Allora prova a considerare questi ulteriori punti:
1) La famiglia che ha alle spalle è così tanto solida e invidiabile da avere delle responsabilità pressoché certe nella distruzione definitiva e irrecuperabile della sua personalità mentre questa era ancora in formazione: o per avergli arrecato qualche gravissimo trauma, o per non averlo protetto quando lo ha subito, o per non essere stato in grado di fornirgli gli strumenti necessari per superarlo ed elaborarlo. Con questo non intendo dire che ci sia stata dell'intenzionalità in questo, ma soltanto che sia altamente probabile (almeno da ciò che ci è dato di conoscere, sapere e capire) che sia andata così, come si ritiene che accada quando si sviluppano gravi e permanenti danni alla struttura della personalità. Magari le nostre famiglie di origine non saranno altrettanto solide, magari i nostri genitori ci avranno più o meno consapevolmente arrecato danni e ferite di cui paghiamo il conto, ma almeno non ci hanno fatto questo. Almeno, noi una possibilità di recupero ce l'abbiamo. Loro no. Io, sinceramente, con tutte le magagne e le insicurezze che posso attribuire ai miei non farei a cambio con lui e con la sua situazione di morte emotiva e interiore fin dall'età più remota. Tu?
2) La sua situazione agiata rileva tutto sommato ben poco visto che non è in grado di gratificarlo, di farlo sentire appagato e soddisfatto e di risolvere e curare i gravissimi problemi che si porterà dietro per sempre, destinati solo a degenerare. Al massimo, potrà rendergli più lieve la vita materiale, ma fino a un certo punto (e in ogni caso, lui non ha nemmeno gli strumenti per accorgersene e quindi godersela realmente). Preferisco angosciarmi per non saper come pagare le bollette piuttosto che non essere mai in grado, per tutta la mia vita, provare un solo, singolo istante di reale serenità, appagamento e felicità. Mai, neppure una sola volta.
3) Il lavoro che ama e che gli piace... Sarebbe più corretto dire che è "il lavoro che dice di amare e che dice gli piaccia". Loro non sono in grado di provare amore o passione disinteressata, autentica e profonda verso nulla, quindi non possono trarne nessuna reale gratificazione né tantomeno piacere o gioia. Questo vale per qualsiasi cosa ed è una condizione irrecuperabile e permanente. Loro si annoiano sempre, non gli arriva mai dentro niente, e se qualcosa li sfiora occasionalmente non gli rimane mai dentro. Tutto quello che fanno è solo funzionale a riflettere l'immagine che vogliono costruirsi agli occhi degli altri, ma che sono i primi a non percepire realmente nel profondo. Non sono capaci di sentirsi gratificati individualmente da niente se non c'è un riconoscimento sociale esterno, da cui dipende non solo tutta la loro autostima, ma anche la loro percezione di sé stessi. Per questo si affannano tanto a ripetere di essere gratificati, appagati, realizzati e felici. Senza gli specchi, il pubblico e la claque loro non esistono e lo sanno benissimo. E, anche quando occasionalmente esistono grazie agli specchi in cui si riflettono al momento, non sono in grado di provare mai reale gratificazione né gioia. Mai.
Sono molto bravi a far luccicare l'oro, lo sappiamo, ma non sanno mai vederlo, né tantomeno goderselo. In compenso, come novelli Re Mida al contrario, tutto l'oro che toccano lo trasformano in immondizia e devastazione. A ben pensare, al netto del male che distribuiscono, la loro è una vita veramente orrenda.
Forse si rifiutano di guardarla e praticano la negazione e la menzogna perché è tutto talmente vuoto, inutile e senza senso che se aprissero gli occhi su tutto il buio che hanno dentro sarebbero loro stessi i primi ad impazzire e a non essere in grado di sopravvivere a sé stessi.
Io sinceramente non riesco a vedere la loro condizione come invidiabile. E' come attraversare la vita da morti, dall'inizio alla fine, non seminando altro che danni, lutti e devastazioni.
...Bell'esistenza, davvero. Da metterci la firma!