Una cosa bella è una gioia per
sempre.La sua grazia aumenta, non
finirà mai nel nulla.
John Keats
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Una cosa bella è una gioia per
sempre.La sua grazia aumenta, non
finirà mai nel nulla.
John Keats
Cronache dai secoli bui 50: che l’inverno inizi
Prima di tutto bisogna dire che non può venire su gente normale in una città con così tanto vento. E’ evidente, è inevitabile. Praticamente puoi sentire i pensieri mentre vengono spazzati via dalle raffiche. Ti entrano nel cervello, ti passano nel corpo, attraverso la carne e le ossa. Impari a camminare da piccolo contro questo mostro che infuria, a piegarti, contrastarne la forza, seguirne la corsa, usarlo e sfuggirgli e comunque ti sorprende, ti spintona, ti rovescia. fuori e dentro. Lo ami e lo temi, lo conosci e a volte lo invochi, lo maledisci e lo cerchi. Ci riconosci dal passo, a noi di qui. Difficile vederci barcollare, come i turisti, difficile vederci aprire un ombrello. Ci riconosci dalla testa incassata, dal busto leggermente piegato, dall’aria indifferente e dalla giacca ben chiusa. Ci riconosci perché evitiamo certi angoli, perché seguiamo certi percorsi, perché sappiamo dove piegarci in avanti e dove indietro, dove cambia improvviso il registro, dove la direzione. Ma non possiamo essere normali, non qui, non con questo urlo nelle orecchie.
Detto questo, mia madre ha novantanni e pesa 38kg. E oggi ero terrorizzata che volesse tornare a casa da sola dal parrucchiere. Sono arrivata trafelata a prenderla, mentre la chiesa segnava il mezzogiorno e le nuvole salivano dal mare. E mi fa: “Beh, non c’è tanta bora”, mentre la reggevo, appesa tipo bandiera, sulla ripida discesa verso casa. “Domani danno raffiche a 120, mamma” “Vabeh, magari non vado dal dentista, allora”. “Magari”.
La permanente comunque ha retto perfettamente.
Le mie biciclette.
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Che dire delle mille biciclette della mia terra?
Di quelle perdute nella mia stessa infanzia, di quelle rubate ai tempi della scuola Media... quelle bici ora affondate nel paradiso dei ricordi arrugginiti?
Perchè c'è una bici che porto ancora piantata fra la malinconia e il cuore. Un giorno mia madre mi prestò la sua bicicletta senza cannone per andare a scuola, perchè la mia era forata... E proprio quel giorno, uscendo da scuola, accadde l'imprevedibile.
Mi aggirai per decine di minuti a cercarla... sempre più in preda al panico. Fu la prima volta che mi fu chiaro, quanto le coincidenze a volte, possano venirci a dire, ben più del fatto che accade.
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Nell'intrico imperscrutabile dei fatti, quella bicicletta rubata, da allora in poi, venne ad occupare nella mia mente di ragazzino, la rocciosa certezza di quella madre mancata. Di quella mia infanzia rubata. D'un rapporto occultato e insieme, venne a parlarmi del mio senso di colpa per la mia innocenza…
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Perchè era questo di cui mi sentivo sporco, mentre me ne ritornavo sbigottito verso casa: un senso di colpa che faceva a pugni con la certezza tutta interiore di essere totalmente innocente..
Eppure successe... che nelle sfuriate e nelle frasi taglienti di mia madre, nei giorni successivi, trovai quasi un senso di giustizia. Era ciò che meritavo proprio per essere innocente.
Perchè in fondo era quella la colpa irreparabile ai miei stessi occhi. Il sollievo sarebbe stato aver contribuito in qualche modo a quella scomparsa. Invece la bici l'avevo chiusa come sempre, ed in tasca mi rimase da allora, quella assurda chiave. Quella bici scomparsa era rimasta chiusa, così come mi sentivo irreparabilmente chiuso io, prigioniero della mia innocenza...
Per fortuna da grande, ho avuto altre biciclette, per attraversare il mondo al ritmo lento e implacabile della mia curiosità.
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Cronache dai secoli bui 54: ragazze laureate nel '52
Torno a casa all'una trascinandomi tonnellate di spesa tipo trasporto eccezionale. Entro facendo la faccia feroce a Dirac per bloccarlo prima che mi divori le borse. Scarico il peso, faccio per togliermi la giacca, mia madre mi segue in cucina e mi fa: "Ho una domanda da farti" ok, mamma dimmi, mentro inizio a mettere via verdure (mai invitare un vegetariano a pranzo) e tiro fuori la padella per ripassare la pasta coi broccoli.
"Cos'è un microchip?"
Silenzio... ok mamma...
E niente, sono partita dai semiconduttori, silicio, germanio, elettroni, lacune, diodi, transistori, circuiti integrati, rivangando antichissimi ricordi di elettronica generale. Ho bruciacchiato un po' i broccoli, ho impedito a Dirac di portarsi via i funghi.
"Grazie, era perché volevo capire cosa succede con Trump e la Huawei"
Ok mamma
Cronache dai secoli bui 21: alla via così
Quindi oggi, pur avendo segnato sul cell il messaggio, ho fatto l'errore classico dei classici cioè ho sbagliato il giorno di un appuntamento e mi sono presentata, suonando il campanello in perfetto orario, solo una settimana prima.
Mia madre si lamenta dicendo che è rimbecillita perché, pur ricordando perfettamente che ATP sta per adenosintrifosfato, non si ricorda più a cosa serve.
Probabilmente quella che ha compiuto 90 anni ieri sono io.
Cronache dai secoli bui 20: what a wonderful world
Oggi ho preparato una torta per mia madre e, mentre cuoceva, lavoravo ad uncinetto centrini per la coperta mentre in televisione passavano le nozze reali con Harry e Megan in carrozza (un po' scrausa, a mio parere) e mia madre dormiva in poltrona perché certe cose non la interessano. E insomma, mentre questo mio processo di inzitellimento avanza, ho pensato: però, che mondo buffo.
Acabo de ver: Mia madre (2015) #plex
#happymothersday❤️ #miamadre #loveisallyouneed https://www.instagram.com/p/COqkugcjeqE/?igshid=nuwshbwq3vcv