Ermal seen by Marco.
"We are one."
GRAZIANO SIGNED THE PIC WITH MARCO MONTANARI. I CRIED.
can we talk about how freaking cute MARCO IS?!?!?
Look at HIM!! PRECIOUS.

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Ermal seen by Marco.
"We are one."
GRAZIANO SIGNED THE PIC WITH MARCO MONTANARI. I CRIED.
can we talk about how freaking cute MARCO IS?!?!?
Look at HIM!! PRECIOUS.
Never forget
Tried to draw some metanari ❤
Ermal a cena con Macco 💛
dicono che non ti devi proprio mai fidare
ma chi lo dice non sa che c'è
ancora spazio nel suo cuore
non siamo i primi né gli ultimi
mentre io mi chiedo ancora cosa poi farò da grande
tu sorridi e dici che c'è ancora tempo per pensare
un'altra volta da rischiare
Un Ragazzino
PROMPT : Ma un piccolo hc metanari di quando stavano alla partita? Con Marco che lo guarda giocare e poi dopo negli spogliatoi e dopo ancora che tornano a casa insieme?
Buonasera sono Milena e ho deciso di unire questa cosa a una cosa successa al raduno ovvero Marco che dopo aver subito una bella pacca sul sedere da Ermal l’ha apostrofato rassegnato come “un ragazzino”. Enjoy. ALSO E’ METANARI M E T A N A R I se non vi piace non leggete ed evitate di venirmi a scassare le palle nella inbox perché io sono buona e cara ma quando mi incazzo sono buona e cara e si per dio si vi metto il porno lo so che lo volete vi vedoh
Faceva freddo.
Marco se ne stava ad aspettare Ermal nel corridoio che portava agli spogliatoi, sfregandosi le mani l’una con l’altra, le dita rosse per il freddo e congelate che gli dolevano ad ogni movimento
L’aveva accompagnato alla partita, subendosi durante il percorso tutti i suoi brontolii sul fatto che la gente avrebbe sicuramente iniziato a perculare la sua incapacità di giocare a calcio nel momento stesso in cui avrebbe messo piede in campo. Lui, del canto suo, aveva arricciato le labbra sempre tristi all’insù, pensando a quanti tweet si sarebbe letto in gran segreto ridendo alle spalle dell’amico.
Amico.
Ermal è sicuramente un suo amico, certo. Sarebbe stata una balla dire che non si volevano bene. Se ne volevano. Se ne vogliono. Solo che è anche un’altra cosa che inizia con la A e che contiene la stessa parola ma inizia per S.
Amante. Scopamico. In qualsivoglia modo, il succo rimane quello. Hanno una sorta di relazione non pubblica che sotto alle coperte-ma anche in doccia, sul tavolo, sul divano, perfino per terra- si consuma anche in maniera sessuale, ecco.
Non che la cosa disturbi gli altri o Anna, se è solo per quello. Sono giunti alla conclusione, tempo addietro, che non gli importa se ogni tanto Marco finisce a rotolarsi a letto con quello che dovrebbe essere il suo collega e amico.
E per Ermal fa lo stesso. Non gli interessa cosa Marco faccia con gli altri-o meglio, gli interessa da amico, ma non ne è geloso o preoccupato e l’altro-e d’altronde lui è l’ultimo che può parlare. Marco sa benissimo che ha una sorta di relazione con Fabrizio, ma le cose tra loro sembrano essere rimaste ancora molto aperte da quel punto di vista.
Marco era sicuro che sarebbero finiti a letto dalla prima volta che si erano visti, ma di certo non aveva pensato che sarebbe stata una cosa regolare e continuativa e che, oltre all’amicizia, tra loro potesse nascere qualcosa come invece sembrava che stesse facendo. Solo che erano come due ragazzini scemi: preferivano cercarsi a letto e fuori dandosi però la libertà di lasciare al corpo molto più respiro che al sentimento. Tradotto, scopavano, va. Lui non era un poeta come Ermal non gli serviva di arrampicarsi molto sugli specchi. La verità era questa e basta.
Si vogliono bene, certo. Si vogliono bene e forse, Marco ammette, prova per lui un affetto un po’ più profondo di quello di un normale amico, ma le cose funzionano perfettamente anche così e nessuno se ne lamenta, tantomeno lui.
E quindi, eccolo lì. Lì ad aspettare il suo amicoamante, piazzato in un corridoio gelido e intirizzito fin nelle ossa.
Era rimasto fuori a bordocampo a guardarlo giocare, standosene dritto in piedi, rigido come un palo di ferro. Non tanto perché volesse, ma perché l’aria che gli soffiava addosso gli aveva completamente bloccato le giunture. Alla fine gli facevano persino male i nervi e i muscoli da quanto stava convulsamente tremando.
Non che in quel momento non lo stesse facendo. Continuava a sentire tutto il suo corpo contrarsi in spasmi dovuti all’aria fredda precedente.
Si sarebbe ammalato se avesse continuato così.
Ermal del canto suo aveva corso in giro come al suo solito, rendendosi più ridicolo che mai, cosa che gli aveva scaldato il cuore -almeno quello poteva evitare di esporlo al reparto surgelati dell’Esselunga per quel giorno dai-sopratutto per tutte le volte che si era voltato a sorridergli, facendoli cenni di saluto impercettibili a tutti tranne che a loro quando gli passava non troppo lontano.
Proprio come un ragazzino, aveva pensato, scuotendo la testa con un sorriso.
Sicuramente aveva meno freddo di lui.
L’aveva osservato correre, saltellare, fare lo scemo.
Era una bella scena, vedere Ermal così. Sembrava ancora più giovane del solito, un adolescente scatenato che correva dietro al pallone e basta.
Marco del canto suo non aveva perso occasione per percularlo a causa dell’uniforme giallo evidenziatore, ovviamente. Era uno dei suoi compiti, quello. Era proprio scritto nel contratto della Mescal: “perculare Ermal è un diritto e un dovere morale”. Così, diceva. O almeno nella finta copia opportunamente modificata che aveva a casa diceva così.
Uniforme gialla che aveva visto in quel momento sbucare dal corridoio con una massa di ricci neri che rimbalzavano furiosamente a causa dei lunghi passi che l’altro stava facendo
Gli era venuto incontro di tutta fretta, solo per schiantarsi, prima ancora che Marco capisse cosa stava succedendo, contro di lui, premendo il viso contro al suo petto, stringendosi a lui
“Sto congelando Montanari” si era lamentato, tremando appena
Marco l’aveva stretto in automatico di rimando, guardandolo “E d-d-diob-bo Ermal” aveva balbettato, battendo i denti per il freddo “V-vai negli sp-spogliatoi” l’aveva sospinto dolcemente, sentendosi poi però tirare la giacca
Abbassando gli occhi aveva notato che l’altro gli aveva afferrato la giacca.
“Vieni anche tu però con me” gli aveva imposto “Altrimenti congeli, cretino. Guarda che ti ammazzo se ti ammali. Ti devo sempre minacciare Montanari”
Marco aveva sorriso mentre si era lasciato trascinare, scuotendo appena la testa: Ermal gli stava dicendo, a modo suo, che si stava preoccupando per lui e questo aveva ridato un po’ di colore alle sue guance ormai così smunte da avere lo stesso colore del gesso.
Una volta entrati, era rimasto sulla soglia immobile, godendosi l’improvviso calore che l’aveva avvolto. Si era lasciato poi cadere seduto su una panchina, sospirando per le ginocchia che avevano cigolato da tanto erano state irrigidite dalle basse temperature
Ermal aveva scosso la testa, anche se aveva iniziato a spogliarsi per lanciarsi di corsa sotto la doccia
Gli altri erano ancora tutti in giro, per cui Marco si era preso il permesso di lanciargli una lunga occhiata, scorrendo lo sguardo su ogni piccolo pezzo di pelle che l’altro man mano scopriva
Si era tolto prima le scarpe e i calzini, poi la maglia, poi i pantaloncini che gli aveva tirato dritto in faccia prima di scappare ridendo nelle docce, tirandogli anche le mutande che si era levato mentre lui se ne stava lì a levarsi di dosso la stoffa impregnata di sudore.
Era arrossito violentemente marco, sbuffando di finto fastidio.
“Diobo sei un cazzo di ragazzino!” gli aveva strillato, gettando le cose a terra.
Come se lui non gliele avesse mai levate, le mutande, o i vestiti zuppi dopo un concerto durante le sere estive, quando poi le lenzuola fresche erano un balsamo sulle loro pelli accaldate.
Nondimeno, si era accasciato contro al muro rosso in viso, aspettandolo
Per il tempo che ci aveva messo a fare la doccia a quella che Marco sapeva essere una temperatura che si avvicinava pericolosamente a quella che doveva avere il culo di Satana tra le fiamme dell’inferno (l’inferno è ghiacciato, Marco, non dire stronzate gne gne vaffanculo Ermal vaffanculo a te e a Dante) lui aveva pian piano riacquisto un minimo di calore corporeo e si era quindi rilassato
Era indolenzito, ma sicuramente stava meglio di prima, aveva pensato sbadigliando
“Montanari, che hai già sonno? Ti devo portare a vedere i cantieri domani?”
Aveva alzato lo sguardo, aprendo la bocca per ribattere un vaffanculo che però gli era morto in gola non appena aveva visto Ermal con l’asciugamano legato attorno alla vita e probabilmente nient’altro addosso a parte le goccioline d’acqua che gli scendevano lungo il petto e il collo
Cazzo di ragazzino.
Chi cazzo era che a trentasette anni si presentava così davanti agli altri a parte lui?
Anche perché nel mentre era arrivata altra gente e lui non poteva nemmeno alzarsi e spingerlo contro quel cazzo di muro e baciarlo e-
Interrompe i suoi pensieri prima di ritrovarsi con un problema anche fin troppo evidente nei pantaloni.
Si era trattenuto dal dirglielo di nuovo, rinunciando, preferendo nascondere il viso arrossato nel bavero della giacca
“Dai, vestiti che è tardi” aveva detto, attendendo poi che l’altro lo facesse e fosse quindi pronto per andarsene.
Quando poi gli aveva picchiettato sulla spalla per fargli cenno che potevano andarsene, Marco si era alzato e basta, recuperando il borsone dalle mani dell’altro (che glielo aveva ceduto senza problemi dato che si vai fammi fa schiavo macco) e dirigendosi verso l’uscita
Ci avevano messo un attimo ad arrivare in macchina, ma quando finalmente ci erano saliti, Marco aveva sospirato, lasciandosi andare piano sul sedile del guidatore, allungando una mano per carezzare piano i ricci dell’altro
Ermal del canto suo aveva sorriso, girandosi verso di lui con un sospiro leggero
Sembrava stanco.
Stanco con le occhiaie ancora più scuro del solito e il viso tirato e mogio
“Ti porto a casa?” gli aveva chiesto Marco, guardandolo scuotere la testa “Posso venire da te?” gli aveva chiesto, la voce bassa e morbida come un panetto di burro al sole
“Ma certo” aveva risposto lui, facendogli un’altra carezza “Diobo, facciamo il pigiama party. Come i ragazzini”
Ermal aveva riso, sporgendosi per dargli un leggero bacio sulla guancia.
“Che cosa farei senza di te Macco” aveva detto, scuotendo il capo riccioluto, lasciandolo poi mettere in moto la macchina e uscire dal parcheggio.
Marco aveva pensato che si faceva spesso la stessa domanda, ma non aveva detto nulla
Avava lasciato la musica della radio a colmare il silenzio e ci era voluta meno di mezz’ora perché, voltandosi, trovasse Ermal appoggiato al sedile, con la testa reclinata, le labbra leggermente aperte e gli occhi chiusi
Si era addormentato
Come un ragazzino dopo le sue prime partite a calcio
A volte Marco aveva l’impressione che Ermal avesse due anni in croce
Altre, che la sua età superasse decisamente l’aspettativa di vita media, e di parecchi secoli anche
Una volta arrivato a casa l’aveva delicatamente riscosso dal sonno, aiutandolo poi a trascinarsi verso la camera da letto.
Il tempo che si erano spogliati e infilati sotto le coperte, stava dormendo di nuovo, con il viso appoggiato al suo petto e un braccio a circondarlo
Marco gli aveva accarezzato piano la schiena, giocherellando poi con i ricci alla base della sua nuca, sospirando appena
Addormentarsi con il calore di Ermal addosso e il suo respiro sulla pelle era la cosa migliore della giornata
Anche se, a dirla tutta, si sentiva troppo un ragazzino pensando a quelle cose
Ma non importava, non se aveva Ermal stretto a sé
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Avere Ermal stretto a sé non era sempre una cosa tenera, anzi: in quel momento, con Ermal che lo preme contro al muro mentre lui se lo tira contro con i palmi posati sulla sua schiena, non c’è spazio per niente se non per i loro respiri intrecciati e alle loro bocche l’una sull’altra
Il raduno è finito da un bel po’ ormai. La gente se ne è tornata a casa e lui, dopo un po’ di sbattimento e un po’ di ore di macchina, è riuscito a raggiungere Ermal nell'albergo che hanno prenotato vicino all'aeroporto.
“Non mi va di tornare a casa” aveva detto lui, quando gli aveva chiesto perché avesse fatto quella scelta
Marco non aveva commentato: aveva ormai capito che quel posto di casa per lui aveva solo il nome e nient’altro. Preferiva quindi di gran lunga stare ovunque, tranne che lì. Per lui non faceva differenza, per cui era rimasto zitto
Non appena aveva bussato alla porta della stanza, Ermal gli aveva aperto e l’aveva trascinato dentro afferrandolo per il bavero della giacca
Non ne era rimasto stupito: quel pomeriggio aveva passato il tempo a insultarlo e a dirgliene di ogni-Marco ti devo uccidere Marco che chitarra hai Marco ha il polso cicciotto Marco ti devo sempre minacciare fisicamente-e alla fine si era anche divertito a dargli una pacca sul sedere, subito seguita da una risata.
Davanti a tutti, senza ritengo alcuno
Ciaff!
Lui si era voltato e Ermal cosi. Bravo. Complimenti. Proprio come un teenager in preda agli ormoni. Uguale. Stessa identica cosa.
“UN RAGAZZINO!” aveva detto ad alta voce, rimproverandolo bonariamente a modo suo
Si, era proprio nel mood del ragazzino scemo quella sera, tranne per la parte politica
L’aveva guardato fare il cretino da dietro le quinte, scuotendo appena il capo ogni tanto, le braccia incrociate al petto e un leggero sorriso sulle labbra, ascoltandolo mentre storpiava le melodie delle canzoni
Aveva riso quando si era messo a storpiare New York, dicendogli che lui scriveva strofe difficili da capire e da ricordare e che non era possibile che lui scegliesse di impelagarsi a cantarle quando non aveva memoria
Stupido, stupido Ermal
L’aveva adorata quella canzone. Dopo che gliel’aveva presentata l’aveva abbracciato dicendo “E’ bellissima Marco, la dobbiamo fare”
Era in vena. Lo sapeva che lo sarebbe stato e infatti eccolo lì che lo bacia male, tirandolo e spingendolo, strattonandolo e scorrendo le mani ovunque può
Averle addosso è forse una delle cose che Marco preferisce, sopratutto nella fase in cui toccano ogni parte di lui che riescono a raggiungere, infilandosi sotto alla maglia per sfiorargli la pelle bollente dei fianchi, spogliandolo dei pantaloni e affondando poi nella carne con forza
Gli leva tutti i vestiti in pochi minuti e a lui viene quasi da sogghignare mentre gli slaccia la camicia bottone per bottone, senza fretta, lasciandolo a sbuffare, la sua testa che si posa contro al muro ora che si sono scambiati posizione
“Sei lento Marco” lo rimprovera Ermal con un sospiro, inclinando il capo indietro per lasciare che gli baci il collo e il pomo d’Adamo sporgente che poi l’altro mordicchia, strappandogli un flebile gemito.
Gli leva anche i pantaloni, slacciandoli lentamente, lasciandolo in attesa.
A Marco piace, fare con calma. Gli piace spogliarlo lentamente, gli piace baciarlo con calma, assaporare e godersi ogni istante, ma quella sera non sembra davvero cosa
Sopratutto perché Ermal, per dispetto, gli ha infilato una mano dentro ai boxer scuri, iniziando così a toccarlo, strappandogli un gemito più che acuto
Dopotutto, ce l’ha già duro. La verità è che sarebbe un gran bugiardo a dire che Ermal non lo eccita, perché non è così. E’ bello, bello da togliere il fiato, e quando sorride ancora di più. L’ha sempre trovato bello, nonostante diverse persone non concordino sulla cosa.
Ermal è bellissimo sempre. Però è quando è nudo e con il viso arrossato e stravolto dal piacere che lo è ancora di più e la sola immagine mentale di lui con il collo inclinato indietro e un gemito sulle labbra gli fa sentire i pantaloni stretti giù normalmente, figuriamoci ora con Ermal che lo bacia e lo tocca ed è bello, bello davvero.
Lo tocca con foga, senza delicatezza, cosa che fa sospirare Marco mentre si sente le ginocchia molli già così. Lo tocca come farebbe un diciottenne con gli ormoni a palla che non può aspettare, che deve avere tutto e subito e consumare quella bramosia che altrimenti finirebbe per consumare lui
“Ragazzino” gli soffia sulle labbra, gemendo poi quando Ermal cattura il suo inferiore tra i denti, ridendo appena
“Ah essere giovani” sorride poi, lasciandolo andare per baciargli la mascella “E sentire il morso pungente degli ormoni” ridacchia, facendo scuotere appena la testa a Marco
“Diobo sei un cretino” mormora quando gli lecca piano la pelle sudata del collo, spingendolo verso il letto, smettendo così di toccarlo (con gran dispiacere di Marco)
“Perché?” chiede lui innocentemente, gli occhi scuri che lo studiano divertiti e luminosi “Sei salato”
“Sono sudato” precisa Marco, arricciando le labbra in una smorfia che anche l’altro ricambia mentre si lascia cadere sul materasso, sdraiandosi e tirando l’altro con sé.
“No” insiste Ermal, impuntandosi, testardo come un mulo come al suo solito mentre si mette addosso a lui “Sei salato. Come il mare” mormora, gemendo piano sulla sua pelle mentre si sfrega piano su di lui, facendogli sentire la propria erezione
Le mani di Marco corrono sui suoi fianchi, appoggiandovisi mentre Ermal continua a sfregarsi piano su di lui, ansimando leggermente.
Non dura molto
Non dura molto perché prima che possa rendersene conto anche le loro mutande sono volate da qualche parte della stanza e loro sono nudi, stretti l’uno all’altro e si baciano, le loro dita che percorrono ogni pezzo dell’altro che riescono a trovare mentre le labbra disegnano sentieri di baci e sospiri roventi sul viso, sul collo, sul petto
Prima che Marco possa anche solo pensare a quel che stanno facendo, si stanno toccando a vicenda, una sua mano stretta attorno all’erezione altrui e due dita di Ermal dentro di lui
Si toccano e si stringono e si baciano, senza fermarsi mai, a riempire l’aria i loro gemiti e sospiri, spezzati ogni tanto solo da parole tutte uguali che hanno la forma dei sì e dei loro nomi che sussurrano e pigolano e mugolano
Suoni che aumentano di volume man mano che vanno avanti, iniziando a farsi più intensi quando ermal, con un gemito acuto, si è spinto dentro di lui, togliendogli per un secondo il respiro e la totale capacità di pensare e parlare
Non ha aspettato
Ha iniziato a spingersi dentro di lui con forza, velocemente, aggrappandosi alle sue gambe e affondando le ginocchia nel materasso, puntellandosi con quelle, incurante di tutto
Impone all'immediato un ritmo stretto, serrato, che Marco si chiede come possa mantenere già dopo mezzo minuto: è giù sudato, i riccioli che gli rimbalzano sul capo ad ogni movimento, il viso paonazzo per lo sforzo e il piacere
Non gli lascia tregua e mentre lui geme, incapace di ragionare, pensando solo a quanto sia bello Ermal visto così, sopra di lui, soddisfatto, perché Marco sa quanto gli piaccia scoparselo e anche a lui non dispiace per niente, sopratutto se può godersi quello spettacolo
Si aggrappa a lui, affondando le dita nella carne dei suoi fianchi e della sua schiena, andandogli incontro, alzando i fianchi e inarcando la schiena, il morbido letto in cui sono sprofondati che cigola piano e sbatte leggermente contro la parete
Il toc toc toc toc che produce e gli scricchiolii che fa sono decisamente inequivocabili, ma non cerca di fermare Ermal
Non quando è così preso bene e sta gemendo con il capo reclinato all’indietro
A volte Marco pensa che vorrebbe lasciare dei segni su quella gola, su quella pelle, ma sa che non può
Se potesse, lo farebbe
Si tirerebbe su e chiuderebbe i denti su quel lembo arrossato e sudato, succhiandolo e mordendolo fino a quando non sarebbe diventato libero
L’avrebbe fatto diventare peggio della zebra a pois della canzone o, considerato quanto era alto Ermal, di una giraffa (ogni riferimento non è puramente casuale)
Ma non può farlo, quindi si limita ad alzarsi appena per baciarlo, il suo collo, tornando poi a gemere con la testa posata sul cuscino
Una mano di Ermal corre di nuovo tra le sue gambe, iniziando a toccarlo al ritmo delle sue spinte
Stringe la mano attorno a lui e la muove, rapido, ogni tanto soffermandosi sulla punta o alla base, strappandogli ogni volta un gemito diverso in base a come muove la mano o a quale punto prende.
Lo guarda, nel mentre, e incrociando i suoi occhi Marco si chiede che cosa pensi in quel momento: è vero, le sue iridi non nascondono la sua eccitazione, ma per il resto rimane imperscrutabile
Non che a Marco importi troppo in quel momento.
Non con l’orgasmo che sente sempre più vicino e le sue gambe che tremano insieme alle sue mani strette su Ermal e sente il piacere attraversarlo onda dopo onda, ogni volta aumentando
Quando viene lo fa con forza, tremando e gemendo il suo nome, stringendosi a lui che, del canto suo, sente tremare a sua volta mentre si tende come la corda di un violino sul punto di spezzarsi e la cosa lo fa sorridere e lo eccita allo stesso tempo.
Vengono insieme, quella volta.
Non è nemmeno così raro che gli capiti, per la verità
Lo guarda-bocca schiusa, viso rosso e sudato, i ricci appiccicaticci alla fronte e un’espressione di estasi sul viso-venire e lo ascolta pure farlo. Con le orecchie, sentendo i suoi ansimi e gemiti, e dentro di sé
Quando ha finito esce rapidamente da dentro di lui e gli si accascia addosso con un ultimo gemito, cosa che spinge in automatico Marco a stringerselo contro, rinchiudendolo in una sorta di gentile abbraccio
Rimangono lì, ansimanti e sudati, per qualche istante, prima che il brivido che li percorre li costringa a muoversi per infilarsi sotto le coperte
Una volta fatto questo si riaccomodano, una mano di Marco che subito va ad accarezzare l’altro, lentamente, le sue dita che scorrono sulla pelle accaldata e umida
Rimangono in silenzio nella stanza in penombra, per qualche istante, lasciando che siano solo i loro respiri a rompere la quiete
E poi Ermal alza il capo e gli sorride mentre si avvicina per baciarlo piano, sorridendo
Marco ricambia sia il bacio che il sorriso.
Anche le labbra di Ermal sono salate ora.
Ermal che lo guarda e poi gli accarezza piano il petto, ridacchiando.
“Che dici Macco, pausetta e altro giro?” gli chiede divertito e al contempo malizioso, cosa che fa scoppiare a ridere l’altro, un suono incredulo che sbuffa direttamente dal naso
“Mi vuoi uccidere?” chiede, guardandolo poi alzare gli occhi al cielo
“Dai Montanari, non fare il melodrammatico. E poi lo sai come è, no? Io chiedo, tu dare” replica, divertito, usando la stessa frase che aveva usato precedentemente al raduno, cosa che fa scoppiare a ridere Marco
“Ermal”
“Si?”
“Sei proprio un ragazzino, Diobo”
BHE CHE DIRE follettini e follettine siamo giunti al termine. Spero che vi sia piaciuto! Also si, prompt ne prendiamo ancora e sì, siamo indietro, ma solo perché l’università e il lavoro e le feste e la patente e la vita ci stanno rubando un po’ troppo il fiato, scusate. Speriamo non abbandonerete la nostra nave per questo, che vi vogliamo bene
Fanfiction masterpost
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