#literaryloungementalhealthweek
Avete presente l'atmosfera degli ultimi giorni di scuola? Quando tutto sembrava avere una luce diversa. Già potevi assaporare nell'aria l'idea di vacanza, anche se lui non ne avrebbe mai avuta una davvero, impegnato com'era ad essere addestrato da Nonna Vianne e Taima Iye. Entrò in aula l'insegnante di storia e lui sapeva che avrebbe trovato il modo per umiliarlo ma Jacob questa volta non era intenzionato a fargliela passare liscia. Il capitolo che avrebbero dovuto trattare quel giorno era relativo ai nativi americani e sapeva già, era pronto allo scontro. Avrebbe difeso la memoria dei suoi fratelli morti per difendere la terra sacra calpestata da chi invece non mostrava nessun rispetto.
I suoi compagni di classe in qualche modo avevano assaporato le avvisaglie di quella guerriglia e si erano preparati allo spettacolo.
La lezione iniziò nel consueto dei modi e quando l'uomo cominciò a sciorinare i soliti luoghi comuni sugli indiani come poveri selvaggi, Jake alzo la mano.
"Wilson, qualcosa da condividere con la classe? Qualcosa per cui valga la pena si intende."
Il ragazzo lo guardò con occhi di fuoco. Era entrata in gioco la sua anima antica. Disse: "Siamo stufi di vedere cosa ne è rimasto del nostro popolo. Stanchi di subire i vostri insulti, di essere trattati come dei selvaggi senza morale, senza dio.
Nessun essere vivente sulla Terra ha così tanta arroganza quanto voi da pensare di essere più grandi della Madre, più grandi di Wakan Tanka, ma non lo siete. Vi state raccontando una storiella della buonanotte, neanche tanto ben costruita, in cui voi wasichunla ekta... siete i buoni e noi la feccia da estirpare."
L'uomo non replicò alla provocazione. Rimase in silenzio, uscì dall'aula. I suoi compagni lo stavano osservando attoniti. Erano rimasti colpiti dalla forza delle parole del giovane apprendista sciamano che stava posando le mani sul banco per non crollare a terra esausto. Dopo qualche istante due uomini entrarono nell'aula e lo circondarono, rinchiudendolo in una camicia di forza. "No! No! Cosa state facendo, non sono pazzo, quello che ho detto è la verità! Ho detto solo il vero, il Grande Spirito mi è testimone. Chiamate Nonna Vianne, lei vi dirà che ho ragione... vi prego. Non sono folle."
David riaprì gli occhi di colpo e si guardò intorno. Quella non era la sua stanza da letto, sembrava... la cella imbottita di un ospedale?
"Guarda guarda, il ragazzo si è svegliato finalmente. Hai dormito bene nonostante la camicia di forza?"
Lo sciamano rivolse uno sguardo di sfida a chi gli aveva parlato. Aveva riconosciuto l'essere che aveva di fronte: Legione.
"Non parli? Eppure conosco molti modi per farti urlare."
David si alzò in piedi strisciando con la schiena. Il suo sguardo ora era divertito.
"Ti ho già detto che non devi sfidarmi. Sai quale potere c'è in me, non ti conviene provocarmi."
Si tolse la camicia di forza con un colpo netto e, finalmente libero, raccolse la sua energia. "Torna all'inferno da cui sei scappato. Non è una mossa sana fare arrabbiare noi Haller."
Tutta l'energia che aveva raccolto la scagliò con un gesto veloce della mano che fece deflagrare Legione, mandandolo in mille pezzi.
Dentro di sé si sentiva soddisfatto e più rilassato.
𝐸 𝑝𝑜𝑖 𝑑𝑖𝑐𝑖 𝑑𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑎𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑛𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑖𝑛 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑚𝑒. 𝑆𝑒𝑖 𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑐𝑒𝑛𝑑𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑣𝑎 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑡𝑎𝑛𝑔𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒.
"Non ti ci mettere anche tu, Rylan. Ora vado a dormire. E per dormire intendo qualcosa senza ricordi, senza sogni, senza viaggi nel Tel'aran'rhiod. Solo sano sonno."
David riaprì gli occhi di scatto. Questa volta era davvero nella sua stanza. Alice era addormentata accanto a lui. Per sua fortuna non si era accorta di nulla. Richiuse gli occhi, sperando di addormentarsi subito.