Non sono una blogger coraggiosa. (Si potrebbe dire che non sono una blogger tout court, considerando la frequenza dei miei post).
Non sono una blogger coraggiosa: se lo fossi, mi sarei lanciata in un titolo più fastidioso, tipo “Se io avrei visto questo post lo leggerei” o “Se io avrei tre testicoli sarei un flipper”. Di sicuro avrei guadagnato visualizzazioni. Invece, èccovelo, offensivo ma un po’ addomesticato: se io avrei. Tanto vi ci incazzate comunque.
Ora magari vi sorprendo. Vi dico che il titolo completo è questo: “A Pasqua un amico mi ha chiesto se io a giugno avrei ripreso a postare. Beh, un po’ in ritardo, ma ci sono”. Probabilmente vi suona pure male: provateci il congiuntivo e vedete se non vi suona peggio. Oppure, dimenticatevi il suono e ragionate sul significato, così da vedere un attimo dove va a finire l’aspetto temporale se cambiate il modo.
Ormai è una specie di sport collettivo: spotta il congiuntivo sbagliato. Infuriati sul congiuntivo sbagliato. “Se io avrei-” “È finita fra noi”.
Basta, non parlo io, parlano da soli i meme.
Il loro sport collettivo è questo, il mio sport individuale è metterli in crisi facendo notare che, con principale al passato, l’interrogativa indiretta se esprime posteriorità richiede il condizionale. Sì, tipo la domanda di prima. Che ormai suona male pure a me, a forza di vedere il se io avrei tradotto in unghia sulla lavagna. Ho sentito anche il bisogno di spezzarlo, di mettere “a giungo” in mezzo, ma la realtà è che il complemento di tempo sarebbe potuto andare dovunque, solo che poi la frase sarebbe suonata ancora più sbagliata, quando in realtà è corretta.
Parlo come se fossi una grande fanatica delle interrogative indirette che esprimono posteriorità, ma ovviamente la questione non è così banale, e non è così specifica. I furori anti-condizionale-dopo-il-se mi infastidiscono ben più dell’errore in sé, in realtà, e non per il problema dell’interrogativa, ma proprio per la mentalità che sta al di sotto. Un congiuntivo sbagliato può, tutto sommato, essere dovuto a una mancanza di istruzione che non dipende dalla persona stessa, o molto più banalmente a una distrazione. In ambo i casi sconsiglio di correggere (finché si tratta di comunicazione orale): un distratto probabilmente è già mortificato, una persona poco istruita si mortificherebbe sentendo la correzione, e comunque difficilmente si salvano le competenze grammaticali di una persona nel giro di cinque minuti. No, non lo state facendo “per loro”. Non state facendo proprio nulla.
Perché alla base della correzione compulsiva (o, peggio ancora, dei meme suddetti) c’è la mentalità da finto intellettuale, da ragazzino che ha letto un paio di classici e pensa di avere capito la vita. L’ossessione del “se io avrei” fa starter pack del piccolo genio umanista insieme alla frase “I libri sono sempre migliori dei film da essi tratti”, la foto con cioccolata calda, romanzo e gatto e l’ossessione per Alberto Angela inteso come sex symbol. (Visto, che i meme li so usare anch’io?) Se poi per voi urlare “autoportante!” è il vertice dell’umorismo, probabilmente non riuscite neppure nel vostro tentativo di essere vagamente pretenziosi.
Tutti difetti perdonabili, diciamo fino al sedicesimo anno di vita. Poi calmatevi. Per piacere. Non siate le persone che prima correggono congiuntivi e poi dicono “Te lo correggo essendo che hai sbagliato”. O “Di errori come questi ne vedo ogni giorno”. Se non avete neanche quelle due nozioni di linguistica generale che potrebbero impedirvi di essere prescrittivisti – o se le avete e scegliete di esserlo comunque – allora siate prescrittivisti fino in fondo, e non fatemi ‘sti errori.
Altrimenti, se ammettete la possibilità di essere umani come tutti noi, e di potere, come tutti gli esseri umani, sbagliare ogni tanto, basta. Imparate a distinguere fra una distrazione e un errore ricorrente. Nel secondo caso, imparate a capire quando sia il caso di intervenire.
I meme fanno ridere, ma è difficile fondarci una cultura sopra (se non la cultura dei meme stessi, che comunque non disprezzerei affatto).
E lasciate in pace il povero Alberto Angela.