memoria #1
Sulla strada del ritorno a casa, mentre attraverso di nuovo un pezzo d’Italia, leggo. Leggendo mi é venuto un flashback e ho pensato al mio burbero nonno paterno, inutile sottolineare quanto lo adorassi, quanto mi facesse divertire.
Quando ero piccola andavamo spesso a trovare lui e nonna. Lui guardava solo telegiornali e documentari in tv, tranne quelli coi serpenti perché a nonna facevano impressione. Non usava il telecomando, mai. Appena era ora di mangiare o di un bicchiere di vino o di fare una partita a carte o appena riteneva di averne abbastanza prendeva e spegneva il televisore. Così, di punto in bianco. E io, noi altri non si fiatava, era arrivato il momento di parlare, di ridere, di riascoltare per l’ennesima volta di quando in guerra gli si congelò la gamba sulle alpi. E ridevamo, ridevamo. Ridevamo anche della guerra, é vero.
E niente, é banale, ma se ti metti a pensare te ne rendi proprio conto che sei il risultato di quello che hai vissuto. E troppe volte ci si dimentica di esserne grati.















