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“ Un giorno, un industriale napoletano ebbe un'idea. Sapendo che la pizza è una delle adorazioni cucinarie napoletane, sapendo che la colonia napoletana in Roma è larghissima, pensò di aprire una pizzeria in Roma. Il rame delle casseruole e dei ruoti vi luccicava, il forno vi ardeva sempre; tutte le pizze vi si trovavano: pizza al pomidoro, pizza con muzzarella e formaggio, pizza con alici e olio, pizza con olio, origano e aglio. Sulle prime la folla vi accorse, poi andò scemando. La pizza, tolta al suo ambiente napoletano, pareva una stonatura e rappresentava una indigestione; il suo astro impallidì e tramontò, in Roma; pianta esotica, morì in questa solennità romana. È vero, infatti: la pizza rientra nella larga categoria dei commestibili che costano un soldo, e di cui è formata la colazione o il pranzo, di moltissima parte del popolo napoletano.
Il pizzaiuolo che ha bottega, nella notte, fa un gran numero di queste schiacciate rotonde, di una pasta densa, che si brucia, ma non si cuoce, cariche di pomidoro quasi crudo, di aglio, di pepe, di origano: queste pizze in tanti settori da un soldo, sono affidate a un garzone, che le va a vendere in qualche angolo di strada, sovra un banchetto ambulante e lì resta quasi tutto il giorno, con questi settori di pizza che si gelano al freddo, che si ingialliscono al sole, mangiati dalle mosche. Vi sono anche delle fette di due centesimi, pei bimbi che vanno a scuola; quando la provvista è finita, il pizzaiuolo la rifornisce, sino a notte. Vi sono anche, per la notte, dei garzoni che portano sulla testa un grande scudo convesso di stagno, entro cui stanno queste fette di pizza e girano pei vicoli e dànno un grido speciale, dicendo che la pizza ce l'hanno col pomidoro e con l'aglio, con la muzzarella e con le alici salate. Le povere donne sedute sullo scalino del basso, ne comprano e cenano, cioè pranzano, con questo soldo di pizza. “
Matilde Serao, Il ventre di Napoli. (Corsivi dell’autrice)
[Edizione originale: fratelli Treves, Milano, 1884]
Una valigia piena di libri
Anche quest'anno è arrivata l'estate: le scuole sono finite, si sognano le vacanze e si preparano le valigie. Non occorre pensare ai libri da portare, basta leggere il nostro post per trovare nuovi suggerimenti.
Una Parma assediata dall’afa estiva fa da sfondo alla difficile inchiesta che il commissario Soneri (ricordiamo sempre la bellissima serie televisiva interpretata da Luca Barbareschi e Natasha Stefanenko) deve affrontare in A mani vuote di Valerio Varesi, appena ripubblicato da Mondadori. Il senso di impotenza del commissario che procede a fatica in un’indagine frustrante e tentacolare si rispecchia nelle antiche vie della città ostinatamente battute alla ricerca di qualche traccia e nella foschia provocata dal caldo che non lascia tregua, fino all’inevitabile scoppio del temporale: “Frange di nubi grigie scendevano dal cielo come cernecchi e una brezza pesante pareva l’ultimo respiro di un agosto di colpo morente”. Porterà l’acquazzone, insieme al sollievo della frescura, anche la soluzione del caso?
Anche Bruno Morchio (premio Scerbanenco 2023 con La fine è ignota) nell’ultima sua fatica, La badante e il professore, resta saldamente ancorato al territorio, che in questo caso è un piccolo paese nei pressi di Genova. L’investigatore è un dodicenne particolarmente sagace e mosso da legami personali sia con la vittima, un professore di lettere in pensione (l’arma del delitto è nientemeno che un busto di Leopardi) che gli dava qualche lezione privata, sia con la sua badante, una misteriosa ucraina che cela un indubbio fascino dietro vesti dimesse ma anche qualche oscuro segreto. Il colpevole sarà proprio l’indiziato su cui puntano i sospetti di tutti?
Appassionato lettore, nonostante la poco brillante carriera scolastica, scrittore e sceneggiatore di successo, Nathanael West morì a soli trentasette anni in un incidente automobilistico il giorno dopo la scomparsa del suo grande amico Francis Scott Fitzgerald. Dai suoi romanzi più noti furono tratte riduzioni cinematografiche: Miss cuori solitari con Montgomery Clift e Myrna Loy (il titolo italiano è Non desiderare la donna d’altri) e Il giorno della locusta con Donald Sutherland. Considerato precursore di Saul Bellow e Philip Roth, in Miss Lonelyhearts, libro costantemente ripubblicato in diverse edizioni, lo stile di West sembra avvicinarsi a Carver e a Capote, soprattutto per modernità, originalità, per i dialoghi fitti e incisivi e per l’effetto straniante, effetto suscitato in particolar modo dal protagonista (il cui nome non viene mai rivelato nel corso dell’opera, per cui il lettore non capirà immediatamente che si tratta di un uomo) e dai rapporti tra i personaggi che, come in una realtà totalmente alienata e disumanizzata, vivono e agiscono senza capirsi reciprocamente. Sono poche pagine che si prestano a molteplici chiavi di lettura, tutte estremamente interessanti e coinvolgenti.
E dal momento che abbiamo citato Fitzgerald, cogliamo il destro per proporre un’altra recente ristampa di Mondadori di un libro che forse è sfuggito a molti, ma soltanto perché schiacciato da Il grande Gatsby, ovvero Le disavventure di Pat Hobby. Avvincente fin dalle prime righe, è ambientato nel mondo del cinema che l’autore conosceva molto bene e che è ampiamente trattato, tra gli altri, dall’amico e collega Budd Schulberg (Perché corre Sammy?, I disincantati, Un volto nella folla) già consigliato in un altro post. Fanno amaramente sorridere le traversie in stile fantozziano del protagonista, che può a volte suscitare la simpatia e la solidarietà del lettore, sentimenti poi, però, messi a freno da un fondo di cinico egoismo che caratterizza le sue azioni ed è, quasi sempre, la causa dei suoi comici fallimenti. In pochi magistrali tratti la grande Hollywood degli anni Trenta ci viene consegnata in tutta la sua ambigua grandezza.
È stato appena ripubblicato da Adelphi, a 70 anni dalla prima edizione, Le lupe del geniale duo Boileau-Narcejac, a cui dobbiamo, tra gli altri titoli, anche I diabolici e La donna che visse due volte: da tutte tre le opere sono stati tratti film, il primo con Jeanne Moreau, il secondo con Simone Signoret e il terzo, celeberrimo, di Hitchcock, con James Stewart e Kim Novak. Sullo sfondo della seconda guerra mondiale a Lione si snoda morbosamente questo fantastico noir ricco di colpi di scena che lasciano il lettore sempre concentrato, curioso di apprendere e impegnato a prevedere i futuri sbocchi della vicenda. Personaggi inquietanti, atmosfera opprimente e suspense sono tratteggiati con pennello magistrale in questo machiavellico, claustrofobico intrigo. Da leggere tutto d’un fiato.
Luci sulla città di Massimiliano Virgilio non è un vero romanzo storico né una biografia, come avverte l’autore nella nota finale, tuttavia i dati biografici relativi alla protagonista, Matilde Serao, sono veritieri, così come accurata è la descrizione della Napoli di fine Ottocento. Su tale solido impianto si ancora l’invenzione, il divertissement, di questo giallo che ha un’investigatrice d’eccezione, la giornalista e scrittrice, candidata al Nobel che le fu negato per le sue posizioni politiche pacifiste, Matilde Serao, cervello di prim’ordine in un’epoca in cui, a parte Grazia Deledda, Sibilla Aleramo e Ada Negri, eccellere in campo intellettuale per una donna era davvero arduo. Molti sono i personaggi storicamente vissuti che incontriamo nell’opera, come Gandolin, direttore del «Capitan Fracassa», presso cui la Serao svolse il suo apprendistato e che così la ammoniva: “Il buon cronista discerne il vero dal falso in un solo modo. Il vero si trova per strada, il falso germoglia nel cuore”. Un’occasione per rileggere la Serao, famosa non solo per Il ventre di Napoli.
Vincitore del premio Scerbanenco nel 2024 per L’ultimo Pinguino delle Langhe, Orso Tosco è creatore della curiosa figura del commissario Gualtiero Bova, detto Pinguino o Meme. Personalità sui generis, trasferito dalla Liguria in Piemonte per non precisati motivi d’ufficio (forse promoveatur ut amoveatur…), mangiatore e bevitore sfrenato, brusco e introverso, ma solo all’apparenza, il Pinguino nasconde un tragico segreto sentimentale. La trama è ben congegnata e originale, la soluzione quasi un libro aperto, tuttavia non tutti i colpevoli saranno puniti: i pesci grossi restano misteriosi e irraggiungibili. E che ci fa un Pinguino nelle Langhe? Che sia il primo della serie, oppure l’ultimo? Lo scoprirete solo nelle ultime pagine. Il nuovo romanzo con gli stessi personaggi (compresa la simpatica bassotta Gilda) è La controra del barolo del 2025.
Da riscoprire anche un giallo di Alessandro Perissinotto, L’anno che uccisero Rosetta, che ci riporta a diverse epoche del passato: il 1997, quando il libro è stato pubblicato per la prima volta, gli anni ’60, in cui un commissario di polizia viene incaricato di indagare su un cold case, l’omicidio di una ragazza avvenuto nel 1944 e rimasto irrisolto, e il 1586, quando un nobile transfuga in Piemonte divenuto leggendario per aver commesso rapine, delitti e crimini vari chiese perdono alla Chiesa per le sue colpe offrendo adeguata mercede. Stratificata è anche la narrazione, che si dipana tra le riflessioni dell’inquirente, imbarazzato dall’obbligo di estrema riservatezza e cautela che gli è stato imposto, i racconti del sindaco, sorta di narratore popolare onnisciente e inesauribile, e i resoconti scritti coevi al delitto. Appassionante, avvincente e sufficientemente misterioso: come in tutti i gialli che si rispettano non solo il colpevole si scopre alla fine ma è del tutto inaspettato e insospettabile.
Per quanto riguarda le recenti ristampe di classici ricordiamo, se per caso vi fossero sfuggiti, Il prete bello di Goffredo Parise, un capolavoro tuttora godibilissimo per l’efficacia dello stile, l’analisi storica, il mordente dell’ironia. Ambientato a Vicenza nel 1940, racconta la storia di un sacerdote molto particolare, troppo concentrato su se stesso, sulla propria immagine e sugli effetti che essa suscita nelle donne del paese per svolgere al meglio il suo servizio pastorale. Apprezzato da Eugenio Montale che lo descrisse come «una sostanza poetica che ribolle e rifiuta di assestarsi entro schemi definiti».
Siamo di nuovo in Piemonte, con un classico ripubblicato da Einaudi: i Diciotto racconti di Beppe Fenoglio. Citiamo dalla prefazione di Marco Balzano: «Fenoglio con questi racconti conferma il suo universo narrativo di Langhe e resistenza, ma soprattutto narra di uomini e donne che dietro la scorza della loro miseria e del loro carattere covano un male di vivere e un ribollire di sentimenti che non riescono a dire».
Era nel suo carattere - reale o fittizio - il non ostinarsi in un pensiero, in una impressione; avere la facoltà di accoglierli tutti e tutte egualmente (Matilde Serao, Cuore infermo).
JOMP Book Photo Challenge || January || 5 || Hardcover or Paperback?
Italian literature tournament - First round.
Pair number 7: Matilde Serao VS Ugo Foscolo
Matilde Serao
Ugo Foscolo
Propaganda in support of the authors is accepted, you can write it both in the tag if reblog the poll (explaining maybe that is propaganda and you want to see posted) or in the comments. Every few days it will be recollected and posted here under the cut.
Trisha Palma, Vicolo delle donne resilienti (2024), Vicoletto Donnaregina, Napoli.
A un punto, presso la sponda, una ninfea era salita dal fondo e aveva schiuso il suo bianco, largo e provocante fiore che fa staccare dal fondo i fiori maschi che lo amano e che muoiono di questo amore.
Matilde Serao, Fantasia