Credo che Pasolini avesse ragione nel dire che il fascismo è l’esito politico naturale della borghesia. Il fascismo è una forma ipertrofica dell’ossessione borghese per i confini - della proprietà, della famiglia, del pensabile. E’ un’idea fondamentalmente materialista e storicista nella sua incarnazione politica. Di conseguenza, da uomo di destra la mia opinione dei fascismi di metà Novecento è generalmente pessima.
Si salva da questo giudizio Corneliu Zelea Codreanu. Ora, Codreanu non è un gran pensatore. I suoi scritti sono pieni di un antisemitismo trito tipico dell’epoca, basato sulla solita identificazione fra giudaismo, bolscevismo, massoneria e generiche forze corrosive. La Guardia di Ferro, che ha fondato, è stata più antisemita delle SS - anche se il peggio, ad onor del vero, è successo quando Codreanu era già morto. Sono quelli che scuoiavano vive le bambine di cinque anni, per intenderci. Fa in un certo senso ridere, in termini macabri, che abbiano tentato un colpo di stato contro il maresciallo Antonescu, famigerato antisemita, perché non era abbastanza antisemita.
Al di là della violenza (e al di là della vaga e irreprimibile antipatia che devo provare per gente che, fossi vissuto all’epoca, mi avrebbe allegramente ammazzato in ragione dell’etnia dei miei bisnonni), trovo comunque che non ci sia niente da difendere in questa simbologia dell’ebreo apolide, disgregatore, che compare ovunque nella letteratura della destra tradizionale. E’ un simbolo inutile, che offusca in termini razziali - e quindi materialisti, biologisti - i mali dell’economia monetaria e del progressismo.
Quindi insomma, Codreanu. A piacermi è il modo in cui viene descritto da Evola e Montanelli. Questa figura di monaco guerriero, del tutto disinteressato al denaro, al potere, assorbito in una visione oltremondana - che poi sia filosoficamente contaminata è un altro discorso, lui la interpretava come tale. Codreanu ha il culto del martirio: impone ai suoi combattenti di costituirsi dopo aver ammazzato qualcuno, e lui stesso finisce giustiziato dallo stato monarchico che aveva sempre difeso. La lettura cristologica è palese, e forse più in fondo si può leggere il sacrificio offerto per la redenzione dello stato dalle derive borghesi. Curiosamente, proprio come Cristo tentò di redimere la religione ebraica dal letteralismo e dal legalismo.
Codreanu ha il gran pregio di non credere alla realtà. Un tratto rarissimo fra i capi fascisti, che finiscono tutti a negoziare con i nuclei di potere della società borghese (Krupp, Agnelli, il Vaticano). Codreanu, forse salvato dal fatto di essere morto giovane - come capita a chi è caro agli dei - ha mantenuto quest’aureola di irrealtà, e quindi può dire cose del genere:
Iniziare un’organizzazione politica senza un soldo, era una cosa difficile e temeraria. In questo secolo in cui la materia è padrona onnipotente, in cui nessuno inizia qualche cosa senza prima domandarsi «quanti denari ha», Dio ha voluto dimostrare che nella lotta e nella vittoria legionaria la materia non ha avuto parte alcuna.
Col nostro gesto audace, noi ci staccavamo dalla mentalità dominante del secolo; uccidevamo in noi un mondo, per cercarne un altro elevato sino al cielo. Il dominio assoluto della materia era rovesciato per essere sostituito dal dominio dello spirito, dei valori morali.
Dio lo abbia in gloria, nonostante tutto.