Presentata ad Artissima 2014 nella selezione di video dell’Accademia Albertina di Torino (Elena Tortia, Cecilia Ceccherini, >>deviazioni, Giulia Gallo, Roberto Montaruli, Marta Piccoli, Arianna Uda) curata dalla professoressa Maria Teresa Roberto.
La mia prima performance è il racconto simbolico di una storia, quella dei ragazzi della scuola Diaz, a Genova, durante l'ultimo dei tre giorni del summit del g8 nel 2001. La notte di sabato 21 Luglio reparti delle forze dell’ordine entrano nella scuola per fare una perquisizione durante la quale vengono selvaggiamente picchiati 93 ragazzi che stavano dormendo nella struttura regolarmente concessa dal Comune di Genova al Geova social forum. dopo la perquisizione, le forze dell'ordine mostrarono ai giornalisti gli oggetti rinvenuti, tra i quali coltellini multiuso, sbarre metalliche e attrezzi che si rivelarono provenire in realtà dal cantiere per la ristrutturazione della scuola, alcune barre di metallo appartenenti ai rinforzi degli zaini (e, come evidenzieranno i giudici del processo d'appello, appositamente estratte per essere mostrate come prove della presenza di possibili armi) e 2 bombe molotov. Le molotov si scopriranno essere state sequestrate il giorno stesso in tutt'altro luogo e
portate all'interno dell'edificio dalle stesse forze dell'ordine per creare false prove.
La performer è seduta su una sedia e stà cucendo su pezzi di un lenzuolo bianco (in riferimento al fatto che i ragazzi della Diaz stavano dormendo quando hanno subito l'incursione della polizia) gli elementi rinvenuti nella scuola Diaz, le “prove” della presenza dei Blak bloc all'interno della scuola, e della giustificata “perquisizione” messa in atto quella notte. Dietro di lei, a circa un metro di distanza vi è una parete nera. Sulla performer e sulla parete nera retrostante stanno scorrendo le immagini dei video dell'irruzione alla Diaz, che diventano chiare e percettibili solo quando questa dispone i pezzi di stoffa cuciti a formare uno schermo dietro di lei, sullo sfondo nero sul quale è proiettato il video. L'azione di cucire (la cura, l'intimità, il ricongiungere e rimarginare una frattura, una ferita) che metto in atto vuole essere in antitesi con l'azione violenta che si stà svolgendo dietro di me e sopra di me. Gli oggetti contundenti che hanno giustificato la “macelleria messicana” sono il pretesto scelto e prodotto per l'occasione dalle forze dell'ordine (alterando il reale quadro probatorio e autoproducendone uno “cucito su misura”), e diventano nella performance lo schermo sul quale si proietta il crimine premeditato e consumato; lo schermo grazie al quale tutti possono vedere chiaramente l'azione criminosa sullo sfondo della vergognosa
menzogna sulla quale si regge l'accaduto.