Sono anni che ormai convivo con un inquilino non desiderato, fin da subito maleducato e prepotente che mina il mio essere Serena, Serena per davvero.
Si presenta senza avvisare, in media 15 giorni al mese, sempre più spesso, senza orari e permane per ore.
Un mostro insaziabile che non placa mai la sua fame, divora tempo, occasioni e voglia di vivere.
Un mostro crudele, ti osserva piangere, disperarti.
Un mostro che è sempre pronto ad arrivare: credi che il sonno sia l’unico rifugio, con la speranza di abbandonarti nelle braccia di Morfeo velocemente restando al buio, da sola, in silenzio, per un tempo infinito perché i pensieri fanno veramente troppo rumore. E quando il sonno tarda ad arrivare, inizi a temere anche il letto, perché questo inquilino sarà lì se non ti addormenti.
E quando arriva porta con sé ospiti non graditi: la nausea sale, il vomito prende il sopravvento, la testa è bloccata, le tempie ed il cranio sembrano dover esplodere da un momento all’altro, la testa gira, le vertigini non ti permettono di stare in piedi, l’attacco di panico, spesso concomitante, ti fa credere di morire di lì a poco, certa di non riuscire a superare quelle ore interminabili. Ogni pulsazione alle tempie contraddistingue lo scandire dei secondi, interminabili. Un vero e proprio orologio del dolore.
E non ti resta che lasciargli l’abitazione, chiudendoti al buio, distesa, aspettando impazientemente la fine che si prospetta sempre almeno dopo sette, otto ore.
Ti arrendi e aspetti.
E mentre gli inquilini si appropriano della tua vita, ne perdi pian piano la padronanza: il dolore gestisce i tuoi programmi quotidiani. In effetti pian piano, ti isoli, rinunci ad una vita sociale: il piacere di una pizza fra amici, niente alcolici perché consumi farmaci per il controllo dell’umore, un appuntamento di lavoro, la lettura di un buon libro, perdi la vita per come eri abituata a viverla.
Si perché l’altra inquilina è la paura: i medici la definiscono paura interictale, il timore costante di avere una crisi da un momento all’altro che non ti fa vivere tranquilla. “Sarò in grado di guidare oggi?”, e poi “Chissà se posso andare a cena fuori sabato” e ancora “Preferisco non uscire, potrei star male”.
Dopo vari e vani tentavi per cercare di buttare fuori di casa questi ospiti abusivi, cerchi di provare a reagire con tutta la forza, quella che sempre con più fatica riesci a trovare: farmaci che non hanno alcun effetto sul dolore, psicoterapia per essere assistita, meditazione, il trucco come scudo che aiuta a mascherare i segni che il dolore lascia sul tuo visino.
Ed ecco che può arrivare un nuovo attacco, non ce la faccio più, è giunta l’ora di dire basta, rivoglio la mia vita, mi sto incolpando di stare male, non mi sento abbastanza forte. Sono stata probabilmente una pessima padrona di casa, forse troppo accondiscendente, la paura la fa da padrona.
Spero con tutta me stessa che le novità proposte portino presto allo sfratto: il dolore non deve averla vinta, voglio tornare ad essere libera, pronta per nuovi orizzonti.
Sapete che c'è? Amo la vita e voglio viverla degna del mio nome: Serena.







