in teatro non c’è più. Siamo talmente abituati noi attori, noi registi, a dover incastrare produzioni, pubblicità, spot, lettura, che non ci prendiamo il lusso del tempo. Questo è stato un lusso.” Michele Di Giacomo
L'arboreto - Teatro Dimora | La Corte Ospitale - Teatro Herberia
::: Centro di Residenza Emilia-Romagna
FOREVER YOUNG
6 spettacoli in anteprima
esito del bando a sostegno delle giovani istanze creative
e a favore del ricambio generazionale
Forever Young è il progetto residenziale per compagnie teatrali under 35 e/o emergenti ideato e promosso dalla Corte Ospitale, realizzato con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Regione Emilia-Romagna. Con Forever Young La Corte Ospitale ha offerto alle compagnie selezionate un periodo di residenza per la creazione dello spettacolo presso gli spazi del centro. Al termine delle due giornate, il 13 luglio, la commissione composta da Ferdinando Bruni, Claudia Cannella, Paolo Cantù, Giulia Guerra, Carlo Mangolini, Fabio Masi e Pietro Valenti, decreterà il progetto vincitore a cui sarà riconosciuto un contributo economico e l’accompagnamento in distribuzione per l’anno successivo. A seguito di un accordo stretto con Associazione Hystrio, lo spettacolo vincintore sarà inoltre ospitato nel mese di giugno 2019 al Teatro Elfo Puccini di Milano, in occasione della consegna dei Premi Hystrio.
Programma:
Giovedì 12 luglio 2018
ore 18 - Sala Sassi
IL DRAGO D’ORO
Compagnia Evoè Teatro
ore 19.45 - Sala Fuoco
SCHIANTO
Compagnia Oyes
ore 21 - Sala Teatrale
X
Compagnia DAF - Teatro dell’Esatta Fantasia
Venerdì 13 luglio 2018
ore 9.30 - Sala Sassi
THE DEAD DOGS
Compagnia Dellavalle/Petris
[ foto di Marta Cuscunà ]
“Ultimi giorni a La Corte Ospitale.
Abbiamo ripensato i pupazzi dei Fanes. Tutto da capo. Grande fatica ma procedere per prototipi vuol dire mettere sempre in conto l'errore.
Darsi la possibilità di sbagliare.”
Siamo sempre molto felici di ospitare Marta Cuscunà, in residenza artistica a La Corte Ospitale!
A breve l'intervista, frutto delle parole scambiate in occasione dell'ultimo giorno di prove in teatro sul periodo di residenza in Corte Ospitale e il processo creativo del suo nuovo spettacolo Il canto della caduta, liberamente ispirato al mito del regno di Fanes.
L’autrice/attrice decide di ripercorre il ciclo epico ladino dei Fanes per portare alla luce il racconto di un’epoca antica in cui la presenza femminile è stata centrale nella visione del sacro e della struttura sociale. Mettere in scena Il canto della caduta significa raccontare la guerra cercando un modo per varcare i confini della irrappresentabilità dell’orrore che essa porta con sé.
Secondo la cifra espressiva della Cuscunà, il suo lavoro fonde tecnologia e mito, grazie alla presenza di dieci pupazzi meccanici di diverse tipologie, progettati e realizzati dalla scenografa Paola Villani. Lo spettacolo si inserisce, così, in una tradizione di teatro visuale e di figura, che scardina l’immaginario legato a questo settore proprio con la scelta di utilizzare, per la movimentazione, alcune tecnologie, comunemente applicate all’industria.
“Il mio spettacolo si propone di unire l'immaginario ancestrale dell'antico mito ladino del popolo di Fanes alle tecniche di animatronica, la tecnologia che utilizza componenti elettronici e robotici.”
Il regno di Fanes
Il mito di Fanes è una tradizione popolare dei Ladini, una piccola minoranza etnica (35.000 persone) che vive nelle valli centrali delle Dolomiti.
È un ciclo epico e i suoi contenuti sono del tutto peculiari e diversi dagli altri miti ladini. Il mito di Fanes, infatti, parla della fine del regno pacifico delle donne e l’inizio di una nuova epoca del dominio e della spada.
È il canto nero della caduta nell’orrore della guerra.
La figura principale del racconto è Dolasilla, principessa dei Fanes, costretta da suo padre (chiamato “il falso re”), a diventare una Tjeduya: una guerriera. Ovvero la mano armata del potere.
E sarà proprio questa scelta sciagurata del falso re, ossessionato dal possesso di ricchezze e dal potere sulle terre e sulle genti vicine, a causare la fine del regno matrilineare e del suo popolo.
Il mito racconta che i pochi superstiti sono ancora nascosti nelle viscere della montagna insieme alla loro anziana regina, in attesa che ritorni il tempo d’oro della rinascita. Il tempo d’oro della pace in cui il popolo di Fanes potrà finalmente tornare alla vita.
Guardare indietro per andare avanti
Quando ho iniziato a pensare che il mito di Fanes potesse essere il centro del mio nuovo lavoro teatrale, mi sono scontrata subito con un grande interrogativo: che senso ha, oggi, raccontare a teatro un antico mito ladino? A chi può davvero interessare?
Le risposte che mi sono data, hanno radici in un saggio di antropologia di Riane Eisler: Il calice e la spada.
Riane Eisler indaga le strutture sociali che l’umanità si è data nel corso dei secoli e davanti a una continua epopea di guerre e ingiustizie, apre la riflessione a domande più che mai necessarie: la guerra è parte incancellabile del destino dell’umanità? Cosa ci spinge perennemente alla guerra invece che alla pace? Perché ci cacciamo e perseguitiamo l’uno con l’altro? La brutalità e il dominio dell’uomo sulla donna sono inevitabili? E’ realisticamente possibile il passaggio da un sistema di guerre incessanti e di ingiustizia sociale a un sistema mutuale e pacifico?
Secondo l’antropologa Riane Eisler, le risposte per un futuro migliore potrebbero affondare le radici in quel punto nella preistoria della civiltà europea di cui parla anche l’archeologa lituana Marija Gimbutas, in cui la nostra evoluzione culturale sarebbe stata letteralmente sconvolta. Il canto della caduta, attraverso l’antico mito di Fanes, vuole portare alla luce il racconto perduto di come eravamo, di quell’alternativa sociale auspicabile per il futuro dell’umanità che viene presentata sempre come un’utopia irrealizzabile.
E che invece, forse, è già esistita. – Marta Cuscunà
Making of Il canto della caduta
Per conoscere tutto quello che c'è dietro le quinte della creazione del nuovo spettacolo.
I prototipi, gli scheletri, gli esperimenti falliti che ci stanno guidando verso le creature meccaniche de Il canto della caduta.
I joystick, i Fanes, la componentistica industriale...
Il fatto che non sappiamo ancora tutte le risposte. Ma ci piace l'idea di mostrarvi la strada che stiamo facendo per cercarle.
equipe artistica:
concept e attrice Marta Cuscunà
creazione pupazzi Paola Villani
assistenza alla regia Marco Rogante
vocalist Francesca Della Monica
per maggiori info:
> vimeo
> blog Il Canto della Caduta
> sito Marta Cuscunà
Dal 16 giugno al 21 luglio 2017 torna L’Emilia e una notte, rassegna estiva ideata da La Corte Ospitale. Le date degli spettacoli saranno sette tra circo contemporaneo e teatro, con anteprime nazionali e spettacoli carichi di suggestioni.
La stagione inizia con Gheto Stories di MigrArti, spettacolo che racconta dei riti che si fanno intorno al fuoco, accompagnati da narrazioni che danno speranza nel futuro. Il progetto nasce per far conoscere le diverse culture che coesistono in tutto il mondo oggi e per far sì che questa idea di diverso non sia più temuta, ma apprezzata e capita. Il secondo appuntamento Romeo e Giulietta, ci porta indietro nel tempo alla Venezia del 1574 in compagnia di una coppia di saltimbanco ciarlatani e una Giulietta da trovare. Alla scena viene dato un tocco di realismo attraverso alcune battute recitate in dialetto veneziano. La stagione prosegue con La Balena Volante, uno spettacolo di circo a ruota libera, dove tre acrobati si prenderanno gioco della gravità sulla loro bicicletta. Il concetto di “balena” viene ripreso dai tre in quanto durante la performance, si riempiranno di cuscini e piume. Acrobazie affascinanti ma anche assai difficili, rese leggere e semplici dagli acrobati stessi. Il primo appuntamento di luglio si ha con Odiare Medea, uno studio teatrale a leggio per attrice, cantante e pianista, di e con Giuliana Musso. L’appuntamento successivo è Il Nostro Amore Schifo, spettacolo che narra di un’indagine dissacrante sul sentimento intricato della gioventù. Satira che enfatizza due sentimenti completamente discordanti tra di loro: la voglia di amare e la voglia di morire. Come anteprima nazionale va in scena Elisa Bottiglieri con Madre Snaturata, racconto che si domanda cosa significhi essere madre e se Madre sia colei che ha generato un figlio. Conclude la stagione Silvia Gribaudi con un laboratorio aperto al pubblico dedicato a donne Over 60, da qui il titolo “Over 60. Donne, humor e territorio”, che crea un percorso di riflessione sul tema dell’età e dei luoghi e sottolinea che questa non è più da vedere come un vincolo ma come un vantaggio.
Continua il progetto delle Residenze Artistiche de La Corte Ospitale. Caterina Mochi ci racconta con Francesca Netto il progetto la Vertigine di Giulietta ideato dalla compagnia blucinQue in collaborazione con Cirko Vertigo. La messa in scena è incentrata su coreografie e testo di Shakespeare con musica live ispirata a Prokofiev realizzata da Patrizia Oliva e Stefano Giust. Lo spettacolo si incentra su parola e suoni all’interno dello spazio, partendo dal movimento dei performer e dell'attrezzo aereo, per una rappresentazione poetica e onirica di Romeo e Giulietta. La performance nasce da una commistione tra danza, circo e teatro, basandosi sulla rappresentazione dell’arte scaturita dall’anima di chi balla e recita.
L’idea è quella di poter percorrere una ricerca personale: un’unione tra tradizione e sperimentazione, teatro di parola e movimento. In particolare la “Vertigine di Giulietta” ha la volontà di mostrare lo spiazzamento dato dal sentirsi sempre fuori luogo. Questo stato porta a un senso di bilico, di sentirsi fuori dal proprio asse e dal proprio corpo, oltre che a una sensazione di spostamento, mutamento e disequilibrio perpetuo e perenne. La caratteristica peculiare della compagnia e del progetto, è data dal conseguimento dell’unione di categorie diverse tra loro come danza, teatro e circo contemporaneo, che si contaminano reciprocamente lavorando su un dialogo diretto e profondo.
Martedì 11 aprile si è conclusa la stagione di prosa del Teatro Herberia di Rubiera con La Semplicità ingannata. Satira per attrice e pupazze sul lusso d’esser donne di e con Marta Cuscunà. Lo spettacolo segna la seconda tappa del progetto sulle Resistenze femminili in Italia ed è liberamente ispirato alle opere letterarie di Arcangela Tarabotti e alla vicenda delle Clarisse di Udine.
Lo spettacolo nasce per dimostrare che il femminismo non è roba vecchia ma esiste tuttora e lotta per contrastare le differenze tra uomo e donna. Con questo scopo, vengono mostrati degli esempi positivi di donne che hanno lottato per riscattare la loro posizione all’interno della società.
Ci troviamo a Udine nella seconda metà del 1500, epoca in cui le figlie femmine venivano viste dal padre solo come una spesa: le più carine e miti potevano essere maritate per pochi ducati mentre quelle con problemi fisici o temperamenti accesi, non avevano tante alternative alla monacazione forzata. Ed è precisamente nel convento delle Clarisse di Santa Chiara che le pupazze di sei monache prendono vita, ognuna col suo carattere e le sue particolarità ma tutte con uno scopo comune impensabile per quell’epoca: prendersi uno spazio di contestazione e di libertà di pensiero. Incominciarono ad uscire, ad istruirsi con libri negati loro dalla chiesa e ad innamorarsi. Tutta la città le ammirava e le stimava per il loro ruolo e per la loro influenza, tanto da volerle come istruttrici delle loro facoltose figlie. I fatti non passarono inosservati all’Inquisizione che cercò in tutti i modi di accusarle di eresia per far smettere questo loro eccesso di libertà. Ma queste donne, facendosi beffa del potere maschile, riuscirono a resistere per anni e a crearsi un’alternativa di vita all’interno del monastero stesso.
Il tema trattato è più che mai attuale e cerca di riaccendere gli animi a quelle che donne vittime di discriminazioni quotidiane che non sanno come lottare per uscirne vincitrici. È uno spettacolo per le donne fatto da una donna ma anche gli uomini più ben disposti si ritroveranno a simpatizzare per queste monache desiderose di libertà ed emancipazione.
Dopo un periodo di riallestimento, arriva al Teatro Herberia di Rubiera lo spettacolo di Fausto Paravidino I Vicini: commedia che narra di una coppia con dei nuovi vicini di casa che creano subito un certo scalpore, facendo riaffiorare quelle che sono le paure dei personaggi.
Il testo, commissionato dal Théâtre National de Bretagne e vincitore del premio Hystrio alla drammaturgia nel 2013, è una produzione del Teatro Stabile di Bolzano, Organizzazione Nidodiragno.
Lo spettacolo assume una nota che rimanda al genere thriller e al noir domestico improntandosi sulla rappresentazione della suspense, del mondo sconosciuto sia questo reale o immaginario. Si rappresenta un mondo in bilico tra commedia e tragedia, consapevole che non tutto ciò che noi vediamo è reale e tutto ciò che non vediamo non lo è. E’ presente anche il fantasma della vecchia vicina di casa che provoca una duplice reazione nei protagonisti: c’è chi non ci crede ed è convinto di non vederla e chi invece la vede e ne rimane terrorizzato.
Con questa nuova messa in scena, lo spettatore si troverà davanti alle sue più grandi paure: l’inizio di nuovi rapporti, le relazioni che vengono ad instaurarsi e il concetto di sconosciuto.
Come si affrontano rapporti con persone così diverse tra loro? Come si sconfigge la paura suscitata da tutto ciò che è nuovo? Come ci si comporta con qualcosa che noi vediamo e percepiamo e il resto del mondo non sa nemmeno che esiste?
Questa commedia cerca di rispondere a queste domande e mostra come delle persone qualsiasi riescano ad affrontare i dubbi e le paure che tanto affliggono la nostra società.