PICCOLA COMPAGNIA DAMMACCO | Finestre | Residenze Artistiche
Mariano Dammacco e Serena Balivo ci raccontano la tappa di FINISTRE in Corte Ospitale. Un percorso di condivisione delle proprie pratiche di lavoro attraverso momenti di laboratorio, laboratorio inteso come luogo e tempo di condivisione dei processi creativi della Compagnia, come momento di studio e di incontro.
Grazie a tutti i ragazzi che hanno partecipato!
Un progetto di PiccolaCompagnia Dammacco
con la collaborazione di Teatro di Dioniso
L'arboreto - Teatro Dimora | La Corte Ospitale ::: Centro di Residenza Emilia-Romagna
Il Funaro Centro Culturale, Associazione Franco
PIERGIORGIO MILANO | White out | Residenze Artistiche
Tornano i racconti dalle residenze artistiche. Piergiorgio Milano è stato in residenza con la compagnia al lavoro su White Out, uno spettacolo in cui trasforma l'alpinisimo in linguaggio artistico, sospeso in un poetico equilibrio tra danza, teatro e arti circensi: ci siamo fatti raccontare meglio il progetto e il tempo, prezioso, della residenza.
"... avere uno spazio in cui ci si possa veramente dedicare, concentrare, in cui le persone che ti circondano abbiamo un'idea chiara di cos'è la creazione artistica, di quali siano i suoi punti forti e i suoi punti deboli, di quali siano le sue esigenze e senti che non sei mai fuori luogo ma che nei momenti in cui tutto va bene così come nei momenti in cui tutto va male sai benissimo che chi ti circonda è cosciente e consapevole e quindi il sostegno che cerchi è reale nel fare il tuo mestiere, in questo senso dico che è un lusso che un posto come questo esista."
Più info >> https://bit.ly/2NiyxIH
Centro di residenza Emilia-Romagna
::: L'arboreto - Teatro Dimora || La Corte Ospitale - Teatro Herberia
“LA CORTE È UN LUOGO CHE LIBERA TUTTI”: INTERVISTA AD ALESSANDRO GALLO
Intervista a cura di G. Davoli, A. Iotti, R. Ramadani, G. Rendina.
Alessandro Gallo, ideatore di progetti di teatro ragazzi, nasce a Napoli, il 6 giugno 1986. Vincitore di numerosi premi, dal 2015 lavora presso la Corte Ospitale di Rubiera. Ragazzo aperto, solare e determinato, si è reso disponibile per rispondere ad alcune nostre curiosità riguardo al ruolo che ricopre all’interno della struttura.
-Come sei arrivato alla Corte Ospitale?
Sono arrivato alla Corte Ospitale 4 anni fa e sono stato chiamato da Walter Zambaldi, ex direttore, al fine di occuparmi di teatro ragazzi.
-Qual è il primo ricordo che hai legato al teatro?
Il primo ricordo legato al teatro è un mio ingresso in uno spettacolo sulla rivoluzione partenopea, avevo 11 anni, entrai nel tempo sbagliato e feci un errore durante lo spettacolo.
-Perché hai scelto di lavorare nell’ambito del teatro?
Non l’ho scelto io, ma la mia insegnante di scuola media. Ero un ragazzo irrequieto e la punizione fu quella di farmi fare un laboratorio di teatro che poi è durato tutti e tre gli anni di scuola media. Dopo la prof mi indirizzò in un’accademia teatrale di Napoli. Successivamente mi sono trasferito a Bologna.
-Perché ti piace lavorare con i più giovani?
Perché credo che chiunque decida di far teatro a livello professionale deve assolutamente partire dai ragazzi, in quanto non è solo una radice ma è tutto, sia dal punto di vista dei contenuti sia per chi decide di scrivere. Bisogna riuscire a scrivere per i ragazzi in modo chiaro: colpendo loro significa poi che è molto più semplice scrivere per i più grandi.
-Dato che svolgi diverse attività, che percezione hai della Corte?
Io credo che la Corte sia uno dei pochi luoghi in questo paese in cui c’è qualcuno che si prende cura dell’altro e questo a sua volta si prende cura della Corte. È un luogo dove chiunque entri, attore o operatore, capisce che il teatro è un luogo comunitario in cui si cresce insieme. Quindi per me è un luogo fondamentale per il mio percorso di artista e di operatore.
-Come riesci a conciliare tutte le attività che svolgi?
Mi sveglio alle 4:45 del mattino e vado a letto alle 2 di notte e non è facile. Fino a quando riesco fisicamente a fare quello che amo fare non mollerò, perché sarebbe un peccato distrarsi.
-Qual è stato il momento più bello e quello più difficile in Corte?
Ogni giorno c’è qualcosa di bello e stimolante. Il momento più difficile è stato l’anno scorso in cui io, Giulia, Tania, Manuela, Sonia e Willi abbiamo dovuto gestire per più di 20 giorni il progetto “Forever Young” con 70 persone qui ospiti, tra cucina, sale, spettacoli e operatori. Eravamo in pochi però ce l’abbiamo fatta con un grande applauso finale di tutti.
-Dato che tu stesso sei un artista, come vivi con le compagnie che vengono ospitate in Corte?
Penso che sia uno dei posti più belli in questo paese e che qualsiasi compagnia venga ospitata qui difficilmente si chiude nel proprio guscio, ma tutti hanno la voglia di donare qualcosa e ricevere qualcosa. La corte è un posto magico. Se si segue una prova all’interno di un teatro, l’ambiente rende ciascuno un po’ più rigido, la corte invece è un luogo che libera tutti.
-Se potessi tornare indietro cambieresti qualcosa della tua carriera?
No assolutamente, anzi mi reputo veramente fortunato.
-Come ti sei sentito dopo i vari premi che hai ricevuto?
In verità, non ho mai avuto un buon rapporto con i premi; sono dei passaggi che è bello se avvengono nella propria vita professionale, ma li devi prendere come un punto di partenza verso qualcosa. Subito dopo un premio bisogna rimettersi a lavoro, cercando di migliorare il più possibile.
LA SCIMMIA: IRONIA, DENUNCIA E CRITICA SOCIALE. IL NUOVO SPETTACOLO DI GIULIANA MUSSO
A cura di G. Davoli, A. Iotti, R. Ramadani, G. Rendina.
Giuliana Musso si avvicina ad un teatro d’indagine e critica dove denuncia e comicità si fondono insieme creando un effetto affascinante e coinvolgente, capace di far riflettere il pubblico su alcune tematiche contemporanee.
Nasce nel 1970 a Vicenza, è conosciuta come autrice, attrice, ricercatrice e vincitrice di numerosi premi.
Questo suo stile caratterizza tutti i suoi lavori e tra i più noti ricordiamo: Nati in casa, Sexmachine, Tanti saluti e La Fabbrica dei preti.
Da mesi sta lavorando al suo nuovo spettacolo intitolato La Scimmia, un monologo ispirato al racconto di Franz Kafka, Una relazione per un’Accademia.
Lo spettacolo debutterà il 18 luglio al MittelFest a Cividale del Friuli e sarà possibile assistere all’anteprima del 9 luglio, presso la Corte Ospitale di Rubiera, e a quella del 12 luglio, al Pergine Festival.
Il protagonista del racconto è una scimmia, catturata durante una battuta di caccia e costretta ad imitare gli umani per sopravvivere. Sceglie, dunque, di adattarsi, sacrificando il proprio passato e la propria identità; impara a parlare, cantare, ballare e a ragionare come un uomo.
Giuliana Musso ci ha dato l’opportunità di assistere alle prove e all’allestimento dello spettacolo.
Abbiamo notato il grande impegno e la dedizione dell’attrice e dello staff, nonché lo studio approfondito della sistemazione delle luci e di tutto il reparto tecnico in generale.
Uno spettatore che non è a conoscenza del lavoro preparatorio non riesce a cogliere certi dettagli, come i movimenti, la voce, le espressioni del viso che sono frutto di un intenso esercizio.
Il corpo dell’attrice diventa fondamentale per il coinvolgimento dello spettatore e per l’interpretazione delle differenti emozioni. Infatti, Giuliana afferma che «fare teatro è cercare la propria scimmia. Il teatro si fa nel presente, nel corpo e nell’atto, né prima né dopo».
La scelta di mettere in scena questo personaggio deriva dal voler rappresentare e ironizzare su alcuni aspetti della società odierna. «La Scimmia rappresenta l’animale inteso come il nostro essere in natura, l’ineducato e il disadattato». L’autrice crede, infatti, che la vera essenza del personaggio sia un enfant sauvage e che sia costretto a reprimere la propria indole selvatica per doversi ambientare in un sistema violento e predisposto alla dominazione, un vero e proprio patriarcato.
Il personaggio si ispira alla figura del buffone, un mostro deforme e comico, carico di rabbia nei confronti della società, ma allo stesso tempo deve compiacere il pubblico per la sua incolumità.
La Scimmia incarna ognuno di noi, in quanto «nasciamo integri, completi, dotati d’intelligenza empatica predisposta alla vita, ma viviamo in una società che non corrisponde a questa natura e che soffoca i bisogni primari dell’individuo».
Oltre al tema dell’adattamento, Giuliana denuncia un altro aspetto meno evidente, ovvero l’iper-razionalizzazione che caratterizza l’ambiente in cui viviamo, un ambiente incapace di comprendere la complessità dell’individuo e scompone il sapere in tante piccole sottocategorie, «allontanandoci dalla materia vera che siamo noi umani fragili, delicati, piccoli».
TEATRO DEL CARRETTO | La Tempesta | Residenze Artistiche
Giacomo Vezzani del Teatro del Carretto, in residenza artistica in Corte Ospitale sul prossimo spettacolo, La Tempesta, ci racconta qualcosa sul percorso artistico e sulla nuova esperienza di residenza in luogo diverso dal solito.
“È stato un dono avere la residenza della Corte Ospitale. I nostri spettacoli nascono sempre da Lucca in un isolamento totale. [...] Per me è stato fondamentale uscire per azzerare totalmente questa condizione ed era fondamentale stare in un posto dove si potesse dormire, dove si potesse cucinare, quindi anche sciogliere il momento delle prove ma che fosse un ripartire da zero. Io credo che sia fondamentale lo scambio anche perché se ci si fossilizza solo nella ricerca teatrale (noi partiamo sempre dalle improvvisazioni) diventiamo un po' più aridi e per me era fondamentale lo scambio anche con altre realtà. Il fatto di aver condiviso con un circo questa residenza è stata un scoperta per noi. Poter anche nei momenti più di ricreazione, a cena, a pranzo, scambiare le idee sia con gli ospiti sia con quelli che ci stavano ospitando era proprio partire da zero, è stato fondamentale per questo.”
Non solo residenza ma anche incontro con il territorio. Il Teatro del Carretto ha aperto, infatti, le sue porte agli stranieri del territorio di Rubiera con un laboratorio dedicato.
“Era un laboratorio più ricreativo perché erano presenti delle famiglie, dei bambini, ma è proprio nel contesto della tempesta per noi e per loro quest’avvicinamento di culture diverse che è un po' quella occidentale che si apriva alle altre, poter comunicare anche con la musica che è un linguaggio universale, perché nella tempesta ci sono le canzoni, ma comunque è un modo per poter far trovare a tutti un’umanità, quell’umanità, senza pù vedere delle barriere.”
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CIRCO PANIKO | La Panikommedia | Residenze Artistiche
Una bella e lunga residenza quella del Circo Paniko in Corte Ospitale. Una sola differenza rispetto alle altre residenze che soitamente ospitiamo, il Circo Paniko si è portato dietro la propria casa, anzi le proprie case, quella artistica ovvero lo chapiteau e quella abitativa ovvero le roulotte e quindi siamo diventati dei veri e propri vicini di casa.
"Ospitale, come nel nome e Corte, come nel nome. Noi siamo all’esterno in una tradizione quasi medievale che ci piace rispettare ossia circo di fianco al centro, alle mura, geograficamente disposto un pochino fuori dalla Corte Ospitale".
Il Circo Paniko nasce nel 2009 ed è probabilmente una delle prime e più numerose compagnie di circo contemporaneo nate in Italia (dai 10 ai 15 artisti presenti in scena e provenienti da diverse parti del mondo). Fonde tecniche circensi, musica dal vivo, teatro, danza, acrobatica. Oltre a creare spettacoli e numeri acrobatici di assoluto livello, crea atmosfere, immaginari e personaggi che prendono vita all’interno del loro teatro, a forma di Circo, e lo rendono vivo, felliniano, fuori dal tempo. La musica dal vivo da sempre lo contraddistingue e lo pone nella scena circense internazionale come la realtà più attenta e virtuosa a livello musicale.Paniko è stupore davanti a qualcosa di improvviso e inaspettato, è la creazione di un immaginario che esiste solo nella fantasia, che può coinvolgere tutti allo stesso modo pareggiando le differenze dei singoli individui. Paniko è godere di ciò che si ha davanti, senza il tempo di rifletterci sopra.
Lo spettacolo La PANIKOMMEDIA è l’ultima creazione del Circo Paniko che, dopo la lunga pausa invernale, riprende in mano il lavoro con l’aiuto di Adrian Schvarzstein, personaggio istrionico oltre che regista di fama internazionale. Lo spettacolo si può definire un viaggio dantesco all’interno del surrealismo circense, fuori dal tempo, dentro la tenda. Un viaggio all’interno della creatività “Panika” dove Dante, scopritore di altri mondi, incontra un mondo nuovo, ribaltato, ribaltante, in divenire.
Sabato 13 aprile alle ore 18 e giovedì 18 aprile 2019 il Circo Paniko ha accolto il pubblico nel suo chapiteau per due prove aperte dello spettacolo.
Elena Burani ci racconta il suo periodo di residenza in Corte Ospitale a lavoro su Piume (domenica 5 maggio a Reggio Emilia per EXTRA - una giornata in Fonderia - Dinamico Festival).
"[...] avere un luogo dove tutto è dedicato a questo momento (la creazione dello spettacolo, ndr), delle persone che stanno in ufficio che organizzano, che cercano i soldi, che fanno in modo che tu possa chiuderti in sala e starci dentro tutto il giorno per far venire fuori qualcosa... ti senti un privilegiato o forse ti senti normale. Ecco per una volta tanto ti senti nel posto giusto."
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IDIOT SAVANT | Circeo, il massacro | Residenze Artistiche
Idiot Savant in residenza artistica a La Corte Ospitale, a lavoro sul loro prossimo spettacolo Circeo, il massacro.
"Quando si sceglie di fare un progetto di drammaturgia contemporanea e quindi chiaramente soprattutto su un argomento del genere si ha bisogno di calibrare i segni, i significati, i sensi, il livello di comunicazione […] la cosa che bisogna concedersi è il tempo, il lusso del tempo soprattutto in creazione cosa che adesso in teatro non c’è più. Siamo talmente abituati noi attori, noi registi, a dover incastrare produzioni, pubblicità, spot, lettura, che non ci prendiamo il lusso del tempo. Questo è stato un lusso.” Michele Di Giacomo
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SCARPINATO - WANDERLUST TEATRO | Ovid Hotel prime stanze | Forever Young 2018
FOREVER YOUNG | L’EMILIA E UNA NOTTE 2018
in scena venerdì 13 luglio ore 13 / La Corte Ospitale, Sala Bachi
OVID HOTEL
prime stanze
liberamente ispirato a The Lobster di Efthymis Filippou e Yorgos Lanthimos
regia Giuliano Scarpinato
drammaturgia collettiva a cura di Giuliano Scarpinato, Gioia Salvatori
con Emmanuele Bettari, Alice Conti, Francesca Gabucci, Loris De Luna, Fortunato Leccese, Luca Piomponi, Giselda Ranieri, Alice Spisa, Daniela Vitale
cura del movimento Gaia Clotilde Chernetich
scene Diana Ciufo
luci, suono Giacomo Agnifili
produzione Wanderlust Teatro
spettacolo finalista al bando Forever Young
in residenza negli spazi de La Corte Ospitale marzo '18
In un prossimo futuro distopico, uomini e donne “solitari” di un’imprecisata comunità vengono forzosamente condotti in un luogo al crocevia tra clinica e albergo, l’Ovid Hotel. La missione, per loro, è quella di trovare entro quarantacinque giorni l’anima gemella; chi vi riesce verrà “reintegrato”, chi fallisce verrà invece mutato in un animale a sua scelta.
All’incrocio tra melò, fantascienza e noir, la sorprendente scrittura di Yorgos Lanthimos ed Efthymis Filippou, sceneggiatori di The Lobster (2015), è scaturigine di una riflessione sulla dipendenza affettiva, sulla definizione del sé in base all’altro, sulla coppia come necessità umana o istituzione sociale; ed ancora sulla morte, la separazione, la fine come transito verso un nuovo inizio.
La Compagnia in prova a La Corte Ospitale:
BIO – (Palermo 1983) è regista, drammaturgo, attore. Nel 2014 vince il Premio Scenario Infanzia con lo spettacolo Fa’afafine, che riceve in seguito il Premio Infogiovani 2015 e l’Eolo Award 2016, ed è candidato a ReteCritica 2016. Nel 2015 cura la regia e l’adattamento drammaturgico di Elettra di Hugo von Hofmannsthal per il festival “Dionisiache”; lo spettacolo dà origine al collettivo Wanderlust Teatro, e vince nel 2016 il Premio Attilio Corsini. Il 2017 è l’anno di Alan e il mare, dedicato al profugo siriano Alan Kurdi, e Se non sporca il mio pavimento – un mélo, ispirato all’episodio di cronaca nera dell’omicidio Rosboch, che debutta al Romaeuropa Festival. Nel 2018 è impegnato in Ovid Hotel, liberamente ispirato a “The Lobster” di Yorgos Lanthimos.
in scena venerdì 13 luglio ore 11.15 / La Corte Ospitale, Sala Fuoco
GROWTH - Crescita
di Luke Norris
con Giulia Tripetta, Pavel Zelinskiy, Francesco Aricò
regia Silvio Peroni
scene e costumi Katia Titolo
disegno luci Omar Scala
produzione Pierfrancesco Pisani
spettacolo finalista al bando Forever Young
in residenza negli spazi de La Corte Ospitale febbraio '18
Le grandi tematiche espresse nel tempo dai classici possono essere riviste e riscritte dagli autori contemporanei senza sminuire la loro forza archetipica: le grandi storie d’amore, di vendetta, di crescita possono cambiare nel tempo la loro forma, ma non mutare i contenuti sostanziali. Parlare di teatro contemporaneo significa avvicinare lo spettatore al racconto e farlo identificare agli accadimenti drammaturgici con un linguaggio e delle situazioni vicine alla propria realtà, senza però dimenticare la funzione del teatro di sublimare il quotidiano e la vita che, volendo o meno, è fonte d’ispirazione delle grandi creazioni artistiche di tutti i tempi. Ogni grande autore classico ha scritto le proprie opere per essere rappresentate nella propria epoca e nel proprio contesto sociale; parlando di teatro contemporaneo, però, non si vuole creare un’opposizione o una gerarchia di importanza con il teatro classico bensì creare un contatto attivo con lo spettatore, che è, e deve rimanere sempre, l’obiettivo di ogni messa in scena. Il pubblico infatti è la finalità ultima e centrale, perché è proprio a quest'ultimo che il teatro – e chi lo fa – dovrebbe rivolgersi.
IL TESTO
Giovane, non ancora trent’anni, e già acclamato da critica e pubblico Luke Norris con il suo ultimo testo Growth (Crescita) vince il prestigioso Fringe First Award al Fringe Festival di Edimburgo del 2016. 20 anni e qualcosa Tobes è ancora un ragazzo: la madre paga il suo conto telefonico, non si sforza di cercare un lavoro perché non pensa di mantenersi, la sua ragazza lo lascia, la figlia del padrone di casa si avvicina per avvisarlo che se non paga l’affitto deve lasciare l’appartamento, ignora i problemi, sperando che si risolvano da soli; e da due anni sta ignorando un problema particolare: un grumo al testicolo sinistro; ora deve affrontare la possibilità che possa avere o non avere un cancro. Osserviamo le insidie del suo rapporto fallito, il sentimento di inadeguatezza, la mancanza di lavoro e la paura della malattia invasiva che non andrà via. C’è tanta commedia nel testo di Luke Norris ma, come suggerisce il titolo, parla di un giovane immaturo che affronta il fatto che è tempo di crescere e di come la vita e la forza di crescere insistano per farci prendere decisioni e assumerci delle responsabilità. In questo teatro privo di scenografie con un dialogo ritmato e veloce (che richiama alla mente lo stile minimalista di Mike Bartlett), il cast di tre attori, dove solo il ruolo di Tobes è il centro immutabile del racconto, gli altri due interpreti scambiano agevolmente ruoli e posizioni, senza cambi di costume creano una processione di personaggi maschili e femminili che il protagonista incontra durante il suo viaggio fra tragedia e possibile riscatto: l'amico a cui chiede disperatamente di ispezionare i suoi genitali, la dottoressa che trova distrattamente attraente, l'irriverente infermiere della banca del seme, il consulente a cui chiede di dirgli qualcosa di bello… Questa commedia di Luke Norris consolida la carriera di un significativo talento della scrittura che sviluppa semplicemente un argomento così difficile.
LA REGIA
La regia è tesa a far emergere le storie e i conflitti dei protagonisti attraverso un gioco teatrale scevro da “effetti”. Vuole far affiorare l’elemento drammaturgico in sé. Un lavoro incentrato sugli attori, sulla capacità di raccontare e sulle relazioni che si dovrebbero stabilire fra autore, attore e spettatore; un triangolo comunicativo che pone l’accento sul messaggio del testo e sulle immagini emotive che le parole del testo ricreano. Il messaggio potrebbe perdere di valore nel momento in cui l'attenzione viene focalizzata sulla spettacolarità della rappresentazione e progressivamente si perderebbe anche l'attitudine nel riflettere sul perché si è scelto di mettere in scena un determinato testo. L’urgenza di comunicare un messaggio viene spesso relegata a una dimensione meramente estetica. Viene meno, dunque, la riflessione che il pubblico dovrebbe fare al termine dello spettacolo, che esuli da una prima analisi tecnica o qualitativa. Il messaggio del testo è quasi sempre più complesso e articolato della visione univoca del regista: sarà lo spettatore che, a seconda della sua provenienza sociale e culturale, percepirà in modo individuale le molteplici sfumature di un testo. La funzione del regista è quella di fare emergere questi messaggi scoprendo le naturali spinte vitali che ogni personaggio mette in gioco nell’opera teatrale. Per fare questo bisogna partire dall’osservazione del quotidiano cercando di capirne i modi, i mezzi e i bisogni comunicativi; ogni essere umano, così come ogni personaggio, ha in sé dei conflitti che si esprimono attraverso la relazione con gli altri personaggi, ha in sé desideri, ambizioni, modi di pensare e modi di esprimersi, una necessità comunicativa e una propria funzione nei rapporti intrapersonali.
BIO – Pierfrancesco Pisani inizia l’attività d’impresario teatrale indipendente nel 2008 e ha prodotto i primi spettacoli teatrali di Isabella Ragonese e Elio Germano (Palma d'Oro a Cannes 2010, come miglior attore) e registi come Leo Muscato, Valerio Binasco e Valter Malosti. Pur essendo una realtà giovane, negli anni ha sostenuto, prodotto e distribuito opere di artisti come Stefano Bollani, Andrea Cosentino, Sabrina Impacciatore, Valentina Lodovini, Iaia Forte, Monica Guerritore, Michela Cescon, Silvio Peroni, Michele Sinisi, Fabrizio Falco (Premio Ubu 2015 come miglior attore under 30), Angela Dematté (Premio Scenario 2015) Alice Spisa (Premio Ubu 2013 come miglior attrice under 30). I vari spettacoli prodotti hanno autori pluripremiati nel mondo come David Ives, Will Eno, Alan Bennt, Donald Margulies, Paolo Sorrentino e Dario Fo o in Italia come Chiara Lagani e Michele Santeramo.
DELLAVALLE/PETRIS | The Dead Dogs | Forever Young 2018
FOREVER YOUNG | L’EMILIA E UNA NOTTE 2018
in scena venerdì 13 luglio ore 9.30 / La Corte Ospitale, Sala Sassi
THE DEAD DOGS
di Jon Fosse
traduzione Thea Dellavalle
progetto Thea Dellavalle/Irene Petris
con Alessandro Bay Rossi, Giusto Cucchiarini, Federica Fabiani, Luca Mammoli, Irene Petris
suono Claudio Tortorici
con il sostegno di Sementerie Artistiche
spettacolo finalista del bando Forever Young
in residenza negli spazi de La Corte Ospitale febbraio/marzo '18
SINOSSI – Il tempo passa uniforme sui luoghi, si deposita, a volte, sulle persone come sulle cose, una patina che lentamente cambia i colori, le emozioni, cristallizza i rapporti.
Una routine che comincia a fare a meno delle parole, che le svuota.
Finché non succede qualcosa, proprio dove tutto è sempre come al solito.
Dead Dogging (dizionario urbano): distanziarsi emotivamente da una relazione, come quando sai che il tuo cane che sta morendo e prendi distanza perché non sia emotivamente devastante.
BIO – Thea Dellavalle e Irene Petris lavorano in teatro da più di un decennio. Hanno partecipato come assistente alla regia e come interprete a spettacoli di importanti registi italiani e internazionali: Massimo Castri, Luca Ronconi, Alvis Hermanis, Romeo Castellucci, Marco Plini, Pascal Rambert, Andrea De Rosa, Mario Martone, Gianina Carbunariu. Le loro strade si incrociano più volte finché nel novembre del 2013 realizzano il progetto dello spettacolo Un ballo (adattamento da Irène Némirovsky) in collaborazione con la compagnia torinese Il Mulino di Amleto debutto a Modena al Teatro delle Passioni e nel 2014 presentano al RIC Festival di Rieti lo spettacolo Suzannah di Jon Fosse, proposto la stagione successiva al Teatro India di Roma all’interno del Trittico Fosse.
DAF - TEATRO DELL’ESATTA FANTASIA | X | Forever Young 2018
FOREVER YOUNG | L’EMILIA E UNA NOTTE 2018
in scena giovedì 12 luglio ore 21 / La Corte Ospitale, Sala Teatrale
X
di Alistair MacDowall
adattamento, regia, spazio scenico Simone Corso
con Celeste Gugliandolo, Angelo Campolo, Eugenio Papalia, Francesco Natoli, Adriana Mangano
produzione DAF - Teatro dell’Esatta Fantasia
spettacolo finalista del bando Forever Young
in residenza negli spazi de La Corte Ospitale marzo '18
Un piccolo gruppo di uomini del prossimo futuro rimane bloccato su una base di ricerca su Plutone; non possono sollevarsi dal suolo extra-terrestre e non possono mettersi più in contatto con la Terra, forse per un guasto al sistema di comunicazioni. Incastrati su questo lembo di nulla, cercheranno, con ogni possibilità, di restare aggrappati al loro essere umani, all’unico modo che conoscono per essere umani.
DAF - Teatro dell’Esatta Fantasia è una compagnia teatrale fondata nel 2002 a Messina. Lavora per un teatro popolare e vivo, aperto alla realtà di oggi e agli spunti di riflessione che da essa divengono.
in scena giovedì 12 luglio ore 19.45 / La Corte Ospitale, Sala Fuoco
SCHIANTO
ideazione e regia Stefano Cordella
drammaturgia collettiva
con Francesca Gemma, Dario Merlini, Umberto Terruso, Fabio Zulli
disegno luci Stefano Capra
sound design Gianluca Agostini
costumi e realizzazione scene Maria Paola De Francesco
asssistente alla regia Noemi Radice
organizzazione Valeria Brizzi
con il sostegno di Armunia - Centro di Residenze e La Corte Ospitale - Residenze Artistiche 2018
spettacolo finalista del bando Forever Young
in residenza negli spazi de La Corte Ospitale gennaio/marzo '18
Un viaggio surreale nell’incoscio della nostra generazione.
Lo schianto è la condizione di partenza della nostra generazione. Tutto è esploso intorno e ci sentiamo persi, senza appigli e riferimenti. Siamo immersi in un limbo confuso e inquietante in cui regna l’instabilità economica e sentimentale. Le ideologie sono crollate e la mancanza di prospettive rende indefiniti e sbiaditi gli oggetti dei nostri desideri. Ogni personaggio di SCHIANTO dovrà fare i conti con la propria spinta vitale in equilibrio precario tra speranza e disillusione. La storia è un pretesto per far esplodere i rapporti tra i personaggi ed esplorare l’abisso del desiderio contemporaneo. Una serie di incidenti reali e metaforici porterà i quattro protagonisti a condividere ansie, paure e quel che resta dei sogni nell’epoca della disillusione.
BIO – Òyes nasce nel 2010 attorno allo spettacolo Effetto Lucifero con cui vince il premio Giovani Realtà del Teatro ed è finalista al Premio Riccione Tondelli 2011. Il Teatro Filodrammatici ospita i primi lavori della compagnia tra cui Assenti per sempre, Luminescienz e Va Tutto Bene. Il Preferito debutta al Teatro Litta in occasione del Festival Hors. Con gli spettacoli Vania e Io non sono un gabbiano Òyes rilegge Cechov confrontandosi con due capolavori dell'autore russo e ricevendo diversi riconoscimenti. Vania è anche finalista a Inbox 2017. Òyes partecipa ad importanti festival nazionali come Primavera dei Teatri e Trasparenze. Per due anni consecutivi ottiene il sostegno di Agis e Regione Lombardia grazie al bando Next-laboratorio delle idee, che permette alla compagnia di circuitare in importanti teatri su tutto il territorio nazionale e di essere inserita nelle stagioni del Teatro Stabile del Veneto e del Piccolo Teatro di Milano. Con il progetto T.R.E. si aggiudica il bando F-under 35 per le imprese culturali. Nel 2018 Òyes vince il Premio Hystrio Iceberg come migliore compagnia emergente.
in scena giovedì 12 luglio ore 18 / La Corte Ospitale, Sala Sassi
IL DRAGO D'ORO
di Roland Schimmelpfennig
regia Toni Cafiero
con Emanuele Cerra, Clara Setti, Marta Marchi, Silvio Barbiero, Paolo Grossi
traduzione Stefano Zangrando
assistente alla regia Paolo Malvisi
disegno luci Alice Colla
costumi Tessa Battisti
tecnico luci Luca Brun
organizzazione Stefania Segatta
progetto grafico Mirko Piffer
foto copertina Marco Leonardo Pieropan
un ringraziamento particolare a Michele Abbondanza
produzione Evoè Teatro
in collaborazione con La Corte Ospitale - Forever Young 2017/2018
realizzato con il contributo di Fondazione Caritro, Provincia Autonoma di Trento, Comune di Rovereto Assessorato alla Cultura, in collaborazione con il Comune di Brentonico
spettacolo finalista del bando Forever Young
in residenza negli spazi de La Corte Ospitale dicembre ‘17/gennaio ‘18
Uno spaccato crudele e intricato della società di oggi, un microcosmo di relazioni, incontri, coincidenze, dinamiche famigliari, giochi di potere, violenze. Al centro della scena un ristorante thai cino vietnamita, “Il Drago d’oro”. In cucina cinque cuochi cinesi, accalcati tra wok bollenti; il più piccolo, quello nuovo, ha mal di denti. Fuori e dentro il ristorante s’intrecciano altre figure, volti della società in cui viviamo: un negoziante, due hostess, un uomo in camicia, una donna in rosso, un pilota, una coppia di giovani, un vecchio... Ciascuno costretto a fare i conti con la vita che scorre, con il tempo, le aspettative, le frustrazioni, le cicatrici, i desideri... Un rincorrersi di scene e situazioni dai sapori più svariati, spaccati drastici e crudeli che assumono le sfumature di una favola nera, paradossale, surreale, complessa...
BIO – La compagnia nasce nel 2011 a Rovereto (TN) e realizza progetti artistici con l’obiettivo di rispecchiare la complessità della contemporaneità dando voce a drammaturgie inedite di autori viventi del panorama europeo. Nel 2013 debutta in presenza dell’autore, con TUTTO di R. Spregelburd, regia di Alessio Nardin. Nel 2016 mette in scena BANDIERINE AL VENTO, testo inedito del drammaturgo tedesco Philipp Löhle, regia di Toni Cafiero. Lo spettacolo viene presentato in presenza dell’autore al Piccolo Teatro per Tramedautore Festival 2016. Nel 2018 collabora con la compagnia Trento Spettacoli alla produzione di GIUDIZI UNIVERSALI, spettacolo itinerante da 4 testi di Roberto Cavosi, (regie di Stefano Cordella, Giacomo Ferraù, Maura Pettorruso, Clara Setti). Allo stesso tempo realizza progetti che valorizzano la pluralità dei linguaggi e le collaborazioni a livello europeo: È GUERRA - da Gli ultimi giorni dell'umanità di Karl Kraus (2014), Anfitrione MON AMOUR (2015), COSA CI FANNO QUI TUTTE QUESTE DONNE? (2017), progetto finalista di Scintille 2017. Dal 2012 cura la rassegna di Cultura e Teatro OFF-side, ideata con l'intento di valorizzare il teatro indipendente unendolo a eventi culturali che approfondiscano l'attualità secondo una pluralità di linguaggi e pubblici.
FOREVER YOUNG
6 spettacoli in anteprima
esito del bando a sostegno delle giovani istanze creative
e a favore del ricambio generazionale
Forever Young è il progetto residenziale per compagnie teatrali under 35 e/o emergenti ideato e promosso dalla Corte Ospitale, realizzato con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Regione Emilia-Romagna. Con Forever Young La Corte Ospitale ha offerto alle compagnie selezionate un periodo di residenza per la creazione dello spettacolo presso gli spazi del centro. Al termine delle due giornate, il 13 luglio, la commissione composta da Ferdinando Bruni, Claudia Cannella, Paolo Cantù, Giulia Guerra, Carlo Mangolini, Fabio Masi e Pietro Valenti, decreterà il progetto vincitore a cui sarà riconosciuto un contributo economico e l’accompagnamento in distribuzione per l’anno successivo. A seguito di un accordo stretto con Associazione Hystrio, lo spettacolo vincintore sarà inoltre ospitato nel mese di giugno 2019 al Teatro Elfo Puccini di Milano, in occasione della consegna dei Premi Hystrio.
Programma:
Giovedì 12 luglio 2018
ore 18 - Sala Sassi
IL DRAGO D’ORO
Compagnia Evoè Teatro
ore 19.45 - Sala Fuoco
SCHIANTO
Compagnia Oyes
ore 21 - Sala Teatrale
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Compagnia DAF - Teatro dell’Esatta Fantasia
Venerdì 13 luglio 2018
ore 9.30 - Sala Sassi
THE DEAD DOGS
Compagnia Dellavalle/Petris
[ foto di Marta Cuscunà ]
“Ultimi giorni a La Corte Ospitale.
Abbiamo ripensato i pupazzi dei Fanes. Tutto da capo. Grande fatica ma procedere per prototipi vuol dire mettere sempre in conto l'errore.
Darsi la possibilità di sbagliare.”
Siamo sempre molto felici di ospitare Marta Cuscunà, in residenza artistica a La Corte Ospitale!
A breve l'intervista, frutto delle parole scambiate in occasione dell'ultimo giorno di prove in teatro sul periodo di residenza in Corte Ospitale e il processo creativo del suo nuovo spettacolo Il canto della caduta, liberamente ispirato al mito del regno di Fanes.
L’autrice/attrice decide di ripercorre il ciclo epico ladino dei Fanes per portare alla luce il racconto di un’epoca antica in cui la presenza femminile è stata centrale nella visione del sacro e della struttura sociale. Mettere in scena Il canto della caduta significa raccontare la guerra cercando un modo per varcare i confini della irrappresentabilità dell’orrore che essa porta con sé.
Secondo la cifra espressiva della Cuscunà, il suo lavoro fonde tecnologia e mito, grazie alla presenza di dieci pupazzi meccanici di diverse tipologie, progettati e realizzati dalla scenografa Paola Villani. Lo spettacolo si inserisce, così, in una tradizione di teatro visuale e di figura, che scardina l’immaginario legato a questo settore proprio con la scelta di utilizzare, per la movimentazione, alcune tecnologie, comunemente applicate all’industria.
“Il mio spettacolo si propone di unire l'immaginario ancestrale dell'antico mito ladino del popolo di Fanes alle tecniche di animatronica, la tecnologia che utilizza componenti elettronici e robotici.”
Il regno di Fanes
Il mito di Fanes è una tradizione popolare dei Ladini, una piccola minoranza etnica (35.000 persone) che vive nelle valli centrali delle Dolomiti.
È un ciclo epico e i suoi contenuti sono del tutto peculiari e diversi dagli altri miti ladini. Il mito di Fanes, infatti, parla della fine del regno pacifico delle donne e l’inizio di una nuova epoca del dominio e della spada.
È il canto nero della caduta nell’orrore della guerra.
La figura principale del racconto è Dolasilla, principessa dei Fanes, costretta da suo padre (chiamato “il falso re”), a diventare una Tjeduya: una guerriera. Ovvero la mano armata del potere.
E sarà proprio questa scelta sciagurata del falso re, ossessionato dal possesso di ricchezze e dal potere sulle terre e sulle genti vicine, a causare la fine del regno matrilineare e del suo popolo.
Il mito racconta che i pochi superstiti sono ancora nascosti nelle viscere della montagna insieme alla loro anziana regina, in attesa che ritorni il tempo d’oro della rinascita. Il tempo d’oro della pace in cui il popolo di Fanes potrà finalmente tornare alla vita.
Guardare indietro per andare avanti
Quando ho iniziato a pensare che il mito di Fanes potesse essere il centro del mio nuovo lavoro teatrale, mi sono scontrata subito con un grande interrogativo: che senso ha, oggi, raccontare a teatro un antico mito ladino? A chi può davvero interessare?
Le risposte che mi sono data, hanno radici in un saggio di antropologia di Riane Eisler: Il calice e la spada.
Riane Eisler indaga le strutture sociali che l’umanità si è data nel corso dei secoli e davanti a una continua epopea di guerre e ingiustizie, apre la riflessione a domande più che mai necessarie: la guerra è parte incancellabile del destino dell’umanità? Cosa ci spinge perennemente alla guerra invece che alla pace? Perché ci cacciamo e perseguitiamo l’uno con l’altro? La brutalità e il dominio dell’uomo sulla donna sono inevitabili? E’ realisticamente possibile il passaggio da un sistema di guerre incessanti e di ingiustizia sociale a un sistema mutuale e pacifico?
Secondo l’antropologa Riane Eisler, le risposte per un futuro migliore potrebbero affondare le radici in quel punto nella preistoria della civiltà europea di cui parla anche l’archeologa lituana Marija Gimbutas, in cui la nostra evoluzione culturale sarebbe stata letteralmente sconvolta. Il canto della caduta, attraverso l’antico mito di Fanes, vuole portare alla luce il racconto perduto di come eravamo, di quell’alternativa sociale auspicabile per il futuro dell’umanità che viene presentata sempre come un’utopia irrealizzabile.
E che invece, forse, è già esistita. – Marta Cuscunà
Making of Il canto della caduta
Per conoscere tutto quello che c'è dietro le quinte della creazione del nuovo spettacolo.
I prototipi, gli scheletri, gli esperimenti falliti che ci stanno guidando verso le creature meccaniche de Il canto della caduta.
I joystick, i Fanes, la componentistica industriale...
Il fatto che non sappiamo ancora tutte le risposte. Ma ci piace l'idea di mostrarvi la strada che stiamo facendo per cercarle.
equipe artistica:
concept e attrice Marta Cuscunà
creazione pupazzi Paola Villani
assistenza alla regia Marco Rogante
vocalist Francesca Della Monica
per maggiori info:
> vimeo
> blog Il Canto della Caduta
> sito Marta Cuscunà
Torna l'estate in Corte Ospitale | L'EMILIA E UNA NOTTE 2018
Dal 20 giugno al 25 luglio 2018 torna L’Emilia e una notte, la rassegna estiva ideata e promossa da La Corte Ospitale: quindici appuntamenti tra teatro, circo contemporaneo, musica e letture, con anteprime e spettacoli carichi di suggestioni che animeranno piazza Gramsci e il meraviglioso scenario del Chiostro dell’Ospitale di Rubiera!
Un'estate con Giuliana Musso, Ascanio Celestini, Marco Paolini, Silvia Gribaudi, Claudia Marsicano, Tindaro Granata, Francesco Mandelli e altri ancora...
L’Emilia e una notte è per noi da sempre un’occasione preziosa per condividere con i cittadini di Rubiera e del territorio circostante lo spazio del centro teatrale, luogo privilegiato di progettualità e creazione, e per permettere così l’incontro diretto con gli artisti all’interno di una cornice magica, ancor più suggestiva nelle sere d’estate. Gli appuntamenti di quest’anno sono storie che parlano di noi, di uomini e donne della contemporaneità, nel modo che maggiormente ci rappresenta: con semplicità e ironia, perché questa nuova estate che incomincia sia occasione di incontro, dialogo, scambio di esperienze e di momenti piacevoli, perché il teatro, come noi lo intendiamo, sia anche questa volta un’opportunità preziosa per conoscere e riconoscersi. – Giulia Guerra, direttrice de La Corte Ospitale