È stato Gogol’ che mi ha fatto desiderare di tornare qui dopo un po’ di tempo. L’ultima volta ero a Tel Aviv. L’anno scorso per il mio compleanno.
Scrive Paolo Nori nell’introduzione (il libro l’ha tradotto lui):
“E voglio finire questa brevissima introduzione con due cose: con una frase che ha detto Zamjàtin, che, nel 1920, ha detto: “Il futuro della letteratura russa è nel suo passato”, e, a leggere quesri racconti,pubblicati per la prima volta tra il 1835 e il 1842, si ha proprio l’impressione che sia così, e con un brevissimo saggio di Daniil Charms che riguarda Puškin.
È tratto da Disastri, l’ha pubblicato Marco y Marcos, l’ho tradotto io e fa così:
Su Puškin
È difficile parlare di Puškin a qualcuno che di lui non sa niente, Puškin è un grande poeta, Napoleone è meno grandem di Puškin, E Bismarck, in confronto con Puškin, non vale niente. E Alessandro primo e secondo, e terzo, in confronto con Puškin sono delle vesciche. Tutti, in confronto con Puškin, sono delle vesciche, solo in confronto con Gogol’, lo stesso Puškin è una vescica.
E allora, anziché scriver di Puškin, è meglio se scrivo di Gogol’.
Anche se Gogol’ è tanto grande, che di lui non si può scrivere niente, pertanto scrivo di Puškin, Ma dopo Gogol’, scrivere di Puškin vien quasi vergogna, E di Gogol’ scrivere non si può. Allora è meglio se non scrivo niente di nessuno..”
Nikolaj Gogol’, Racconti di Pietroburgo, Marcos y Marcos, MIlano 2018. Traduzione di Paolo Nori.