“Lo sapevamo già. E adesso?”
La Corte europea di Strasburgo riconosce le violenze subite dai manifestanti del G8 di Genova da parte della polizia come tortura.
Inutile dire che, noi tutti, semplici cittadini di buon senso, sapevamo già che ciò che era stato commesso all’interno della scuola Diaz, in quella lunga notte del luglio 2001, era una violenza immane e incomprensibile, ancora più inaccettabile in quanto violenza di Stato.
Questa tardiva sentenza arriva a dare un po’ di sollievo a tutti coloro che ne sono state vittime innocenti benché ferite per sempre nel corpo e (soprattutto) nell’anima. Dà un po’ di sollievo anche a noi, cittadini genovesi, che con quella notte buia della nostra storia non abbiamo mai fatto davvero i conti.
Ma adesso? Cosa succederà? Cambierà qualcosa?
In Italia, il reato di tortura non è ancora previsto dall’ordinamento. Dunque, difficile sperare in uno scossone che possa portare ad un barlume di luce.
I colpevoli restano impuniti, molti sono ancora in servizio, altri hanno fatto carriera, pochissimi sono stati destituiti. Ma quelli che sono i VERI colpevoli, loro restano i più impuniti di tutti. Latitanti, eppure ben conosciuti, vivono le loro vite serenamente, paiono non aver capito neppure la gravità di ciò che hanno commesso. Che ciò che è accaduto alla scuola Diaz fosse il frutto di un piano calato dall’alto, orchestrato dalla politica, non ci sono dubbi. Tutti conosciamo i nomi e i volti dei responsabili, eppure siamo impotenti.
Vorrei che, nel mio Paese, ci fosse, un giorno, verità e giustizia. Per tutte le vittime di tutte le violenze, per tutte le persone perbene che devono soccombere di fronte alla corruzione, alle mafie, all’indifferenza, alla forza e all’arroganza del potere.